Holy Potatoes! What the Hell?! – La redenzione delle patate cannibali

0
Posted 20/11/2017 by in Linux

Piattaforma: , ,
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Michele Adami
Recensione

“A cosa stai giocando?”
“A un gioco in cui delle patate dannate all’inferno cucinano altre patate dannate per delle divinità-patata cannibali.”
“…Ah.”

Aspettate un momento, prima di correre a comprare Holy Potatoes! What the Hell!? su Steam, perché, nonostante le premesse, potrebbe non rivelarsi tutto rose e fiori.
Il titolo è la terza installazione della serie Holy Potatoes!, iniziata nel 2015 con Holy Potatoes! A Weapon Shop?!, titolo gestionale in cui patate forgiano e vendono armi, e spostatasi poi nello spazio con il secondo gioco Holy Potatoes! We’re in Space?!, quasi una versione “a patate” di Faster Than Light.
Visto che l’intero universo non si è rivelato sufficiente, i Daylight Studios hanno deciso di ampliare le proprie prospettive, portando le loro solanacee ancora oltre… nell’aldilà!
Come si sarà dedotto dall’ironico titolo, infatti, questo nuovo capitolo della serie è ambientato proprio all’Inferno, un Inferno che alla lontana rimanda proprio a quello dantesco, con i suoi nove cerchi, dedicati ad altrettanti peccati. Anche se, onestamente, temo che un qualsiasi dantista troverebbe qualcosa da ridire sulla cosmologia di Holy Potatoes!.

Non pensavo si potessero infilare così tante scemate in una sola frase!

Nel gioco prenderemo i demenziali panni della patata chef Sweeny Tots, la quale, giunta all’Inferno senza alcun ricordo della propria vita precedente, lavorerà duramente nelle cucine infernali, facendosi strada lungo i cerchi, nel tentativo di meritarsi a suon di manicaretti un posto nel Paradiso. Ma cosa potrà mai cucinare una patata all’Inferno? Beh, ovviamente, i nostri piatti saranno a base di… altre patate. Ma non patate qualsiasi, bensì patate macchiatesi di terribili peccati nel corso della propria vita terrena. E sarà proprio sulla base delle caratteristiche predominanti (tra cattiveria, orgoglio, avarizia e apatia) che le patate dannate verranno cucinate. A consumare le leccornie, fritte o sfornate dalla nostra patata chef in cerca di redenzione, ci saranno diverse divinità (e non solo) provenienti da diversi pantheon, fermatesi a rifocillarsi alle cucine infernali, ormai note in tutto l’aldilà per l’abilità dei propri cuochi.

Ancor prima di iniziare effettivamente a giocare, nelle sequenze d’apertura di Holy Potatoes! verremo introdotti a quello che è probabilmente l’aspetto principale del gioco, e che agisce un po’ da collante in tutta la saga creata da Daylight Studios: le patate. No, in realtà mi riferisco allo humor tipico della serie Holy Potatoes!, fatto di battute e giochi di parole piuttosto demenziali, legati sia al tema peculiare dei singoli titoli (qui abbonderanno, ad esempio, i “Cheesus Crust!”, e la valuta infernale saranno gli $tarch), sia a personaggi noti contemporanei (come il nostro mentore Gorodon Yamsay, nota patata chef di origini asiatiche), mitologici (uno dei nostri primi incontri sarà una versione ironicamente rovesciata del dio Thánatos, qui sensibile e pacifista) o legati alla cultura pop (poteva mancare il terribile Tarth Tater, da tempo caduto nello $tarch side?). Non mancheranno però anche riferimenti ad alcuni eventi recenti resi noti dai media: vi dico solo che una delle possibili penalità presenti nel gioco si chiama “Covfefe” e sortisce l’effetto di abbassare l’orgoglio medio delle patate peccatrici. Ammetto di aver riso.

Uno dei sogni della redazione finalmente si è avverato!

Il gameplay del gioco si divide sostanzialmente in tre componenti: le sequenze di intermezzo, le giornate di lavoro nei vari cerchi e i duelli culinari.
Prima di iniziare a giocare, comunque, potremo cambiare il nome del nostro personaggio, ma non il suo aspetto, e creare lo stendardo del nostro ristorante, scegliendo tra diversi colori e varie stampe, e pure aggiungendo un po’ di testo.
Nelle sequenze di intermezzo, primo elemento del gameplay, ci limiteremo perlopiù a leggere una raffica di battute sulle patate, seguendo l’evolversi della semplice trama tra un giorno di lavoro e l’altro. Occasionalmente, avremo la possibilità di scegliere le parole da far pronunciare al nostro tuberoso alter ego, con minime e imminenti ripercussioni sui dialoghi.

