Fairy Fencer F: Fate, fantasy e fanservice

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Posted 02/09/2015 by in PC

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YOH-OH!:

Storia e personaggi. Longevità. Battle System. Colonna sonora. Chara by Tsunako.
 

ARR!:

Ripetitività generale. Comparto grafico obsoleto. Alcune piccolezze riguardo il bilanciamento. Mancata localizzazione in italiano.
 
by Ruka
Recensione

I giochi di ruolo giapponesi non possono certo definirsi esponenti di un genere tra i più gettonati nel nostro Paese, tant’è che veramente in pochi riescono ad emergere ed espandersi sulle masse nostrane, come ad esempio l’arcinota saga di Final Fantasy, i sempreverdi Pokémon o, in minor misura, i Tales di Namco. Nella loro patria natale, invece, i titoli sopracitati rappresentano solo una piccola parte di un microcosmo che, con alti e bassi, resta vivo e vibrante, nella costante mutazione di un genere non sempre attinente a quanto dettato dai suoi capisaldi (e per fortuna, aggiungo io).
Tra i “bassi”, nella maggior parte dei casi, è possibile annoverare le produzioni targate Compile Heart, le quali non rappresentano necessariamente dei brutti giochi, ma principalmente esperienze videoludiche infarcite di difetti digeribili solo per gli “stomaci forti”, che riescono ad andare oltre e trovare del buono sotto cumuli e cumuli di magagne. Secondo tale definizione risulta alquanto difficile non includere anche Fairy Fencer F, ultimo dei JRPG pionieri di Idea Factory ad approdare su Steam, dopo aver esordito un paio d’anni fa su Playstation 3 (2013 per il Giappone, l’anno successivo per Europa e America).

Si parte benissimo.

Si parte benissimo.

Avventurieri di malavoglia
Il gioco ci mette fin da subito nei panni di Fang, pigro protagonista di una vicenda più grande di lui e che, suo malgrado, si ritrova nei panni di un Fencer: individui alla costante ricerca delle Fury, particolari artefatti sotto forma di armi, i quali contengono le Fate, esseri che donano particolari abilità e poteri magici a chi si lega con esse.
Le reliquie di cui sopra sono lascito di una tremenda guerra tra Vile God e Goddess, avvenuta anni prima e terminata soltanto con la segregazione forzata delle due divinità in una dimensione parallela. Quando però tutto sembra conclusosi per il meglio, una nuova minaccia incombe sul mondo e al nostro svogliato eroe non resta che armarsi di tanta pazienza e partire alla ricerca delle Fury necessarie per liberare la divinità benigna dal suo sigillo, al fine di salvare le sorti dell’umanità. Lungo il suo viaggio incontrerà una nutrita schiera di personaggi che non faticano a ritrovarsi nei più classici stereotipi della cultura nipponica, sia per quanto concerne il genere videoludico, sia per quel che riguarda l’animazione giapponese.
La trama di Fairy Fencer F infatti, non si discosta particolarmente da quella di un classico shonen con sfumature fantasy, per cui, qualora foste abituati a seguire tale tipologia et similia, non faticherete ad ambientarvi tra i numerosi cliché della componente narrativa.  In ogni caso, sebbene si capisca abbastanza presto dove la storia voglia andare a parare, è innegabile che questa si segua piacevolmente, grazie alle numerose scene d’intermezzo relative alla main quest e agli eventi secondari, letteralmente infarcite di gag dal gusto tipicamente nipponico e citazioni di varia natura, queste ultime però presenti in numero decisamente inferiore rispetto ai Neptunia.

Eroismo.

Eroismo.

La dura (e ripetitiva) vita di un Fencer
Analogamente alla saga di Neptune, l’hub centrale è rappresentato dalla world map, attraverso la quale è possibile dirigersi nei vari dungeon che compongono l’avventura, entrare in città ed usufruire dei servizi al suo interno, oppure sfruttare le Fury in nostro possesso per applicare particolari bonus e malus agli stage. Il gameplay si svolge in un ciclo che tende a ruotare attorno alle sopracitate location: sostanzialmente si inizia ad esplorare un dungeon, si arriva alla fine di quest’ultimo, si affronta il boss e si libera la Fata. Una volta acquisito l’esserino, si ritorna in città e, attraverso il Godly Revival,  lo si fonde con una delle spade utilizzate per sigillare le divinità.
Ottenuta la spada (che, una volta sfilata, libererà in minima parte uno dei due prigionieri), potremo sia equipaggiarla (non come arma) per ottenere abilità passive, sia conficcarla nel terreno nei pressi di un qualsiasi dungeon per conferirgli effetti specifici. Tali effetti saranno cumulativi e si distingueranno in bonus e malus, garantendovi ad esempio il 50% esperienza guadagnata in più, ma dimezzandovi l’attacco fisico o magico, più denaro ottenuto potrà tradursi nell’impossibilità di utilizzare magie curative e così via. Esagerando con i bonus quindi, potreste ritrovarvi in fasi di grinding abbastanza ostiche, ma questo sta tutto a discrezione del giocatore e della sua abilità.
Oltre a quanto riportato sopra, recandosi in città è possibile accettare diverse subquest non troppo articolate nello svolgimento (si tratterà quasi sempre di reperire un determinato numero di materiali o di uccidere un tot di mostri), visionare alcuni eventi secondari parlando con gli altri personaggi e fare scorta di oggetti in negozio che, dopo un certo punto nell’avventura, vi sbloccherà l’accesso al crafting, funzione che comunque non raggiunge i livelli del Remake System presente nei Re;Birth.
Il tran tran di cui sopra, ossia “dungeon – Godly Revival – rifornimenti”, tende a ripetersi ciclicamente per tutta la durata dell’avventura e i poco pazienti potrebbero storcere il naso di fronte alla scarsa varietà proposta dal gioco. Nulla di negativamente eclatante, sia chiaro, ma su questo piano si poteva fare decisamente di più.

