God Eater 2: Rage Burst – Cane mangia cane

0
Posted 14/09/2016 by in PC

Piattaforma:
 
Software House: , ,
 
Genere: , ,
 
PEGI:
 
by Ipah
Recensione

God Eater è il tentativo di Namco Bandai di inserirsi in un mercato non tanto saturo, a dir la verità, o almeno non ricco di titoli davvero di spicco, quello degli hunting game, ma quando uno di quei titoli è un certo Monster Hunter sai bene di dover proporre qualcosa di davvero valido per attirare l’attenzione.
La domanda è: ci saranno riusciti?

È passato qualche anno dagli eventi del primo capitolo. Sarà migliorata la situazione per i sopravvissuti all’invasione degli Aragami? No, non è migliorata, e visto che le sfighe non vengono mai da sole tocca anche fronteggiare una strana pioggia che sta spazzando il mondo, portatrice di una malattia mortale.
Sai quando ti dicono che nel paese dove abiti ci sono le persone brutte e tocca aver paura persino a uscire di casa? Ecco, una cosa così, solo che qui invece della gente brutta ci sono i mostri e se non ci pensano loro ci pensa l’acqua. Allo scopo di fronteggiare tutto questo, oltre a ristrutturare le grondaie, viene fondata una speciale task force della quale, ovviamente, faremo parte, i Blood.

Appena iniziata la nostra avventura veniamo accolti dall’editor, non certo di altissimo livello, ma che ci offre un buon livello di personalizzazione.

God Eater 2

Prendere lo screenshot PRIMA di aver creato il personaggio: lo stai facendo alla grande.

Alcuni dettagli, come capelli e vestiti, si potranno comunque modificare anche ad avventura in corso.

Come anticipato, God Eater 2 viene incontro a quei giocatori che vorrebbero approcciarsi a qualcosa di simile a Monster Hunter pur non avendone tempo e voglia (categoria della quale io faccio parte), ma questo non significa assolutamente essere una versione castrata del cugino dal nome ridondante: a mio avviso la semplificazione è stata fatta molto bene e lascia un alto livello di crafting e differenziazioni dell’equipaggiamento senza doversi perdersi in un universo di numeri e statistiche millimetriche.
Vediamo però di andare con ordine.

Dopo la creazione del nostro avatar faremo conoscenza con la prima piccola e funzionale base operativa che contiene semplicemente un pannello per craftare e gestire tutte le nostre cosine, uno shop, la “reception” dove accetteremo le missioni e un ascensore per spostarci nei vari piani al fine di parlare con la gente per proseguire nella storia. Fine, serve altro? In realtà no.

Il nostro pannello di controllo

Il nostro pannello di controllo.

Finalmente siamo pronti ad affrontare i mostri e i cattivi, avviciniamoci alla reception e accettiamo una delle missioni proposte.
Ne troveremo di vari tipi che andranno dalle normali, obbligatorie per proseguire con la storia, e varie missioni secondarie più difficili che ci serviranno per sviluppare appieno i nostri personaggi e scoprire qualcosa del loro background; dovremo semplicemente sceglierne una e uscire per essere catapultati al centro dell’azione (una variante un po’ più semplice di ciò che accadeva in Final Fantasy: Crisis Core).

Il concept del titolo è tutto qui: parliamo con le persone alla base, accettiamo le missioni, usciamo dalla base, ammazziamo tutto quello che si muove e torniamo alla base.
Non è una critica, non è certo una sopresa vista la tipologia di gioco che abbiamo davanti, ma non bisogna neanche farsi annebbiare da un preambolo del genere perchè i punti forti devono ancora arrivare.

Vieni vieni, che ti spacco la testa.

Let’s go.