La maggior parte del gameplay, comunque, si svolge nel corso delle giornate di lavoro, in cui dovremo cucinare per i nostri divini clienti le sventurate anime delle patate peccatrici giunte all’Inferno. In sostanza, sarà nostro compito smistare le anime fornite dal Pit of Doom in varie stazioni, dove verranno cotte in quattro modi (fritte, bollite, al forno o rese purè) o trasformate in vari condimenti (sale, pepe, peperoncino e miele). Con gli ingredienti accumulati, infine, dovremo cucinare i piatti per le capricciose divinità, soddisfacendo i loro desideri, che spazieranno dalla richiesta di piatti più o meno complessi (ovvero, che richiedono più o meno ingredienti) o che raggiungano un rank minimo accettabile (dipendente dal numero degli ingredienti, ma anche dalla loro qualità). Ogni volta che una divinità sarà soddisfatta dai nostri piatti otterremo il suo Favore, una specie di seconda valuta, che potremo utilizzare per acquistare nuove stazioni, capaci di produrre alimenti di qualità maggiore o di cuocere più velocemente, o elementi aggiuntivi della cucina, come un bar in cui riciclare i piatti avanzati per produrre drink volti ad aumentare la pazienza delle divinità e renderle più propense ad attendere le pietanze ordinate. Ogni volta che la pazienza di un dio, rappresentata da una barra che si svuota progressivamente, raggiunge lo zero, il suo ordine sarà annullato, e perderemo un po’ del Favore accumulato. Se quanto detto finora avrà riportato alla memoria di qualche lettore il divertentissimo Cook, Serve, Delicious!, a differenziare un po’ l’esperienza di gioco è la presenza della possibilità, in Holy Potatoes!, di mettere in pausa il gioco mentre si smista un peccatore o mentre si sceglie cosa cucinare… con tutte le conseguenze che ne derivano, sia rispetto alla pianificazione dell’azione, sia rispetto alla frenesia del gioco. Ogni cerchio, inoltre, aggiungerà al gameplay qualche piccola variazione, come nuovi tipi di stazione acquistabili o vere e proprie feature aggiuntive, tra le quali spiccano le taglie che, ogni giorno, potremo riscuotere, identificando tra i dannati da smistare un ricercato, da spedire alla divinità che ha messo la taglia sulla sua testa.

Così impari a rubare anelli… Frodo Baskins?!

L’ultima componente del gameplay sono i duelli, in cui saremo chiamati a cucinare, di fronte a tre patate giudici, contro un avversario, diverso a ogni sfida. Il piatto andrà scelto con cura in base ai gusti dei singoli giudici, liberamente consultabili, e, durante la preparazione, potremo cercare di distrarre il cuoco rivale spedendogli contro il nostro fido animale da compagnia (un maiale volante, ovviamente)… facendo attenzione, però, a non far finire la bestiola contro il nostro personaggio! Le sfide, simpatici parodie degli innumerevoli talent show a tema culinario, non costituiscono propriamente una sfida, dal momento sono tutte piuttosto semplici. Molto semplici. Troppo.

A livello tecnico, non c’è molto da dire su Holy Potatoes! What the Hell?!. La grafica, coloratissima e simpatica, è molto funzionale: né particolarmente bella, né brutta. Il design delle varie patate, soprattutto quelle “famose”, in ogni caso, è capace, allo stesso modo dello humor del gioco, di strappare al giocatore un sorriso. L’audio si limita quasi solo ai suoni della cucina e alle vocette delle patate brutalmente torturate, che ricordano, non troppo alla lontana, quelle dei fastidiosissimi Minions di Despicable Me. Niente di così originale, insomma. La colonna sonora, composta da musica di sottofondo discretamente varia, è invece orecchiabile e molto piacevole.

Purtroppo, come preannunciato in apertura, Holy Potatoes! What the Hell?! non è esente da difetti. Se infatti per alcune ore il gioco è capace di divertire, è innegabile che, soprattutto con un uso condensato in poco tempo, la formula inizierà a far sentire la propria tediosa ripetitività. Il gioco sembra infatti pensato per una fruizione occasionale, votata a uno spirito casual che riconosce il proprio mercato principale nell’ambito mobile. Tuttavia, paradossalmente, il gioco non è disponibile in versioni per dispositivi mobili.
Al contempo, sempre per ciò che riguarda questa idiosincrasia interna al gioco, la presenza di una storia (per quanto semplice), che si alterna alle diverse giornate lavorative infernali, farebbe pensare a un gioco da fruire in modo più continuativo di quello che lascia invece intendere l’effettivo impatto col gameplay.
Difficile è pure inquadrare il target demografico del titolo. Se da un lato, infatti, la difficoltà davvero bassissima del gioco lascia pensare a un gestionale molto semplificato, poco stimolante per un adulto ma perfetto come introduzione al genere per i giocatori più giovani, dall’altro lo humor, in diverse occasioni, potrebbe passare del tutto inosservato ai più piccoli (per i riferimenti alla mitologia, alla politica, alla cultura pop anche di diversi anni fa).

