FIFA 18 – I want my journey

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Posted 03/10/2017 by in PC

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by Ipah
Recensione

Eccoci qua, come ogni anno, a discutere della simulazione calcistica di Electronic Arts, e a vedere cosa  e migliorato e cosa è peggiorato.
Sì, ok, è un’introduzione piatta e meno entusiastica rispetto ai precedenti anni, ma non tanto per il gioco in sé, quanto piuttosto per svariati motivi personali. Prima di tutto perché non troverò mai più un titolo come “(t)its in the game”, poi perché, come forse ricorderete, sono interista… e quindi fino all’anno scorso FIFA era, sotto il profilo calcistico, l’unica fonte di qualche piccola soddisfazione. Quella e Captain Tsubasa.
Quest’anno invece sono speranzoso. Sì, dai, voglio dire… qualcosa si può fare, io ho fiducia! Piantala di ridere, lettore.

La schermata iniziale del gioco è la stessa dell’anno scorso, quindi niente di nuovo a livello generale: abbiamo le amichevoli, l’ultimate team, le stagioni, la carriera e il pro club. Tuttavia, all’interno di ognuna di queste modalità possiamo trovare qualche miglioramento. Andiamo quindi a spulciarle una per una, per vedere in cosa consistono queste novità!

Nelle amichevoli e nelle stagioni nulla di veramente nuovo, sono partite secche e classificate, non necessitano di alcun rinnovamento. Comunque, posso dire di aver trovato un buon matchmaking, anche se non mi stancherò mai di ribadire, di anno in anno, la necessità di porre obbligatoriamente l’impostazione dei controlli dei videogiocatori su “semi-automatico”, perché “automatico”, in questo capitolo, aiuta davvero troppo – spiegherò il motivo più avanti, quando parlerò dei cambiamenti apportati al gameplay – ed è parecchio abusato. Tutto ciò, per ovvie ragioni, porta a un circolo vizioso nel quale quasi tutti si ritrovano costretti a utilizzarlo. Infatti, anche se nei filtri del matchmaking è presente l’apposita opzione per giocare solo contro i “semi-automatici” o contro i “manuali”, basta fare due più due per capire che, con queste restrizioni attive, in determinati orari della giornata si potrebbe addirittura non riuscire a trovare un avversario. È un problema che riguarda tutti quelli che, come me, preferiscono giocare su PC, dove l’utenza non è ampia quanto quella delle console.

Il mio UT che prende forma. <3

Anche la modalità ultimate team torna alla grande: rimangono le graditissime novità degli ultimi due anni, ovvero i Draft, le Sfide Creazione rosa e il FUT champions che già ben conoscete (se non li conoscete, approfittatene per leggervi le recensioni di FIFA 16 e FIFA 17, dove ho già approfondito questi aspetti). Quest’anno si va ad aggiungere la “Squad Battles”, una nuova modalità che arricchisce l’esperienza di chi non gradisce confrontarsi con altri videogiocatori in carne e ossa, dal momento che si tratta, appunto, di partite contro squadre create dalla community e controllate dall’AI. Vincendo queste partite, a seconda delle nostre prestazioni e della difficoltà scelta, guadagneremo dei punti che ci faranno scalare una classifica. Alla fine della settimana, a seconda dei punti accumulati, ci verrà consegnato un determinato premio in “bustine giocatori” da aprire. Si tratta di un’ottima aggiunta che, a mio avviso, potrebbe anche andare a sostituire del tutto la ridondante stagione offline, la quale, peraltro, non presenta cambiamenti rispetto alle precedenti edizioni.
Tornando invece alla sezione online, il matchmaking è sempre più accurato, e mi sono ritrovato sempre contro gente con rose del mio stesso livello. Purtroppo però, bisogna dirlo, il noto problema delle panchine rimane anche in FIFA 18, così come l’importanza dell’intesa, che continua a convincermi in maniera altalenante. Mi spiego: gioco contro una rosa più o meno del mio livello, certo, ma questo tenendo conto solo della formazione titolare; peccato che poi, nel secondo tempo, l’avversario possa mettere in campo un Cristiano Ronaldo o un Messi IF senza intesa (ovvero, senza alcun collegamento con giocatori della stessa nazionalità o dello stesso campionato, o fuori posizione) che, confrontato con difensori low budget, probabilmente ribalterà le sorti della partita da solo. Fortunatamente non succede spesso, e pertanto non rovina l’esperienza generale di gioco. Deal with it, git gud.

