Dragon Quest Heroes II: che bello girovagare

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Posted 14/05/2017 by in PC

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by Michael Maneia
Recensione

Il genere Musou affonda le proprie radici nell’ormai lontano 1997, quando l’allora Koei pubblicò Dinasty Warriors, titolo action che proponeva una rivisitazione delle storiche battaglie della Guerra dei Tre Regni nella Cina feudale in salsa videoludica. Negli anni si sono susseguiti vari titoli della serie principale, side-project ambientati in Giappone, come Samurai Warriors, e ancora Sengoku Basara,  serie di giochi sviluppata da Capcom e unico competitor della saga di Omega Force. In tempi più recenti troviamo anche vari spin-off dedicati a brand nipponici come Arslan, Berserk, One Piece, Ken il guerriero, Zelda, prossimamente Fire Emblem, e, appunto, Dragon Quest.

Già il primo Dragon Quest Heroes si distanziava dalla formula degli altri spin-off del genere, più simili alla saga originale, contaminando l’aspetto puramente action di Dinasty Warriors con caratteristiche tipiche della serie RPG da cui prende il nome: statistiche dei personaggi, equipaggiamenti, magie, mostri alleati e altre amenità solitamente non presenti in nessuno degli altri musou, qui spiccavano particolarmente. Dragon Quest Heroes II non è da meno, anzi, aggiunge altra carne sul fuoco e va a migliorare la ricetta di due anni fa.

Orde di mostri attendono di essere affrontate

Se vi aspettate un gioco action classico, strutturato a missioni avviabili con praticità da un menù, verrete piacevolmente sorpresi (o ne rimarrete delusi, a seconda del punto di vista): la particolarità principale di questo titolo sta nella sua natura di musou open world. Per la prima volta nel genere, infatti, non avremo tutto il necessario per giocare concentrato in una serie di menù o in un hub centrale, ma starà a noi giocatori esplorare i sette regni che compongono il mondo di gioco per raggiungere le Aree di Battaglia e, quindi, far progredire la storia, oppure semplicemente girovagare per i regni a eliminare nemici rari, ottenere ingredienti da usare nel calderone alchemico o aiutare i PNG eseguendo missioni secondarie.

Questo approccio meno diretto, più figlio del genere RPG moderno, potrebbe scoraggiare chiunque cerchi un gioco d’azione nel quale ci si può buttare subito nella mischia, anche se il gioco in sé rimane comunque un action hack ‘n’ slash, dove le botte permetteranno di ottenere più di quanto si possa ricavare chiacchierando con i personaggi in città.

Il fulcro del gioco, infatti, si concentra tutto nelle succitate Aree di Battaglia, zone per niente differenti dalle classiche mappe delle missioni di un qualsiasi Warriors: ogni area avrà un preciso obiettivo, sia esso sconfiggere il boss di turno, proteggere un personaggio, conquistare un’area o, semplicemente, eliminare tutte le ondate di nemici presenti sul campo di battaglia. Anche qui la natura RPG di Dragon Quest Heroes II si fa sentire e dovremo scordarci avamposti e insediamenti da conquistare. Spesso, pertanto, dovremo esplorare a fondo dungeon pieni di trappole, ci troveremo ad interagire con lo scenario per avere un vantaggio in battaglia, magari incendiando pozze di petrolio, o ancora dovremo muoverci con attenzione per evitare botole e frecce soporifere, tutto questo menando fendenti con la spada, colpi d’ascia e lanci di boomerang e di magie, per aprirci un varco tra le orde di mostri ben più agguerriti della solita “carne da macello” da musou.

Ogni mostro, inoltre, potrà essere portato dalla nostra parte tramite le Medaglie, oggetti particolari lasciati cadere dai mostri sconfitti, le quali si dividono in tre categorie: quelle di bronzo rappresentano i mostri attivi, alleati evocabili in battaglia che combatteranno al nostro fianco fino alla morte; quelle d’argento rappresentano i mostri di supporto, i quali appariranno per un paio di secondi eseguendo un’azione dagli effetti più disparati, per poi sparire. Ma di sicuro quelle più interessanti, e rare, sono le medaglie d’oro: avete mai sognato di diventare un Golem di pietra o un Paladino d’Argento? Ora è possibile, per qualche secondo, utilizzando questi oggetti. Trasformarsi in un mostro spesso si rivelerà vitale per la buona riuscita della missione, soprattutto contro i boss, visto l’enorme quantitativo di danni che può essere inflitto in poco tempo.

Pugni di roccia arroganti!

