Game of Thrones – La fine di una storia?

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Posted 21/11/2015 by in Android

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YOH-OH!:

Narrativamente efficace e scritto bene.
 

ARR!:

Tecnicamente non il massimo. Troppo simile alla fonte. Poca vera libertà.
 
by Edoardo Fusco
Recensione

Premessa: questa recensione conterrà ALCUNI spoiler minori necessari.

Game of Thrones è, innegabilmente, uno dei fenomeni fantasy più importanti degli ultimi anni.
Serie di romanzi inizialmente apprezzata solo da una nicchia di appassionati nel marasma di produzioni simili di cui il mercato è (oggi più che mai) saturo, si è ritagliata sempre più una fetta di mercato per la proposta diversa dal resto delle saghe anche più famose.
L’inizio decisamente low fantasy del tutto, il realismo narrativo che presenta i diversi punti di vista di un conflitto, le vicende quasi da soap dei personaggi e la crudeltà dell’autore dimostrata verso anche i personaggi più amati ne hanno fatto un prodotto che, da qualche anno a questa parte ha sposato brillantemente il medium televisivo trasformandosi in un fenomeno di culto.
Esagerazione o meno, è innegabile che si tratti di qualcosa di narrativamente coinvolgente e che (finora) non abbia mai voluto “strafare”: in originale sono usciti 5 romanzi che sono stati trasformati nelle relative stagioni televisive, con i dovuti cambi (necessari nel momento di una trasposizione).

Game of Thrones: una decisione da prendere..

Ad Approdo del Re, Mira imparerà come giocare una partita molto pericolosa.

I prolifici ragazzi di TellTale dopo il successo di The Walking Dead non potevano lasciarsi sfuggire l’occasione di trasformare questo franchise in una nuova serie a episodi, e come abbiamo visto nella recensione del primo capitolo, il risultato è qualcosa di riuscito solo in parte.
Ora che infatti la storia dei Forrester è “finita” (una seconda stagione dovrebbe già essere in produzione), possiamo tirare le somme e capire se quanto presagito dalle prime tre ore di gioco si sia tramutato in realtà.
È impossibile non vedere quanto la formula dei giochi TellTale stia invecchiando: nei sei capitoli di Game of Thrones troppi momenti sono di “finto gameplay“, tanto da far sentire il giocatore preso in giro. Un esempio su tutti è il momento del giuramento come Guardiano della notte di Gared (nel terzo capitolo). In questa scena dovrete prima chiacchierare con un vostro confratello tramite le solite scelte multiple e poi assisterete ad una breve cutscene, per ritrovarvi, alla fine del filmato, a vedere il personaggio di schiena. Qui dovrete muovervi verso l’Albero-Diga rituale per far partire una nuova cutscene in cui il gruppetto pronuncerà il solenne voto.
Ebbene, se nella scena in cui dovrete avvicinarvi all’albero non avrete alcun tipo di controllo se non la possibilità di premere AVANTI per avanzare, poi dovrete selezionare le frasi del giuramento una ad una, nell’ordine in cui sono visualizzate. Entrambe azioni totalmente INUTILI in termini di gameplay.
Perché darci questa palese illusione di libertà quando in realtà non ne esiste alcuna?
Esistono tantissimi giochi più vecchi in cui si era obbligati a compiere determinate azioni per proseguire, ma si aveva un’ampia gamma di scelte e la simulazione di realismo e di immersione era davvero molto più alta (penso allo Snatcher di Konami/Hideo Kojima, su Mega CD, ad esempio) nonostante fossero esperienze fortemente story-driven e lineari.
Dopo tre o quattro serie caratterizzate dalla stessa formula forse sarebbe meglio cercare di innovarsi un po’.

Game of Thrones: primo piano di una corteccia con occhi naso e bocca (aperta).

Un Albero-Diga, misterioso e mistico simbolo delle foreste del Nord.

Inoltre, anche l’aspetto grafico risente un po’ dell’età: il motore funziona bene nelle altre produzioni, sfruttando il cel shading che dà un tocco da cartone animato al tutto, ma cercare di essere “realistico” gli costa tanto in termini di resa.
Più volte sembra quasi che il gioco sia ancora da completare, con animazioni poco fluide o irrealistiche.
Per fortuna il comparto audio invece, nonostante alcune sbavature (musiche che saltano o si interrompono, frasi che si sovrappongono ogni tanto) è molto valido: il doppiaggio sia dei personaggi famosi della serie che dei nuovi protagonisti funziona sempre bene, e anche se a volte vi capiterà di riconoscere le voci di altri titoli di TellTale (ed è così) con questa nuova skin fantasy non c’è pericolo di crisi di identità.

