Dungeons 3 – Quando Dungeon Keeper incontra Warcraft

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Posted 25/10/2017 by in PC

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by Selene Greco
Recensione

Immaginate di aver amato i primi due titoli della saga Dungeon Keeper, e di non aver più giocato nulla di simile. Fino ad oggi… Anzi, fino a qualche giorno fa, per la precisione.
Ecco, ora che avete ben presente l’entusiasmo col quale mi sia approcciata a Dungeons 3, sviluppato da Realmforge Studios per Kalypso Media e provato nella sua versione PC, possiamo cominciare. E lo facciamo col botto (o le botte, che dir si voglia), per entrare nel giusto mood: buona visione!

 

 

Ricapitolando in breve, Dungeons 3 è un videogioco strategico in tempo reale il cui obiettivo è, letteralmente, la distruzione dalle fondamenta di un’intera nazione di paladini del bene. Sì, esatto: il giocatore impersona il cattivo della situazione, che in questo caso non è più il Signore del Dungeon, ma l’elfa dalle lunghe orecchie appuntite di nome Thalya, da lui posseduta e figliastra del buon Tanos, che governa pacificamente il regno affiancato dal fedele nano Grimli (tranquilli: le citazioni, presunte o palesi, non finiscono qui).

Il tutto avviene su due differenti campi di gioco: il sottosuolo, da sempre sito ideale per scavare gallerie e creare intricati componimenti di stanze dagli scopi più disparati, e la superficie. Ed è proprio quest’ultima, la novità introdotta da Realmforge, ovvero la possibilità di comandare le proprie truppe di mostri e demoni anche all’infuori del dungeon, sferrando attacchi alle frange nemiche anzichè aspettare che siano loro a stanarci. Cosa che faranno comunque, ciclicamente, una volta scoperta la nostra presenza.

 

Le unità lavorative mettono a dura prova i maniaci dell’ordine.

 

Ogni modalità è giocabile sia singolarmente, sia in co-op, e presenta due diversi livelli di difficoltà, normale o infernale. Il tutorial è suddiviso in quattro parti, che spiegano altrettanti aspetti: la costruzione del dungeon tramite i mocciolosi, che, a differenza dei folletti del già citato Dungeon Keeper, si riproducono autonomamente fino al limite di unità; l’invasione dei territori nemici capitanando i mostri assoldati (e non attirati attraverso un portale) in base alle stanze costruite; la gestione del dungeon; la difesa, trappole e incantesimi compresi.
I vostri servitori non dovranno perdere tempo a rivendicare il terreno sotterraneo, e lo faranno solo nel momento della costruzione delle stanze, fase in cui sarà bene tener conto, quando disponibili, della dimensione delle unità lavorative che dovrete inserire all’interno di ogni ambiente, per renderlo produttivo.
Le risorse indispensabili per ogni vostra azione, che sia la costruzione, l’installazione di trappole, il lancio d’incantesimi o la ricerca e lo sviluppo di nuove ricerche, sono reperibili in diversi modi e si dividono in quattro elementi: oro, mana, malvagità e cassette degli attrezzi, ma non mi dilungherò in tediose puntualizzazioni sul loro uso.

Ho scritto che i mostri si possono assoldare, ma non che non siano presenti portali. Come potete facilmente intuire, quelli presenti sono il collegamento col mondo di superficie, e perché le creature possano attraversarli dovrete “prenderle in mano”, clickandoci sopra col tasto sinistro del mouse (col destro potete dare il via alla sagra degli schiaffi, come nel trailer in alto) o selezionandole dall’apposito pannello, e gettarvele dentro senza tanti complimenti. Questi portali possono essere attraversati anche dalle forze nemiche, così come i Portali degli Eroi, quindi vi consiglio di lasciare sempre qualche sentinella che badi al Cuore del Dungeon.

 

L’elfa oscura Thalya dopo la seduta dall’estetista per l’usuale accorciatina alle sopracciglia.

 

Una volta terminati i venti livelli disponibili nella modalità campagna, potrete contare sulla modalità schermaglia e sfruttare, con i parametri di gioco che preferite, l’infinità di mappe generate casualmente. Per curiosità ho provato a uscire viva da una campagna nell’ambientazione Miserina, la meno estesa: dopo due sconfitte clamorose in modalità infernale, ho preferito tornare a farmi le ossa seguendo la storia, mettendo però a tacere la voce narrante, un po’ troppo scherzosa (e logorroica, finchè non mi sono accorta di poterla settare) rispetto a quella dei titoli che popolavano i pomeriggi della mia adolescenza. Per sopperire alla scomodità del menù laterale, quello con cui si può fare praticamente qualsiasi cosa, invece, mi sa che dovrò imparare a memoria le shortcut.

Nelle modalità co-op ci si può trovare contro uno, due o tre avversari, che si affronteranno in superficie, perchè l’obiettivo è accumulare per primi la quota di malvagità necessaria per vincere. E per questo, in effetti, non c’è alcun bisogno di tentare l’invasione del dungeon avversario.
A pochi giorni dall’uscita del gioco ho trovato rapidamente qualcuno disposto a fronteggiare un’intelligenza umana, il che mi fa pensare che Dungeons 3 stia destando il giusto interesse. Come giocabilità e godibilità, in effetti, ha tutte le carte in regola per farlo, e la grafica è semplicemente la ciliegina sulla torta, per i nostalgici affezionati agli RTS di una ventina d’anni fa.

Tutto sommato, mi ha fatto molto piacere rimettere le mani su un titolo di questo tipo, e confesso di averne sentito la mancanza (mea culpa).
A chi consigliarlo? In particolare a chi sente lo stesso vuoto e, comunque, agli amanti del genere e/o dei giochi politicamente scorretti.

 

Un tuffo negli anni ’90

Ironico e autoironico

 

Perché sì:
Perché no:
  • Citazioni come se piovesse
  • Giocabilità potenzialmente infinita

 

  • Il bipolarismo di Thalya


About the Author

Selene Greco
Selene Greco

Non sono abbastanza attempata da avere una biografia, e preferisco parlare di me davanti a qualcosa di liquido.