Echo – Il vero nemico siamo noi stessi!

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Posted 13/11/2017 by in PC

Piattaforma: ,
 
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Genere:
 
PEGI:
 
by Marco Valle
Recensione

Echo è un gioco molto particolare.
Realizzato da Ultra Ultra, casa di sviluppo britannica indipendente i cui componenti hanno lavorato anche alla realizzazione di capolavori come Hitman, Echo si presenta come uno stealth game di taglio fantascientifico. Scordatevi però fucili da cecchino laser e vibrolame da assassino, qui le cose sono ben diverse. Ma andiamo con ordine.

Il tutto incomincia con un’astronave in viaggio nel vuoto cosmico. L’unica occupante, almeno in apparenza, si risveglia da un lungo, lunghissimo sonno criogenico e, informata della situazione dalla rassicurante voce dell’intelligenza artificiale che pare controllare la nave, si prepara alla sua missione.
La passeggera, che poi sarà il personaggio che interpreteremo, è una ragazza dai capelli biondo platino di nome En. La nave di En, il cui compito non è ben chiaro dall’inizio, si appresta a entrare nell’atmosfera di un misterioso pianeta ghiacciato, in apparenza ricoperto da una sola, immensa struttura di origine sconosciuta chiamata il Palazzo. Noi, ovviamente, dovremo intrufolarci dentro a questo ciclopico edificio.

Nella primissima fase di gioco sono rimasto piacevolmente colpito dalle linee della exotuta che indossa la protagonista e dal design della navetta da sbarco. Il tutto mi riportava alla mente, anche se con la propria dose di personalità, la resa visiva di Zone of the Enders, cell shading a parte, cosa innegabilmente buona. Mi è piaciuto molto anche il modo di rappresentare l’HUD del gioco, ovvero tutte le informazioni utili a schermo, che in Echo si presenta come un cerchio di dati olografici attorno alla protagonista (il gioco è in terza persona). Apprezzabilissimo anche l’esterno del Palazzo, che possiede un’architettura aliena di grande impatto, vagamente riconducibile allo stile di H. R. Giger.

echo

Comunque, dopo una non proprio breve passeggiata all’esterno, penetriamo finalmente nella strutture e… WTF! Ci ritroviamo in una sorta di immenso dungeon con arredamento e interior design da palazzo barocco/rococò. Se la cosa, lì per lì, potrebbe stupire e affascinare, si comincerà presto a cambiare idea in proposito, dato che gli ambienti saranno, sostanzialmente (tolto qualche piccolo dettaglio e, ovviamente, la disposizione di camere e corridoi), tutti uguali. Si, avete letto bene: sarete intrappolati in chilometri e chilometri di ambienti simil Palazzo di Naboo per tutta la durata del gioco.

Non bastasse questo, in Echo dovremo misurarci anche con gli echi (appunto) delle copie di noi stessi (cloni? Androidi biologici? Non è dato saperlo!) che cominceranno ad apparire dopo un black out del sistema principale dell’edificio e successivo riavvio. I nostri doppi, così misteriosamente materializzati, si daranno da fare per molestarci in più maniere. E qui sta la vera genialata del gioco! I black out si ripresenteranno a intervalli più o meno regolari e, ad ogni riavvio del sistema, i cloni avranno imparato un qualcosa di nuovo e agiranno riproponendo quello che noi avremo fatto durante il ciclo precedente. Mi spiego meglio: se in un ciclo siamo sfuggiti ai cloni aprendo una porta e chiudendoli poi dall’altra parte, a quello successivo i Cattivissimi Noi saranno in grado di aprire le porte e di richiuderle. Se li abbiamo tenuti a bada scaricando loro addosso la nostra misera pistola (unica arma del gioco, oltretutto dotata di pochissime munizioni), al successivo riavvio avremo a che fare con un’orda di invasati dal grilletto facile. Di per sé l’idea è davvero buona, e ci costringe a pianificare attentamente i nostri approcci. O, almeno, dovrebbe.

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Purtroppo, nella pratica, spesso le situazioni si possono risolvere solo fuggendo a gambe levate ed evitando i cloni, con un minimo di accortezza. Intanto, tolto qualche enigma ambientale non troppo ispirato, i livelli sono delle semplici traversate da un punto A a uno B, gettando alle ortiche, di fatto, ogni tipo di strategia che punti all’infiltrazione. Sad but true.
Dunque, così come per l’ambientazione, per tutta la durata del gioco avremo a che fare solo, e soltanto, con cloni del nostro personaggio. Con tutta la buona volontà che ci si può mettere, affrontare gli stessi nemici, negli stessi ambienti, per tutta la durata del gioco fa calare velocemente la palpebra. Anche perché non stiamo parlando di un titolo con scene d’azione adrenaliniche, anzi!

Un vero peccato, perché il comparto grafico e sonoro sono davvero di ottimo livello, soprattutto sulla gestione delle luci/ombre e sul doppiaggio (il gioco è interamente in inglese), che conferisce una bella caratterizzazione ai personaggi.

Solo per palati fini.

Cloni che apprendono dalle nostre azioni

Perché sì:
Perché no:
  • Ottima grafica e sonoro
  • Buona idea di base

 

  • Ritmo di gioco lentissimo
  • Ambientazioni e nemici sempre uguali
  • Gameplay ripetitivo


About the Author

Marco Valle

Scrivo di videogiochi, fumetti e lifestyle. Ma anche di gdr, telefilm, film e cose. Soprattutto cose.