Il grosso guaio però, a livello narrativo, è costituito dagli intrecci con la storia principale della serie TV.
Non solo saprete fin da subito che Cersei Lannister è una serpe, che Lady Margaery è furba ma fa parte dei “buoni”, e che Danaerys è una regina dura ma giusta, ma non potrete nemmeno fare nulla per evitare che gli eventi della serie vengano modificati.
Ci sono occasioni in cui l’azione suggerita potrebbe permettervi di dare un nuovo corso alla storia, ma sono sempre inutili: in un frangente del quinto capitolo ad esempio potrete cercare di assassinare Ramsay Snow, il figlio bastardo dei Bolton che comanda il Nord. Ebbene, era ovvio che quell’azione sarebbe risultata inutile dato che, almeno fino alla quinta stagione, il folle torturatore è ancora in vita e molto pericoloso.

Game of Thrones: un drago, in un'immagine molto scura.

Avete detto “draghi”? Eccovi accontentati!

Al contrario, ad esempio, di The Wolf Among Us, è la scelta dei personaggi a non funzionare benissimo: se nel gioco ispirato a Fables il nostro ruolo era quello di uno dei protagonisti assoluti del fumetto, e avevamo a che fare con personaggi inseriti ad hoc, originali, creati apposta per quel prequel (a parte alcune rare eccezioni), qui i membri della famiglia Forrester sembrano un po’ “gli Stark dei poveri” e come già detto nella recensione del primo episodio pare davvero di vedere vicissitudini troppo simili alla fonte.
Avremo Gared Tuttle sulla Barriera, Mira Forrester alla corte di Margaery ad Approdo del Re, Asher a Mereen e Rodrik a Ironrath.
Tutti i membri della famiglia dovranno confrontarsi con prove davvero MOLTO simili a quanto accade nella serie TV agli Stark, protettori del Nord, e questo si trasformerà presto in un’arma a doppio taglio: di nuovo, se ciò sarà in grado di evocare in maniera molto facile gli avvenimenti della serie a cui si ispira, visto il pubblico a cui si rivolge, si rivelerà anche un modo poco originale di coinvolgere il giocatore, che vivrà emozioni che già conosce grazie alla serie HBO.

Game of Thrones: illustrazione coi tre personaggi affiancati.

Gared, Asher e Lady Forrester, fieri rappresentanti della loro nobile casata.

Fino a qui però sembra che questa nuova saga TellTale sia solo da evitare.
Non è così: ha delle qualità assolutamente positive, a patto che vogliate abbracciare questo tipo di narrazione interattiva. La narrazione, come ci ha insegnato il team coi suoi titoli precedenti e contemporanei, funziona bene, è piena di colpi di scena e come alla fonte a cui si ispira, presenta tantissimi momenti di sconforto legati alle tragedie che coinvolgeranno i Forrester.
Tra gli highlight della serie non è possibile non menzionare il finale del capitolo 2 o quello del capitolo 5. Nel primo caso, sebbene la canzone cantata da Talia sia anche una “furbata” (dopo quelle di Dragon Age e Skyrim sembra obbligatorio mettere un brano cantato da una donna in un gioco fantasy), è un momento davvero epico e che dona alla serie credibilità: davvero, un momento come quello, nonostante l’evidente distacco grafico dalla serie TV, non sfigura affatto davanti ad un medium più convenzionale dal punto di vista prettamente narrativo.
Nel secondo caso, una scelta cruciale sarà in grado di lasciarvi con l’amaro in bocca per entrambe le opzioni a disposizione, se vi sarete fatti coinvolgere emotivamente dalla storia.
Tutto, insomma, in Game of Thrones è caratterizzato da una potenza emotiva molto alta, a patto che stiate al gioco: si tratta di vivere la strenua lotta di una casata in declino in un mondo che non sembra mai essere dalla sua parte nonostante le scelte più giuste e onorevoli. Ma se siete fan del serial televisivo, sapete benissimo a cosa mi riferisco.

Insomma, Game of Thrones risulta purtroppo meno azzeccato rispetto ai precedenti giochi di TellTale, e non per colpa sua, ma piuttosto a causa di ciò che gli sta intorno. Sembra meno “focalizzato” rispetto alle altre produzioni, che avevano ognuna un determinato tema (la disperazione in The Walking Dead o la redenzione in The Wolf Among Us), ed è sicuramente più commerciale rispetto a queste, ma se vi interessa anche minimamente giocare qualcosa di narrativamente significativo potete fidarvi di TellTale anche in questo caso.

Potete trovare i giochi sia in versione fisica per alcune piattaforme che in versione digitale sui vari store, da Steam e GOG.com a Google Play e App Store, passando per PlayStation Store e per Xbox.

Game of Thrones premi: narrazione oro.


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About the Author

Edoardo Fusco

Gamer da quando aveva 6 anni, si guadagna da vivere lavorando nel campo della localizzazione, anche di titoli a tripla A. Scrive e si occupa del medium videoludico da sempre, e i suoi generi preferiti sono gli rpg, le avventure e tutti quelli in cui la narrazione la fa da padrona.