Dishonored: Death of the Outsider – Come uccidere un dio

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Posted 21/09/2017 by in PC

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere: ,
 
PEGI:
 
by RickyAll
Recensione

Versione recensita

La versione recensita è quella Steam per PC, disponibile insieme a quella Xbox One e PlayStation 4

Requisiti hardware

MINIMI:

  • OS: Windows® 7, 8, 10 64-bit
  • Processor:  Intel i5-2400 (4 core)/AMD FX-8320 (8 core)
  • Memory: 8 GB RAM
  • Graphics: nVidia GTX 660 2GB/AMD Radeon 7970 3GB
  • DirectX: Version 11
  • Storage: 32 GB available space
  • Sound Card:  DirectX compatible

CONSIGLIATI:

  • OS: Windows® 7, 8, 10 64-bit
  • Processor: Intel i7-4770 (4 core)/AMD FX-8350 (8 core)
  • Memory: 16 GB di RAM
  • Graphics: nVidia GTX 1060 6GB/ AMD Radeon RX 480 8GB
  • DirectX: Version 11
  • Storage: 32 GB available space
  • Sound Card: DirectX compatible

Configurazione usata

  • OS: Windows 10 x64
  • Processor: AMD FX-8350 @4.2ghz / 1920×1080@60hz
  • Memory: 16 GB RAM
  • Graphics: SAPPHIRE NITRO Radeon™ R9 380X 4GB

Oramai risale a quasi un anno fa la nostra ultima visita alla “ridente” cittadina di Karnaca, per affrontare gli eventi di Dishonored 2, durante i quali, nei panni di Corvo Attano (o Emily Kaldwin), abbiamo sventato l’ennesimo complotto riguardante la sfortunata famiglia reale di cui seguiamo le disavventure dal 2012, anno di pubblicazione del capitolo originale della saga. In questi cinque anni, la Arkane Studios ci ha deliziato con titoli caratterizzati da un’ambientazione dieselpunk di straordinaria profondità, accompagnata da elementi di esoterismo, magia nera e alienanti conoscenze arcane dal sapore lovecraftiano.

Su questa falsariga si muove anche l’ultima creatura del team francese, intitolata Dishonored: Death of the Outsider, uno spin off del secondo capitolo nel quale vestiamo i panni di Meagan Foster, a.k.a Billie Lurk (vecchia conoscenza per i veterani della saga), la quale, spronata dal suo vecchio mentore Daud, affronta una sfida considerata da tutti impossibile: uccidere l’Esterno, enigmatica entità in grado di concedere poteri inimmaginabili a coloro che vengono toccati dal suo marchio – il Simbolo dell’Esterno appunto, che tanto dolore e sofferenza ha causato fra le strade di Dunwall e Karnaca a causa degli uomini che hanno abusato del suo immenso potere. Le premesse di questo titolo sono indubbiamente scoppiettanti, l’esecuzione un po’ meno: scopriamo il perché.

L’Esterno cammina fra di noi… Frase dalle molteplici possibili interpretazioni.

Death of the Outsider, tecnicamente parlando, non aggiunge nulla di nuovo rispetto ai capitoli precedenti: in quanto espansione standalone del secondo capitolo, ne condivide pienamente il comparto tecnico: motore grafico, animazioni e quant’altro sono presi di sana pianta dal suo progenitore e riutilizzati. Di conseguenza, il titolo ha ereditato l’eccellente presentazione grafica già vista in Dishonored 2 grazie al motore proprietario di casa Arkane, il VOID Engine.

Ma, a differenza di quanto successe col secondo capitolo della saga, Death of the Outsider è ottimizzato (almeno per il mio hardware) in maniera sublime: col preset grafico Alto ho raggiunto con consistenza i 60 fps necessari per giocare fluidamente un titolo di questo genere, notando cali di framerate solo nelle scene più concitate, in specifiche aree o all’apertura della ruota delle armi. C’è comunque da tenere in considerazione che la mia configurazione non è di certo lo state of the art, in quanto vecchia di tre anni, con qualche piccolo aggiustamento effettuato nel corso del tempo. Detto questo, non posso far altro se non ringraziare Arkane per non aver ripetuto lo stesso errore che mi aveva impedito di godere al meglio quel capolavoro che è Dishonored 2.

Guarda mamma, mi hanno fatto una foto!

Altro elemento ricorrente in tutta la saga è la maestria dimostrata da Arkane nel level design, e Death of the Outsider non fa eccezione. Proprio come nel secondo capitolo, sono rimasto estasiato dalla quantità di opzioni disponibili sui vari percorsi affrontabili navigando la mappa di gioco, e spesso e volentieri mi è capitato di scoprire nuovi passaggi, aree segrete e quant’altro anche dopo aver passato ore sulla mappa del livello in questione: esplorare in Death of the Outsider è stimolante e mai noioso.

