Empathy: Path of Whispers – Un coro un po’ stonato

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Posted 04/08/2017 by in Mac

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by Michele Adami
Recensione

Dopo essermi cimentato nella recensione di Blackwood Crossing, ho deciso di offrimi volontario per scrivere anche di un altro walking simulator, nella fattispecie di Empathy: Path of Whispers, opera prima dello studio svedese Pixel Night, distribuita da Iceberg Interactive.

Pur non potendomi definire un vero appassionato del genere, non posso nemmeno negare di aver amato molto Firewatch, The Stanley Parable e Gone Home, titoli che hanno saputo trovare una propria dimensione narrativa (o più propriamente meta-narrativa, nel caso di The Stanley Parable) mettendo in scena dei racconti interessanti con delle tecniche piuttosto originali.

Pure Empathy: Path of Whispers si va a inserire in questo filone di videogiochi spiccatamente story-driven, investendo gran parte delle proprie risorse nel comparto narrativo e lasciando veramente poco sul versante del gameplay. Oltre a esplorare, come in ogni altro walking simulator, avremo a che fare con alcuni piccoli enigmi e con un minigioco. Gli enigmi, nella stragrande maggioranza dei casi, si limitano ad un banalissimo “trova l’oggetto A, vagando come un’anima in pena per la mappa, e combinalo con l’oggetto B”, ponendoci solo in una manciata di casi di fronte a qualche alternativa, prevalentemente dei puzzle di tipo visuale. Ad esempio, ad un certo punto bisognerà riuscire ad allineare alcune figure rotanti che si scompaginano a vicenda.
Il minigioco, a sua volta una sorta di piccolo puzzle che si ripropone a intervalli (anche troppo) regolari, invece, è direttamente collegato con la trama del gioco.

Le ambientazioni di Empathy: Path of Whispers sono molto surreali e, spesso, piuttosto malinconiche

All’inizio dell’avventura, mediante alcune illustrazioni che ricordano dei dipinti a olio, verremo introdotti a un mondo devastato da una cieca violenza che non sembrava avere fine, la cui causa non è stata chiarita da nessuno. Dopo la distruzione nelle strade e l’euforia del massacro, è rimasto solo un desolante silenzio. La voce narrante, che sarà il nostro cicerone durante questo surreale viaggio, ci spiegherà che non tutto è perduto e che, con l’aiuto di qualcuno, egli sarà in grado di rimettere assieme i pezzi, di riaggiustare ogni cosa. Sarà allora che ci rivelerà che un silenzioso e solitario bambino rappresenta la sua unica speranza di successo e, pertanto, l’unica speranza di questa terra distrutta.
Per aiutarlo, nei panni di questo anonimo e silenzioso personaggio, seguendo la sua voce e le sue indicazioni, ci aggireremo in diverse location, sfruttando uno strumento, lo scanner E-15P, per interagire con alcuni oggetti chiamati “fenomeni di memento” e sincronizzarci con gli stessi per rivivere i dati audiovisivi in essi impressi (chi ha giocato con Remember Me di Dontnod troverà il concetto piuttosto familiare). Ed è proprio nella sincronizzazione del nostro piccolo scanner che sta il minigioco di cui parlavo prima: manipolando col mouse lunghezza d’onda, frequenza e ampiezza del segnale proveniente dai fenomeni di memento, dovremmo riuscire a far combaciare l’onda dell’E-15P con quella rilevata. Quando riusciremo a risolvere questo semplice puzzle, sentiremo la voce del precedente possessore di quell’oggetto, che, giusto con un paio di frasi per ogni ritrovamento, ci fornirà un piccolo tassello del grande mosaico che compone la storia di Empathy: Path of Whispers.

Il nostro scanner ci guiderà verso i principali fenomeni di memento, permettendoci di sincronizzarci con essi.

