Dragon Quest VIII: L’odissea del re maledetto – Nostalgia canaglia

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Posted 28/01/2017 by in 3DS

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by Ipah
Recensione

Parlare di un remake di un vecchio JRPG, uscito in origine su PlayStation 2, è sempre bello per svariati motivi: a parte che non si fa fatica a inventare un’ introduzione, ma, cosa ancora più importante, si è quasi sicuri che si andrà a parlare di qualcosa di figo. Guarda un po’, oggi ci tocca discutere del remake per 3DS di uno dei migliori JRPG di sempre, Dragon Quest VIII: L’odissea del re maledetto, fatica di SQUARE ENIX e Level-5. E qua parte subito la paura che qualcuno abbia fatto qualche idiozia, rimaneggiando un’opera d’arte per incastrarla dentro una console portatile e rovinare il tutto per sempre. Tipo quando fai i baffi alla Gioconda col Paint e la salvi in .gif.
Il character design è sempre quello di Akira Toriyama, lo dico giusto per onore di cronaca dato che vi bastano i primi 20 secondi per riconoscerlo.

Lo stile di Toriyama si riconosce subito.

Fortunatamente non è successo niente di tutto ciò: la versione Nintendo 3DS di questo capolavoro è meravigliosa e se avete perso le diottrie su Jessic…ehm, sulla versione PlayStation 2, questo vi farà sicuramente esclamare “tutti i remake dovrebbero essere gestiti così”.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale è stato un impatto col passato piacevole quanto traumatico: contando che le mie ultime avventure videoludiche gidierristiche made in Japan sono state Tales of Zestiria e Final Fantasy 15, è stato abbastanza faticoso tornare su dei combattimenti a turni così old school contando, tra le altre cose, che questo gioco lo giocai a fondo ai tempi, ma non so neanche come quantificare quanto ne sia valsa la pena.

Il regno di re Trode viene trasformato in una versione fantasy del giardino di Poison Ivy: i rovi ricoprono tutto, gli abitanti vengono trasformati in piante e gli unici sopravvissuti sono un soldato senza nome (il nome glielo date direttamente voi, così vi evitate il solito dilemma morale da gdr “ommioddio cosa devo fare, lo chiamo come me o lascio il suo?!”), il re Trode trasformato in un mostriciattolo verde e la principessa Medea in un cavallo bianco.

Accompagnati da un ex bandito, Yangus, dovranno trovare il colpevole: un giullare che ha imbastito questo piano per rubare un potente scettro dal regno per conquistare il mondo.
I danni e la scia di morte che Dhoulmagus, l’artefice di tutto ciò, sta lasciando dietro di se coinvolgerà svariati personaggi nelle vicende dei protagonisti, tra i più importanti, ovviamente, gli altri personaggi che entreranno a far parte del party, Jessica e Angelo, con l’aggiunta di Red e Morrie che vengono “promossi” da NPC a personaggi giocabili.
La trama è semplice e semplice rimarrà per tutto il corso del gioco. Ma attenzione: semplice non vuol dire banale. Dragon Quest ha sempre trovato il suo punto di forza nella caratterizzazione dei personaggi, nel curatissimo background di ognuno di essi e nelle interazioni che hanno tra loro.

Jessica <3

Fin qua comunque, a parte Red e Morrie giocabili, nulla di nuovo, ma ci imbatteremo in tante novità e tante aggiunte….a volte TROPPE aggiunte, tipo i vestiti addosso a Jessica che vede ritoccati i suoi outfit. (EHW </3).
Cominciamo dalla modifica più evidente: gli incontri casuali.
Gli incontri casuali semplicemente non ci sono più, i mostri gironzolano ben evidenti per la mappa e, a parte distrazioni o creature particolarmente aggressive e veloci, saremo noi a decidere contro cosa combattere e quando. Nulla da dichiarare riguardo a questo, lo trovo sicuramente un miglioramento, ma bisogna precisare Dragon Quest si basa su un sistema di crescita del personaggio parecchio basato sull’esperienza acquisita combattendo, quindi occhio a non “dribblare” troppo eventuali avversari.

Altra novità rispetto al suo antenato è lo slot preposto al salvataggio rapido e qui tocca aprire una piccola parentesi. Facilita il gioco? Eh, sì, ovvio, come negarlo, si passa dal poter salvare unicamente nelle chiese al salvare dove vuoi, anche poco prima di un boss volendo, ma resta una scelta riservata al giocatore ed è un sistema obbligatorio su una console portatile. Esperienza personale in merito, giusto per tirare ancora in ballo Square e Akira Toriyama, sto soffrendo tantissimo questa mancanza nella versione mobile di Chrono Trigger che nonostante permetta il salvataggio nella world map, mi costringe delle volte a rifare spezzoni anche abbastanza lunghi a causa di brusche interruzioni di gioco.
Le uniche altre “facilitazioni” fini a se stesse che esulano dalla portabilità stanno nel fatto che le mappe delle varie aree sono subito a disposizione e occuperanno lo schermo inferiore del Nintendo 3DS e si potranno accumulare i punti abilità per distribuirli in seguito. Nulla di sconvolgente, insomma.
Altra introduzione interessante riguarda la possibilità di scattare foto durante la nostra avventura modificando pose soggetti sullo sfondo, ma cosa ancora più succosa è che con l’introduzione di Cameron Obscura, personaggio che incontreremo quasi subito (nella terza cittadina, per intenderci, quando inseguiremo Jessica) avremo una bella contestualizzazione di questa nuova feature, Cameron ci proporrà infatti delle vere e proprie sfide fotografiche che ci distrarranno piacevolmente dalla nostra avventura racimolando, nel frattempo, qualche buona ricompensa.

Cameron Obscura e le varie features della “macchina fotografica”

“Boh beh giga figata quindi solo novità, tutto bellissimo, tutto meraviglioso lo compro adesso” no?
Allora, in realtà per me sì, ma come disse un grande filosofo in una sua massima che ho letto in un vecchio volume nella biblioteca storica della mia città “Quando un piatto è squisito bisogna andare a cercare il pelo nell’uovo”
… Sì ok l’ho sentita in tv.
…Sì ok era Borghese a Masterchef Junior.
L’unica cosa a lasciarmi perplesso direi che sono i menù di gioco che si presentano abbastanza testuali e scarni, brutalmente trasposti dalla versione mobile.

Faccio davvero fatica a lamentarmi di qualcos’altro, Dragon Quest VIII: L’odissea del re maledetto è un remake come ogni remake dovrebbe essere: curato, rimaneggiato il meno possibile, tante aggiunte, nessuna castrazione e attualizzato per venire incontro alla piattaforma che lo accoglie.  Vi ritroverete davanti a una perla del passato, rude e cruda con una partenza abbastanza lenta dal punto di vista del gameplay, dove spesso vi ritroverete semplicemente a spammare il tasto “attacca”, ma che pian piano si rivelerà attento e particolareggiato nella costruzione delle varie build dei personaggi dandovi a disposizione un’enorme quantità di abilità, armi e armature.
Il grado di sfida si sarà anche leggermente abbassato, ma nelle sue 100 e passa ore di gioco non avrete assolutamente da annoiarvi. Ah, l’ho detto che è completamente localizzato in italiano?

Perché sì:
Perché no:
  • Immenso
  • 100 e passa ore che non annoiano mai
  • Uno dei migliori JRPG di sempre

 

  • Alcuni di voi non l’hanno ancora giocato


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Ipah
Ipah

Comunque se non si fa un remake di Red dead redemption e CTR la gente è pazza.