Ghost Recon Wildlands – I have a Sueño

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Posted 01/04/2017 by in PC
by Samuel Castagnetti
Recensione

C’è un cartello di narcotrafficanti che ha deciso che l’anno scorso andava la metanfetamina, quest’anno la bamba. Piantagioni a coca che costavano alla Bolivia bolivianos ventitré, oggi li trovi nelle Americhe comprata dalle donne ricche, l’han deciso i narcos e io non voglio accettarlo. La follia di El Sueño è infatti in atto, e la Bolivia si è lentamente trasformata in uno stato gestito dal cartello Santa Blanca, il cui capo è appunto El Sueño. La forza ribelle è in ginocchio e siccome i nostri cari Stati Uniti non possono stare a guardare, la CIA lancia noi e il nostro team contro i narcos e i loro sicari.

Questo è il teatro in cui si svolge Ghost Recon Wildlands, ultima iterazione della serie Ubisoft, che prende una svolta verso l’open world in maniera abbastanza massiccia e non si può dire sia una brutta cosa visti i risultati.

Sul tetto del mondo boliviano

Il nostro soldato speciale (che gode di una personalizzazione finalmente maggiore rispetto, ad esempio, a The Division, ma pur sempre limitata) viene subito piazzato sul quadricottero della felicità e aggiornato dall’agente a capo dell’operazione Karen Bowman, e una volta atterrati nella patria dei cappelli brutti si da inizio alle danze. Praticamente appena iniziato il gioco si ha la possibilità di visitare senza restrizione qualsiasi provincia del mondo di gioco e di affrontare le missioni a disposizione, garantendo un alto livello di liberà per quanto riguarda l’esperienza di gioco.
L’avanzamento della storia è dettato da un sistema di bersagli: lo schema è piramidale, nel senso che El Sueño sta all’apice e per poterlo togliere dai giochi bisogna eliminare i suoi sottoposti che, a loro volta, per poter essere eliminati necessitano di ulteriori scagnozzi da ripulire. Ogni provincia ha a capo proprio uno di questi soggetti, e generalmente ci vogliono sei missioni per “liberare” la regione.

Una sfilata di cappelli orribili

La nostra micro forza di liberazione, ha a disposizioni mezzi sempre più sofisticati per poter portare democrazia in Bolivia. Il nostro personaggio dispone di skill potenziabili, varie tipologie di supporto da parte dei ribelli e armi acquisite nel mondo di gioco, a cui si aggiungono quelle droppate dai boss della provincia. Sotto il punto di vista delle skill, vi sono cinque categorie: armi, drone, oggetti, fisico e squadra. Ognuna di queste categorie va a potenziare aspetti come mira, area di spotting del drone, granate, resistenza ai proiettili, efficienza dei compagni di squadra e molte altre.
Gli skill point, oltre che venir regalati al level up, si possono trovare nel mondo di gioco così come armi e relative modifiche. Queste ultime, infatti, si possono esclusivamente trovare in giro, eccezione fatte per le armi signature dei boss delle regioni, le quali sono fighe a vedersi, ma non modificabili; per giunta spesso peccano dell’assenza del silenziatore, rendendole, a mio parere, poco utili se si usa un approccio stealth.

Surprise!

Le missioni sono davvero molte e il mondo di gioco, come già fa intuire da quanto ho scritto sopra, è ricolmo di “attività” secondarie, ma non è solo la presenza di molte cose da fare a rendere corposo il titolo: la possibilità di approccio è la vera star del titolo Ubisoft. Oltre che la decisione di affrontare Ghost Recon Wildlands da soli, con amici oppure sconosciuti, ogni missione consente molti metodi di approccio differenti. Principalmente si può decidere se affrontare l’attività in maniera stealth o loud.
Dove generalmente l’approccio silenzioso è preferito, data la natura del gioco, questo non esclude l’entrare in una base a mitra spianato e tentare la sorte. Ogni missione, come detto, ha però diversi punti d’approccio: si può cercare di cecchinare tutti dalla distanza senza allarmare le guardie o andare alla commando ed eliminare tutti o meno dall’interno senza essere visti, scegliendo varie strade possibili. È proprio nel frangente flessibilità che le skill di cui parlavo prima vanno a fare la differenza, permettendo maggiori possibilità di risoluzione oppure aumentando l’efficacia del proprio metodo preferito.

Un proiettile con scritto il suo nome

Il gioco però non è privo di problematiche: a livello di mondo di gioco è realizzato molto bene e bello da vedere, ma, soprattutto sotto il periodo di lancio, presentava numerosi bug. Non è da trascurare la patch da 4 GB prontamente rilasciata che, fortunatamente, ne ha corretto una buona parte. Anche post-patch, però, si avvertono spesso caricamenti di texture se si viaggia velocemente nel territorio. Il vero punto dolente di Wildlands è la gestione dei veicoli: tutti i mezzi di terra rasentano l’inguidabilità. Curvare è sempre un azzardo perché tutti i mezzi reagiscono in modo leggermente diverso, ma spessissimo si fanno curve troppo accentuate che portano alla perdita di controllo del veicolo e conseguente schianto. Le moto sono forse le più affidabili, in quanto occupano una massa minore, e la correzione della direzione permette di evitare spesso ostacoli che con una macchina si centrano in pieno. Ad oggi il mezzo che ho trovato più gestibile in assoluto è l’elicottero, che presenta problemi anch’esso, ma generalmente richiede meno pazienza per essere utilizzato.

Get to tbe choppa!

Volevo puntualizzare su un’opinione che ho sentito spesso a proposito di Wildlands, che lo vuole come clone di The Division, sulla quale non sono d’accordo. Riconosco la presenza di un framework base, preso in prestito dal titolo dell’anno scorso, ma, pur utilizzando un’idea di partenza simile, i due titoli sono completamente diversi. Ghost Recon  è molto più tattico, The Division molto più RPG, il primo basato su una moltitudine di approcci, il secondo basato sulle build ed equipaggiamento della squadra.

La schermata del proprio loadout

Veniamo quindi alla conclusione: Ghost Recon Wildlands, in mia opinione, è un gioco molto profondo che garantisce tanti contenuti, sia da affrontare in party che in solo, e racchiude una grande flessibilità e varietà riguardo il playstyle preferito dal giocatore. Wildlands non fa tutto benissimo: numerose problematiche tecniche e bug hanno influenzato negativamente la mia esperienza di gioco, per non parlare della questione dei veicoli, la cui guidabilità è particolarmente scarsa. Detto questo, se decidete che Ghost Recon Wildlands fa per voi, siate pronti ad affrontare El Sueño e soprattutto il disagio mentale di iniettarsi la droga con gli aghi sciabattando poi vaghi per le vie di Libertad in sabot.

Perché sì:
Perché no:
  • Flessibilità di gameplay
  • Mondo di gioco
  • Personalizzaione

 

  • Numerosi bug
  • Veicoli ingestibili

Democrazia silenziosa

Profondità di Gameplay

Incidenti Stradali


About the Author

Samuel Castagnetti

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.