Come aveva già fatto Gone Home, infatti, anche Empathy: Path of Whispers ci mette di fronte a un’ambientazione completamente deserta, in cui solo oggetti, lettere e file audio permettono al giocatore di ricostruire la storia delle persone che la abitavano. Ma se in Gone Home tutta la vicenda si svolgeva in una casa, con pochissimi personaggi da “ricostruire” attraverso l’osservazione delle stanze in cui questi vivevano, in Empathy: Path of Whispers ci troveremo, al contrario, di fronte a diverse aree piuttosto ampie e a un vero coro di personaggi, ciascuno dotato di poche battute, utili a ricostruire un pezzettino dell’intricato puzzle. Ed è qui che, personalmente, ho iniziato ad avere qualche perplessità riguardo al gioco.

Mentre infatti in Gone Home, forse proprio per le sue dimensioni più ridotte e per la sua atmosfera molto intima, era stato un enorme piacere frugare nei cassetti della famiglia Greenbriar e scoprirne i segreti, i desideri e le vergogne, nel titolo di Pixel Night ho fatto molta fatica a seguire la vicenda, letteralmente frammentata e sparsa in grosse mappe mediante i piccoli oggetti da trovare sotto la guida del nostro radar. Dal momento che otterremo i commenti dei personaggi in base all’ordine con cui ci sincronizzeremo con gli oggetti, sarà necessario rileggere a più riprese nel corso dell’avventura il diario su cui le loro parole vengono annotate, per cercare di ricontestualizzare e collegare a nuovi ritrovamenti frasi svelate in precedenza. Tutto questo considerando che, se alcuni dei ricordi opzionali verranno tralasciati, diverrà ancora più difficile riuscire a comprendere fino in fondo la già complessa storia, che parte da tematiche di tipo socio-politico e filosofico riguardanti i meccanismi delle rivoluzioni, le origini dei totalitarismi e altre intricate questioni, per arrivare alla fine ad un epilogo che, personalmente, ho trovato piuttosto sorprendente (non lo scrivo necessariamente con un’accezione positiva, dipende molto dal gusto personale del fruitore).

Nel complesso i paesaggi sono evocativi, ma, osservando meglio, si notano delle texture non proprio esaltanti.

Continuando l’analogia con Gone Home, ho apprezzato come il titolo di Fullbright permettesse di seguire la storia principale anche tralasciando ricerche minuziose, utili soltanto a chi desiderasse far luce su tutti i membri della famiglia e sulle loro vite. Lo stesso non si può dire di Empathy: Path of Whispers, dal momento che, ritrovando solo i principali fenomeni di memento indicati dallo scanner, diventerà davvero molto difficile orientarsi in quel cielo stellato di frammenti apparentemente sconnessi e cercare una visione d’insieme, che risulterà inevitabilmente poco decifrabile. Se non siete amanti della caccia all’oggetto nascosto, se l’esplorazione fine a sé stessa non è la vostra passione, se poi non vi piace nemmeno ricostruire le storie partendo da indizi da ricomporre, come dei veri detective letterari… allora non posso consigliarvi questo titolo, che richiede un’indole piuttosto peculiare per essere goduto appieno.

Diverse parti del gioco si svolgono in gallerie sotterranee… Ma non spaventatevi, non si tratta di un gioco horror! (E, come vedete, esiste un sistema di autosalvataggio).