Alla faccia tua e delle tue maledizioni, Hellatrix Lestarch!

In definitiva, Holy Potatoes! What the Hell!? è un titolo caratterizzato da un umorismo adorabile e da un alto contenuto di ironia, con un gameplay capace di regalare qualche ora di divertimento spensierato. Tuttavia, nelle oltre quindici ore necessarie a portare a termine il viaggio della nostra patata verso il Paradiso, difficilmente riusciremo a non notare la profonda ripetitività e l’eccessiva semplicità delle meccaniche di gioco, prive dell’elasticità e della frenesia che rendeva Cook, Serve, Delicious! così divertente, o della curva di difficoltà e della profondità del bellissimo Papers, Please (altro titolo che ha ispirato i Daylight Studios).
Quello che rimane è un titolo che si può consigliare solo agli amanti della serie Holy Potatoes!, o a chi proprio non riesce a fare a meno di acquistare tutti i gestionali presenti sul mercato (visto che, come detto sopra, i modelli ispiratori del gioco gli rimangono tuttora superiori).

Se un giorno i Daylight Studios decidessero di adattare il loro nuovo gioco per una pubblicazione su dispositivi mobile (cosa già avvenuta per gli altri due titoli della serie), permettendogli di riempire con il suo umorismo demenziale e il suo semplice gameplay i momenti morti sui treni e nelle eterne file alle poste… beh, allora la storia cambierebbe radicalmente. Cheesus Crust!

Sara Porello

Il secondo parere di Sara Porello

Effettivamente, quando ho sentito parlare di questo gioco per la prima volta la mia reazione è stata: What the Hell?! E il titolo, a questo proposito, è molto indicativo. Non sapevo bene cosa aspettarmi da un gioco in cui interpreti una patata che muore (…) e va all’inferno (…), scoprendo che questo altro non è che un ristorante (…), in cui le toccherà cucinare in mille modi patate (…) per soddisfare i raffinati palati di strane divinità patatose (…). Ecco.

Dopo questa premessa strampalata potreste pensare che il gioco è troppo stupido per essere preso seriamente in considerazione, e invece ci sono degli aspetti positivi che vale la pena considerare. È un gioco disimpegnato, buffo, surreale, certo; ma questi aspetti sono ben amalgamati, e il risultato non è così pessimo come ci si potrebbe aspettare. I personaggi, ad esempio, sono talmente scemi da risultare divertenti, e sono spesso ispirati a personaggi della “cultura” contemporanea americana, come Gordon Ramsay, che in un gioco in cui l’inferno è una cucina non poteva certo mancare.

I vegani devono rassegnarsi: anche le patate muoiono!

L’aspetto gestionale di questo titolo è abbastanza semplice, ma, tutto sommato, è efficace e divertente: trovare il giusto equilibrio per gestire al meglio la cucina potrà sembrarvi semplice, all’inizio, ma col procedere dei livelli si rivelerà un’impresa tutt’altro che banale! Proprio qui tuttavia entra in scena l’aspetto negativo del gioco, ossia un gameplay alla lunga molto ripetitivo e sempre uguale a se stesso, con poche – e poco significative – variazioni. Nei primi gironi sarà divertente imparare a usare tutti gli elementi gestionali del gioco per ottenere una cucina efficiente e organizzata, ma arrivati a un certo punto comincerete ad averne abbastanza di buttare le anime delle patate peccatrici (…) nei diversi calderoni, e di preparare gustose ricette per assecondare i capricci delle divinità che frequentano il ristorante in cui lavorate!

In sintesi, non posso che concordare con Michele: se vi piacciono i gestionali e siete curiosi di provare questo titolo, vi consiglio almeno di aspettare che arrivi su Steam scontato… ma davvero super scontato!

Humor

Musica

Perché sì:
Perché no:
  • Humor simpatico
  • Adatto a partite brevi

 

  • Ripetitivo
  • Troppo facile per gli amanti dei gestionali
  • Urge versione mobile!


About the Author

Michele Adami

Nato e cresciuto nella terra del lesso con la pearà e della pastisada de caval, ho sempre avuto una passione per la narrativa, in ogni sua forma. Durante le scuole elementari, con i miei amichetti, ho scoperto Monkey Island e le avventure grafiche LucasArts, che hanno scosso fino alle fondamenta il mio piccolo mondo di platform game Nintendo. I videogiochi potevano raccontare delle storie, e io sarei inevitabilmente diventato un temibile pirata.