Il gameplay è frenetico e veloce e nelle prime ore premierà prettamente la vostra abilità personale di combattimento rispetto alla gestione tattica della missione, ma col proseguire degli eventi e una volta guadagnato l’accesso a missioni più complicate, servirà perlomeno una buona supervisione delle varie abilità assegnate ai membri del vostro teamteam che comunque si comporta abbastanza bene al centro dell’azione, ovvio che prenda in faccia qualche colpo evitabilissimo, ma se ci state attenti noterete una discreta intelligenza artificiale in parecchi dettagli, come le cure o l’allontanarsi (non sempre, ma già è buona ogni tanto) quando l’Aragami di turno sta per usare un’abilità ad area.

Per fare tutto questo avremo a disposizione svariate tipologie di armi in cui specializzarci che vanno dalle armi da mischia come lame corte, lame lunghe, lame distruttrici, martelli, lance e falci, passando per quelle a lungo raggio come fucili da cecchino, fucili d’assalto, fucili a pompa e lanciagranate, per finire con gli scudi che si dividono in brocchieri, scudi standard e a torre.
Potremo scegliere un’arma per tipo, ovviamente, e potremo pure cambiarle prima di ogni missione, ma dato che crafting e miglioramenti richiederanno un buon numero di dindini e materiali, conviene ovviamente fare svariate prove nelle prime missioni e capire quale combinazione è la più consona al nostro stile (lama corta + fucile a pompa + scudo standard per me, ad esempio).

Tranquilli, è tutto sotto controllo.

Tranquilli, è tutto sotto controllo.

In sostanza, comunque, come si svolge un combattimento?
Picchiando in mischia avremo la possibilità di combinare attacchi leggeri e pesanti che andranno a caricare la barra dei punti oracle che utilizzeremo quando trasformeremo la nostra spada in fucile per sparare da lontano a seconda della situazione. Avremo inoltre la possibilità di risvegliare la vera forma dell’arma melee per mordere il nostro avversario e accumulare proiettili speciali da usare gratuitamente senza intaccare i punti oracle; imparare a gestire i “morsi” della nostra arma è importantissimo per vari motivi: mordendo un Aragami vivo causeremo un gran quantitativo di danno e accumuleremo proiettili speciali, mordendone uno morto accumuleremo invece materiali per creare nuove armi o potenziarne una già in nostro possesso. Aggiungiamo anche la possibilità di caricare il burst soddisfacendo determinate condizioni, donandoci l’accesso ad alcune mosse speciali che si evolveranno a seconda del nostro comportamento in battaglia per ottenere, alla fin fine, un’esperienza ricca di opzioni interessanti.

La realizzazione grafica non è nulla di stupefacente e il paragone che ho fatto con Crisis Core non era campato per aria. God Eater 2: Rage Burst è stato pensato per console portatile e si deve trascinare dietro tutti i difetti lampanti del porting che vanno a tradursi in ambientazioni spoglie e ripetitive, in modelli dei nemici non sempre convincenti e in mappe con l’onnipresenza di muri invisibili contro i quali ci schianteremo allegramente.
Dall’altra parte abbiamo però un gameplay rapido e accativante, pieno di impatti gradevoli e lucette colorate che fan sempre bene, senza scatti e a 60 fps inchiodati.

La tipologia di gioco porta effettivamente a una certa ripetitività a lungo andare, ma ovviamente se non piacciono gli hunting game non conviene avvicinarsi a titoli del genere, se invece ne siete appassionati vi tocca correre su Steam e portarvelo via insieme a God Eater: Resurrection. Eh sì, vi regalano anche God Eater: Resurrection.

Ah, dimenticavo, se vi interessa su VVVVID trovate l’anime sottotitolato in italiano.
Premi God Eater

Perché sì:
Perché no:
  • Ottima trama
  • Veloce, accessibile e divertente
  • Longevo
  • Due ottimi titoli al prezzo di uno

 

  • Può risultare ripetitivo
  • Solo per appassionati
  • Arene davvero spoglie


About the Author

Ipah
Ipah

Comunque se non si fa un remake di Red dead redemption e CTR la gente è pazza.