Per ciò che riguarda Il viaggio, posso andare un po’ controcorrente? Posso ammettere candidamente che a me non fa impazzire? Partiamo dal presupposto che è stato la trovata più interessante e discussa di FIFA 17, e che quest’anno si ripropone come il seguito diretto della storia di Alex Hunter. La solfa è sempre quella: giocheremo, risponderemo ai giornalisti, parteciperemo ai talk show, incontreremo personalità del mondo calcistico e potremo anche decidere finalmente di trasferirci in una squadra diversa da quelle del campionato inglese.
Il viaggio di Alex Hunter torna con una grafica veramente mostruosa, aiutata anche da un’ottima regia che ci fa davvero sentire davanti a un film di livello e che ci permette di vivere i momenti di un calciatore anche fuori dal campo… e proprio qua, a mio avviso, sta il problema. Il tentativo di Electronic Arts di far immergere il giocatore è obiettivamente riuscito: le cutscene sono allucinanti, i dialoghi sono ben scritti, si posso davvero plasmare le statistiche di Alex come più ci piace, personalizzando il suo vestiario e le sue acconciature. Ci troviamo insomma a costruire la sua personalità, per mezzo delle risposte che diamo a parenti, amici, colleghi e giornalisti. Ma rimane comunque il viaggio di Alex, non il mio viaggio: non riesco pienamente a immedesimarmi in un personaggio non mio, che non ho creato io, che ha già un nome, un cognome e un’identità. Perché quindi, mi chiedo, non prendere semplicemente tutto lo spettacolare contorno del Viaggio e inserirlo nella modalità carriera giocatore, nella quale è effettivamente possibile creare un personaggio da zero?

Momenti di nostalgia col Ferdinand.

News interessanti anche nella carriera allenatore, visto il ritocco che, personalmente, attendevo da anni: la possibilità di trattare un trasferimento in diretta.
Fino a questo capitolo, infatti, se si voleva comprare o vendere un calciatore, si mandava o si riceveva un’offerta e, di giorno in giorno, tramite e-mail, arrivavano aggiornamenti sulla trattativa. Tutto ciò, evidentemente, rendeva le compravendite molto lente.
In FIFA 18, invece, si potrà scegliere di fare tutto in presa diretta, accogliendo i procuratori nel proprio ufficio e, tramite una ruota di risposte simile a quella del viaggio, trattare direttamente offerte e controproposte, riuscendo a concludere gli affari in una tornata sola – senza rischiare, come accadeva nei capitoli precedenti, di buttare via anche intere settimane per poi ritrovarsi con un pugno di mosche.

Il pro club, pur non essendo protagonista di novità rilevanti, viene arricchito di una feature niente male: si potranno creare tre giocatori con statistiche e ruoli diversi, in modo da poterli scambiare a seconda della partita che si sta per affrontare. Come nelle precedenti edizioni, giocando otterremo dei punti utili ad aumentare le statistiche del nostro avatar, ma questa volta spenderemo i crediti in un vero e proprio skill tree da GDR. Scelta opinabile, a mio avviso, che crea un sacco di confusione ed è inutilmente complicata.

Non trovo “armi a due mani”!

Per quanto riguarda il gameplay, che dire, di anno in anno si perfeziona, e sta raggiungendo picchi da lasciare a bocca aperta gli utenti, soprattutto per quanto riguarda i movimenti dei giocatori in campo. L’anno scorso lamentavo il fatto che gli attaccanti erano diventati “più svegli”, aumentando leggermente il loro vantaggio nei confronti delle difese. Quest’anno il gap non è diminuito, ma perlomeno è rimasto invariato, senza ulteriori sbilanciamenti: i difensori sono più reattivi ai comandi e il fisico mostra sempre di più la sua importanza, ma, di contro, gli attaccanti appena vedono un varco ci si fiondano come proiettili, costringendo il videogiocatore in difesa ad avere davvero tre occhi aperti. Questo giro, basta un minimo errore e ci si ritrova immediatamente con un gol subito.
Gli impatti fanno il loro sporco dovere, e sono diventati talmente convincenti che sembra quasi di sentirseli addosso. Spero, tuttavia, che vengano leggermente risistemati con una futura patch perché, talvolta, anche dopo un leggerissimo contrasto, uno dei due giocatori sembra rimanere intontito per qualche momento e… gente, in FIFA 18 vi posso assicurare che quel maledetto momento può decidere una partita intera!
Concludendo il discorso lasciato in sospeso nel paragrafo sulle stagioni online, l’aiuto passaggi automatico è micidiale: poco importa dove stiate direzionando il cursore, la palla finirà esattamente davanti ai piedi del bersaglio più comodo e lanciato in porta, finendo per rendere la fase difensiva un vero inferno. Non stupisce, insomma, che in parecchi lo sfruttino.

No, poi non l’ho venduto.

In sostanza, aggiungendo a quanto detto un comparto grafico e un sonoro assolutamente devastanti (e questi sì che sono davvero immersivi!), FIFA 18 è assolutamente promosso, anche se, a dirla tutta, sta un po’ vivendo sulle glorie degli ultimi anni. Sarebbe invece il caso di premere sull’acceleratore, perché il suo diretto concorrente gli sta seriamente col fiato sul collo, e già per anni in passato ha spodestato il titolo targato Electronic Arts.
Infine vi prego, sostituite Stefano Nava al commento tecnico in telecronaca, perché sta davvero spingendoci al limite della sopportazione. Mi dispiace, non ho trovato un modo carino di girarci intorno.

Droga

Dalbert non fa schifo

(t)it’s in the game again

Perché sì:
Perché no:
  • Movimenti dei giocatori ai massimi livelli
  • l’IA è bella cattivella
  • Il viaggio è ancora più immersivo
  • Ultimate team sempre più godereccio

 

  • I portieri ogni tanto fanno davvero cringiare
  • Il popolo vuole più squadre femminili


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Ipah
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Comunque se non si fa un remake di Red dead redemption e CTR la gente è pazza.