Furi – Adrenalina minimalista

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Posted 24/08/2016 by in PC

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by Nicola De Bellis
Recensione

Furi è esattamente il tipo di gioco che non sapevo di volere finché non ci ho messo le mani sopra. Raccoglie tutte le mie passioni (in campo videoludico) e le remixa in modo originale ed interessante. Nato dal duro lavoro del team francese The Game Bakers – probabilmente stanchi di infornare solo baguette – Furi è un action-picchiaduro per PC e PlayStation 4 ispirato dai lavori di Platinum Games, Hidetaka Miyazaki, Shinji Mikami ed altri capisaldi del genere. Al contrario di un Devil May Cry qualunque, però, i nostri nemici sono esclusivamente boss di fine livello, senza scagnozzi di alcun tipo a fare da intermezzo.

Una prigione fuori di testa. Nove psicopatici di guardia.

Una prigione fuori di testa. Nove psicopatici di guardia.

L’obiettivo di Furi è ricreare l’adrenalina, la difficoltà spietata e l’esaltazione di boss come Nelo Angelo e Vergil in Devil May Cry o Jeanne e Balder in Bayonetta, sostanzialmente nemici delle nostre stesse dimensioni e capacità, degni rivali, equivalenti. Ad uscirne vincitore non è quello con la spada più grossa, il livello più alto o l’equipaggiamento migliore, è un trionfo di puri riflessi, memoria e abilità.
Non sono sicuro fosse negli intenti dei The Game Bakers, ma non posso fare a meno di fare un paragone mentale anche con Punch-Out: pochi tasti che permettono ampie possibilità, boss unici e ben caratterizzati, dai pattern tutti diversi, pieni di piccoli momenti segreti in cui mettere a segno pugni a sorpresa ed interrompere i loro attacchi, insomma, un duello di abilità nella sua forma più pura.

Solo noi ed il boss, faccia a faccia, niente stronzate.

Solo noi ed il boss, faccia a faccia, niente stronzate.

La particolarità più rilevante è il sistema di combattimento: un bizzarro ma interessante misto di picchiaduro e bullet-hell, un mix già sperimentato in passato da titoli come Nier, ma qui nettamente più raffinato. Non ci sono complesse stringhe di combo da imparare, né armi multiple. Una spada, una pistola al plasma, parata e schivata: il nostro arsenale è tutto qui.

The Voice è il nostro solo compagno d'evasione. Funge anche da misterioso narratore e carburante per gli incubi.

The Voice è il nostro solo alleato. Funge anche da misterioso narratore e da carburante per gli incubi.

La complessità del sistema è nei dettagli, i tasti da premere sono pochi ma le mosse estremamente versatili, così come lo sono i boss stessi. Ognuno di essi ci sfida in modo differente, con mosse uniche che richiedono di imparare a vedere le proprie abilità in chiave diversa e scoprirne nuove funzioni. Sparare non serve solo a bombardare il boss con le palline di carta, come i bulletti del banco in fondo, i propri proiettili possono anche eliminare quelli altrui, rivelare capsule curative, possono essere caricati per un effetto maggiore e gettare il nemico a terra, cancellandone la mossa corrente.
La parata dona pochissimi frame di invincibilità, ma ha le molteplici funzioni di rigenerare salute, aprire il nemico ai contrattacchi e rispedire i proiettili verso il boss; ognuna di queste funzioni viene sfruttata a fondo e sovvertita da boss differenti.

Alcuni attacchi farebbero impazzire anche i più duri giocatori di bullet-hell.

Alcuni attacchi farebbero impazzire anche i più duri giocatori di bullet-hell.

Con creatività ed immaginazione i Game Bakers riescono a costruire, sulla base di poche semplici mosse, nemici complessi e unici, che ci mettono alla prova ogni volta in modi diversi. Per un gioco privo di fuffa come punti esperienza, level up, upgrade da comprare e roba simile, è impressionante il livello di varietà meccanica che si riesce a ottenere.

The Edge è il più peculiare tra i boss: niente pistole, ne proiettili, solo un duello di lame all'ultimo sangue.

The Edge è il più peculiare tra i boss: niente pistole, ne proiettili, solo un duello di lame all’ultimo sangue.