Per quanto riguarda il battle system nudo e puro, sostanzialmente è rimasto invariato rispetto a quello visto nel primo Dragon Quest Heroes, tranne che per la possibilità di “caricarsi” ed entrare nello status Gran Forma, fase precedente allo status di Alta Tensione, tipico della serie made in Enix (si potrà così godere di vari bonus, come la possibilità di concentrarsi per recuperare HP  e di ottenere più tensione attaccando o subendo danni). Tutto nella norma, quindi, con combo precise e varie, la possibilità di acquisire maestria con un determinato tipo di armi e, quindi, di sbloccare nuove abilità e uno skill tree legato alla classe (per i personaggi principali) o al personaggio stesso. Peccato che la telecamera di gioco, a volte davvero troppo veloce e ballerina, mi abbia causato dei rari episodi di motion sickness. Purtroppo, per la scarsa presenza di giocatori online, non ho potuto provare la parte multiplayer del gioco in maniera esaustiva. Forse la mancanza di giocatori è anche dettata dal fatto che è possibile giocare in coop solo in mappe precise, sbloccate durante il progredire dell’avventura e comunque affrontabili anche in solitaria, oppure andare a dare una mano ad altri giocatori nelle battaglie già portate a termine.

I dungeon multiplayer non spiccano per varietà

Passando alla trama, non aspettatevi nulla di profondo. Certo ci troviamo di fronte a qualcosa di meglio rispetto al “i mostri ora sono cattivi” del primo episodio, ma intuirete spesso quello che sta per accadere prima del tempo, per cui i colpi di scena risulteranno assai poco mozzafiato. Devo inoltre fare una menzione particolare alla localizzazione del gioco: come ogni Dragon Quest, alcuni personaggi parleranno, in inglese, usando vari dialetti e slang tipici della lingua d’oltre Manica; questa particolarità si riflette anche nei sottotitoli in italiano, in cui vengono usati dialetti come il toscano, oppure nella scelta di accenti particolari come quello russo. Alcuni dialoghi, di conseguenza, potrebbero sembrare meno seri di quanto siano in realtà. In più, alcuni nomi storici della serie sono stati riadattati, ponendoli in relazione con le localizzazioni recenti dei remake della serie, quindi, se siete puristi e non avete problemi con la lingua del Bardo, vi consiglio di giocare in inglese. Se invece volete giocarci in italiano e vi hanno disturbato localizzazioni particolari come quella di Final Fantasy IX, temo che ciò che vi aspetta sarà un’esperienza tutt’altro che esaltante.

“E lui fa: deh ma allora deh…”

Sul lato puramente tecnico, il titolo presenta caratteristiche contrastanti. Da un lato, lo stile grafico è sempre eccellente, grazie al familiare character design di Akira Toriyama. Dall’altro, il gioco zoppica sul dettaglio grafico, con modelli dei personaggi e dei nemici molto curati che stridono all’interno di ambientazioni assai meno dettagliate. Per ciò che riguarda le musiche, troverete la classica OST della serie, composta da Koichi Sugiyama, con qualche arrangiamento e tema nuovo. Purtroppo gran parte della colonna sonora l’abbiamo già sentita, e in più, spesso e volentieri, la musica di sottofondo andrà a coprire il doppiaggio delle scene d’intermezzo. Il problema non si presenterà, invece, durante le battaglie, grazie anche alla possibilità di sentire i messaggi dei compagni tramite lo speaker del DualShock 4.

Dragon Quest Heroes II va, quindi, a migliorare il prodotto originale, cercando ancora di più di accontentare sia gli amanti dell’action puro, sia i fan della saga JRPG trentennale, proponendo compromessi, più o meno riusciti, per rendere l’esperienza il più godibile possibile. Forse non è il gioco più adatto a chi cerca una trama profonda e curata nel minimo dettaglio, ma, se siete interessati a passare una ventina di ore eliminando orde di mostri senza rinunciare alla gestione maniacale dell’equipaggiamento e delle abilità dei vostri personaggi, o se preferite esplorare piuttosto che gettarvi direttamente nella mischia, Dragon Quest Heroes II non vi deluderà. Anzi, sarà capace di donarvi qualche ora di sano divertimento.

Esplorazione

Mostracci

Maremma bellicosa!

Perché sì:
Perché no:
  • Immediato e divertente
  • Ottima scelta di personaggi
  • Giusto compromesso tra generi

 

  • Trama prevedibile
  • Multiplayer da rivedere
  • Telecamera ballerina


About the Author

Michael Maneia
Michael Maneia

Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.