Sebbene la difficoltà generale non sia elevata, alcuni mostri vi daranno filo da torcere.

Sebbene la difficoltà generale non sia elevata, alcuni mostri vi daranno filo da torcere.

It’s not Fairice, it’s Fairize!
Come analizzare un JRPG senza parlare del battle system? Andiamo con ordine dicendo subito che se arrivate dai Neptunia Re;Birth, vi troverete immediatamente a casa. Le similitudini sono molteplici ed evidenti, ma la sostanziale differenza la si evince nello sviluppo dei personaggi e nel loro equipaggiamento.
I protagonisti infatti, non possono equipaggiare armi poiché relegati alla propria Fury, ma ciò non rappresenta un ostacolo verso la libertà di crescita e modellazione offerta al giocatore. Ogni Fury infatti, in combattimento, ha la capacità di assumere molteplici aspetti: una spada può trasformarsi in un’ascia o in guanti, delle pistole diventano una lancia ed una falce può tramutarsi in mazza.
Tali trasformazioni non sono fisse, ma fanno parte di un interessante sistema di resistenze e debolezze, che va ad ampliare quello ben più classico basato sugli elementi. Per usufruire di tali gingilli tuttavia, sarà necessario sbloccare almeno il primo slot combo, il quale ci permetterà di attaccare più di una volta durante il nostro turno.

Il design di alcune ambientazioni, cozza violentemente con le texture scialbe e la povertà di shader.

Il design di alcune location cozza violentemente con le texture scialbe e la povertà di shader.

Se infatti nelle lande di Gamindustri avevamo i consueti Rush, Break e Power, nel mondo di Fairy Fencer F, tali comandi saranno sostituiti dagli slot contenenti le trasformazioni da noi scelte. Pad alla mano, il sistema si rivela riuscito e concatenare nell’ordine giusto differenti tipologie di armi, ci consentirà di inferire un danno maggiore agli avversari. Inoltre, infliggendo un colpo critico ad un nemico con un’arma contro cui è debole, ci sarà una probabilità di scatenare il cosiddetto Avalanche, ossia un attacco che coinvolge tutti i personaggi in campo.
Il vero cuore del battle system però, è rappresentato da una barra presente vicino alle miniature dei personaggi, che a seconda del livello di carica ci consentirà di sferrare attacchi più o meno potenti. Ma non finisce qui: quando la sopracitata barra si sarà riempita al punto giusto, potremo attivare il Fairize (con tanto di FULL CONTACT ad enfatizzare il momento), ossia una sorta di Hard Drive Divinity migliorato nel concept, che non solo donerà un look “massiccio” ai personaggi, ma ne accrescerà di tanto le statistiche e permetterà loro di sferrare, SP permettendo, la loro mossa più potente a disposizione.
Parlando del metodo di sviluppo, oltre alla classica crescita tramite livello (che semplicemente incrementa i valori delle statistiche), Compile Heart ha deciso di implementare un sistema basato sui Weapon Points. Tali punti andranno guadagnati facendo stragi durante il nostro peregrinare e ci consentiranno di potenziare e sbloccare svariati aspetti: oltre al già citato aumento delle statistiche infatti, sarà possibile attivare abilità attive e passive, imparare magie e nuove trasformazioni per la Fury. Un sistema che tutto sommato si rivela efficace e divertente, ma che risulta un po’ raffazzonato, in quanto farmando punti è possibile ottenere sin da subito molte delle abilità più potenti e ciò va ad influire in maniera negativa sul bilanciamento generale.

Un esempio di Fairize: in questo caso Tiara sta per deflagrare il disgraziato di turno.

Un esempio di Fairize: in questo caso Tiara si appresta a deflagrare il disgraziato di turno.

And we ride…
Come al solito, quando un gioco è sviluppato da Compile Heart, i difetti principali risiedono nel comparto tecnico e purtroppo il titolo preso in esame, non fa eccezione. Infatti, seppur in parte occultati dalla preponderante componente bidimensionale (tra cui, come di consueto figurano i bellissimi disegni di Tsunako), i difetti della restante parte a tre dimensioni, restano comunque evidenti. Passino le texture dei personaggi, ma altrettanto non si può dire di quelle utilizzate per gli ambienti e della scarsa mole poligonale, fattori che insieme tradiscono più volte la natura low budget del prodotto.
Se la grafica non è il suo forte, il titolo si salva ampiamente sul versante sonoro, con un doppiaggio nipponico/anglofono di buona fattura, una colonna sonora orecchiabile ed azzeccata e degli effetti sonori nella norma (anche se alcuni beep potrebbero risultare fastidiosi).
Fairy Fencer F è un titolo che o si ama, o si odia: i giocatori abituati agli standard Idea Factory, potrebbero reputarlo una discreta variante ai soliti Neptunia e tutto sommato quei 27,99€ sullo store di Steam potrebbero rappresentare un buon investimento, anche considerando una longevità che si attesta sulle 50 ore di gioco. Al contrario, i poco avvezzi al genere, coloro che non masticano la lingua d’Albione e quelli in cerca di un’esperienza qualitativamente migliore, dovrebbero girare al largo.

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Fairy Fencer F (Videogioco)


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About the Author

Ruka

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?