A coloro che si riconoscono nella descrizione dell’esploratore-investigatore, invece, interesserà sapere di più su alcuni aspetti tecnici e stilistici del titolo. Per ciò che riguarda la dimensione artistica, le visuali d’insieme delle diverse aree sono in generale gradevoli, con architetture curiose ed evocative (come parchi costruiti sulla schiena di enormi statue rappresentanti Atlante e antichi villaggi arroccati sulle montagne), tutte create come un melting pot in cui è difficile riconoscere un’entità geografica o culturale precisa. Lo stesso vale per il doppiaggio (in inglese) dei personaggi, i cui accenti rimandano a diverse aree d’Europa, così come i loro nomi, provenienti da tutto il vecchio continente. Ho apprezzato questo miscuglio variopinto, che sembra evocare una qualche utopia finita male, ma mi sono dovuto scontrare con i limiti tecnici dell’esordio di Pixel Night. Mentre le ambientazioni fanno una bella figura nell’insieme, scendendo nel particolare, anche chi non dà molta rilevanza alla grafica non potrà non notare le numerosissime texture a risoluzioni davvero ridicole. A questo si aggiunge un framerate piuttosto instabile, soprattutto nella seconda metà del gioco, tale da diventare, in alcuni momenti, davvero fastidioso. I comandi, d’altro canto, sono responsivi, ci permettono di muoverci in modo rapido e sicuro nelle ambientazioni e di interagire con facilità con gli oggetti. Anche una minuscola sequenza vagamente platform, un po’ ridicola da affrontare in questa macchinosa visuale in prima persona, non mi ha creato problemi di nessun tipo (cosa che temevo).

Passando all’audio, mi tocca criticare il lavoro eseguito per il doppiaggio, non esattamente brillante. Se da un lato l’attore che dà la voce al narratore è piuttosto convincente, dall’altro le voci degli altri personaggi rendono subito palese una qualità molto altalenante del lavoro, che appare in diversi frangenti di livello amatoriale. I sottotitoli, presenti anche in italiano, sono un po’ liberi, ma rispettano in modo soddisfacente i testi originali. Degno di nota è invece l’utilizzo di “permettere” o “proibito” nelle opzioni del menù (credo che nemmeno Google Translate traduca in questo modo “enable” e “disable”!). La colonna sonora scritta da Nicolai Patricio, infine, offre un sottofondo vario e pregevole per l’esplorazione, ma risulta in sé decisamente poco memorabile e piuttosto anonima. La si può scaricare come DLC gratuito fornito assieme al gioco su Steam.

Il gioco richiede, soprattutto nelle prime ore, una certa pazienza. Ma alcune parti, impossibile negarlo, sono piuttosto affascinanti!

Non credo che consiglierei Empathy a tutti gli amanti dei walking simulator. Come dicevo, la storia è piuttosto difficile da ricostruire, attraverso quell’ampia collezione di frasi complicate da raccordare tra loro, e, anche se oggettivamente piuttosto profonda e di indubbio fascino, durante il mio gameplay mi sono sempre sentito di fronte ad un monitor, del tutto distaccato dai ricordi strappati a quelle persone. Amare Gone Home era riuscito facile a tante persone, me compreso, ma farsi coinvolgere in Empathy: Path of Whispers richiede uno sforzo che non tutti riusciranno a compiere.
Se pensate di essere il tipo di persona capace di chiudere un occhio sulle incertezze tecniche e in grado di fare un vero e proprio lavoro di catalogazione e collegamento dei reperti, allora prendete in considerazione l’idea di armarvi di torcia ed E-15P per svelare cosa è successo e quell’affascinante, contorto mondo in rovina.

Empathy: Path of Whispers è in vendita nei negozi in edizione fisica, allo stesso prezzo della versione Steam (€ 19,99). All’interno, oltre al DVD, contiene anche una Steam key.

Ambientazioni

Storia

Perché sì:
Perché no:
  • Storia interessante…
  • Un mondo affascinante

 

  • …Raccontata in un modo contorto
  • Enigmi piuttosto marginali
  • Usare lo scanner diventa noioso
  • Tecnicamente limitato
  • Doppiaggio di qualità altalenante
  • Assolutamente non adatto a tutti


About the Author

Michele Adami

Nato e cresciuto nella terra del lesso con la pearà e della pastisada de caval, ho sempre avuto una passione per la narrativa, in ogni sua forma. Durante le scuole elementari, con i miei amichetti, ho scoperto Monkey Island e le avventure grafiche LucasArts, che hanno scosso fino alle fondamenta il mio piccolo mondo di platform game Nintendo. I videogiochi potevano raccontare delle storie, e io sarei inevitabilmente diventato un temibile pirata.