Ho inoltre estremamente apprezzato la cura nei dettagli presente in questo titolo: ogni poster, elemento di gioco, targa o giornale ha dell’effettivo testo da leggere e scoprire, aspetto non esattamente scontato nei videogiochi più recenti, in quanto ritenuto di secondaria importanza. Per giocatori come me è l’esatto contrario: vedere questi piccoli elementi ben rifiniti fa sì che io riesca a immergermi completamente nell’ambiente di gioco e a sentirlo mio. Un piccolo esempio che mi viene in mente in questo momento è come il poster da ricercato che informava la popolazione di Karnaca della mia pericolosità (non avevano i tutti i torti…) sia cambiato dopo aver ottenuto dall’Esterno gli artefatti dell’Oblio e dopo essere stato scoperto in una missione: improvvisamente ora appare l’occhio artificiale di Billie. Voglio ripetermi: può sembrare scontato, ma non lo è.

La buona cara vecchia ruota delle armi (e poteri) non è cambiata di una virgola.

Per quanto ci sia del buono in questo Death of the Outsider (e fidatevi, ce n’è veramente tanto), purtroppo lo spin off della saga di Corvo Attano non è riuscito a convincermi appieno, tanto che mi trovo costretto a giudicarlo “solamente” un titolo sopra la media, principalmente per due ragioni: ripetitività e trama.

Death of the Outsider, infatti, non riesce a brillare abbastanza da nascondere l’amara verità che si cela dietro al gioco: è un more of the same, con la maggior parte degli asset riciclati dalla seconda iterazione di Dishonored. La Arkane ha tentato di rendere il gameplay differente rispetto ai capitoli precedenti, ad esempio inserendo nuovi poteri, armi e modificando il funzionamento dell’energia dell’Oblio, ora ricaricabile naturalmente senza l’ausilio della pozione Addemire – modifica per cui viene fornita una spiegazione anche in game, tramite degli annunci ai cittadini di Karnaca (e a costo di ripetermi vi dico che adoro questi piccoli dettagli); il risultato, tuttavia, ha il sapore del già visto.

Come se ciò non bastasse, la trama non ha quella scintilla, quell’elemento di rivalsa che accendeva l’animo del giocatore e lo spingeva a proseguire nella narrazione presente in Dishonored 2. Non fraintendetemi: non è scritta malamente, ma risulta piatta e priva di brio, a tal punto che ho rapidamente perso interesse per la stessa e mi sono concentrato di più sull’esplorazione dei magnifici livelli. Unica eccezione allo scarso interesse che ho avuto per la trama è il finale che, vi assicuro, ha enormi implicazioni per il proseguimento della saga. Peccato che non riesca a controbilanciare la monotonia del resto della narrazione.

I Carcofini son tornati, più sorridenti che mai.

In conclusione, Dishonored: Death of the Outsider è una gradevole chiusura per il ciclo degli imperatori Kaldwin e della storia dell’Esterno, peccato che non riesca ad eccellere come, ad esempio, avevano fatto i DLC del primo capitolo che, sebbene fossero tecnicamente meno dotati di questo titolo, risultavano, narrativamente parlando, più coinvolgenti.

Le varie aggiunte rispetto al secondo capitolo, come ad esempio il sistema di Contratti, che permette di racimolare monete extra portando a termine una serie di obiettivi secondari, e la diversificazione dei poteri di Billie rispetto a quelli di Corvo ed Emily, non riescono a compensare l’effetto more of the same. Nonostante ciò, se avete amato Dishonored 2 apprezzerete Death of the Outsider, ma non aspettatevi che sia un capolavoro come il secondo capitolo della saga principale. Detto questo, non possiamo far altro che aspettare, speranzosi, il terzo capitolo della saga.

 

P.S.: Vorrei approfittare di questo spazio per dedicare questo piccolo scritto alla memoria di Daniel Licht, compositore delle musiche di tutti i Dishonored, compreso quest’ultimo capitolo, che è spirato per una grave malattia il 2 agosto di quest’anno. Da grande appassionato di OST come sono, il signor Licht era fra i miei compositori videoludici preferiti: la sua musica ha fatto sì che la mia immaginazione volasse verso orizzonti inimmaginabili mentre esploravo Dunwall e Karnaca. Grazie di tutto, Daniel.

In memory of Daniel Licht

Perché sì:
Perché no:
  • Level Design
  • Esplorazione
  • Colonna sonora

 

  • Trama debole
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About the Author

RickyAll

Al secolo Riccardo Allegretti (no, il mio nickname non significa Riccardo Tutto e sì, sono una persona molto fantasiosa). Videogiocatore quasi a 360 gradi, recensore a 720, persona a 1080p. Come avrete notato, ho molti talenti, ma non la simpatia. RPG Master Race!