Ognuno dei dieci boss è memorabile, sia nelle meccaniche che nell’estetica. Il character design di Takashi Okazaki, noto per la serie Afro Samurai, brilla particolarmente in Furi. Gli sfondi sono fuori dal mondo, surreali, dalla fisica impossibile e scala colossale ed il design dei boss complementa tutto ciò con personaggi esotici, dalle proporzioni esagerate, ma allo stesso tempo vaporosi, minuscoli rispetto al mondo che li circonda.

Laser gigante al posto della faccia e completamente pazza? Benvenuta nel cast di Furi.

Laser gigante al posto della faccia e completamente pazza? Benvenuta nel cast di Furi.

Minimalista, surreale, esotico, ma più complesso di quanto appaia: queste sono le parole chiave che dirigono il gioco. Sistema di combattimento, estetica, musica e trama sono tutti coerenti con queste poche linee guida e ciò fa di Furi un’opera estremamente ben concentrata. Ha una chiara visione alle spalle, sa cosa vuole essere, sa cosa vuole fare e, perdiana, ci riesce al 100%.

Minimalista, adrenalinico, catartico da dio.

Minimalista, adrenalinico, catartico da dio.

Furi, come forse avete già capito, è anche estremamente difficile, fortunatamente per i motivi giusti. I boss richiedono grande concentrazione e padronanza dei controlli, numerosi tentativi per imparare alla perfezione i loro attacchi e una buona dose di sperimentazione ed intuito per scoprire i brevi momenti in cui sono particolarmente vulnerabili. Detto ciò, non è tutto rose e fiori.
Un difetto particolarmente irritante risiede nella schivata: sebbene l’animazione sembri istantanea c’è in realtà un brevissimo ritardo tra pressione del tasto ed esecuzione. Può sembrare una scemenza, ma ricordate, parliamo di un gioco che si muove a velocità altissime, basato sulla precisione assoluta, dunque questo minuscolo ritardo nella risposta dei comandi, nove volte su dieci, significa schiantarsi di faccia contro un attacco. Con molta, molta pratica è possibile abituarsi, nello stesso modo in cui ci si può abituare al cane del vicino che fa la popò sempre davanti all’uscio di casa vostra: sarà pure una normalità, ma ogni volta che la pestate per sbaglio volano le bestemmie. Non so se rendo l’idea.
Questo è l’unico reale difetto che ho trovato in Furi, andare più a fondo significherebbe criticare le cose più irrilevanti, tipo le passeggiate di intermezzo tra i vari boss. L’intento è di offrire una pausa durante cui rilasciare la tensione, osservare i paesaggi ed immergersi nei racconti del narratore, ma, a volte, queste sezioni sono davvero troppo lunghe.

I paesaggi sono sempre spettacolari, però.

I paesaggi sono sempre spettacolari, però.

Se siete il tipo di persone che calcolano il valore di un gioco in base alle ore giocate e siete spaventati da frasi surreali come “niente level up e upgrade da comprare”, tranquilli, Furi riesce a tenere occupati per un bel po’. Un playthrough a difficoltà normale richiede tra le cinque e le sette ore, a seconda del grado di bravura, a cui si aggiunge la difficoltà sbloccabile dopo averlo completato la prima volta, che cambia gran parte dei pattern e delle abilità dei boss, oltre la modalità speedrun senza trama, per i malati di leaderboard.

Non voglio dire che Furi sia la perfezione e tutti debbano giocarci, però… in realtà, si, è proprio quello che voglio dire. La trama è accattivante, il combattimento è soddisfacente, le musiche fantastiche ed in generale è un’esperienza eccellente, a patto di essere pronti ad un alto livello di difficoltà.

Se avete il fegato di affrontare Furi lo trovate su Steam e PlayStation Store per €24.99.

furi_premi

Perché sì:
Perché no:
  • Controlli semplici, gameplay complesso
  • Grande varietà
  • Esteticamente sublime
  • Colonna sonora spettacolare
  • Trama semplice, ma intrigante
  • Molto rigiocabile

 

  • Si può finire in 5 ore
  • Difficoltà molto elevata


About the Author

Nicola De Bellis

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.