Diaries of a Spaceport Janitor – La dura vita di un bidello spaziale

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Posted 07/10/2016 by in Mac

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by Rugerfred
Recensione

Sono passati già due anni dalla mia ultima esperienza come bidello spaziale. Ne scrissi su queste pagine, nel periodo in cui ero ancora in grado di giocare a Space Station 13. Nessuna sorpresa quindi che sia io a recensire Diaries of a Spaceport Janitor, gioco sviluppato da Sundae Month.

Diaries of a Spaceport Janitor

Il porto spaziale in cui è ambientato il gioco.

Il gioco ci mette nei panni di un bidello alieno androgino, che sogna di andarsene dal pianeta Ealdeira 9. L’ostacolo principale che impedisce il coronamento di questo obiettivo è che il lavoro municipale di bidello non è esattamente il tipo di attività che ti può garantire una ricchezza economica tale da permetterti di acquistare un biglietto di sola andata fuori da questo posto.
Come ogni narrativa di fantascienza che si rispetti, il setting non è altro che una metafora delle condizioni lavorative in cui molti si trovano: un lavoro che non ti paga, il misero stipendio che se ne va in cibo o medicine, e quelle poche volte che riesci a mettere da parte qualcosa c’è sempre un imprevisto o un’ingiustizia burocratica che ti sottrae il dovuto. Diaries of a Spaceport Janitor è una anti-avventura nella quale il giocatore si ritrova in una routine che consiste in incenerire spazzatura, comprarsi da mangiare, dormire, ricevere lo stipendio e ripetere dall’inizio.
Alla fine di ogni giornata lavorativa ci verrà chiesto di scrivere nel nostro diario che cosa abbiamo fatto, azione da cui prende chiaramente spunto il titolo del gioco.

Diaries of a Spaceport Janitor

“Andiam, andiam, andiam a incenerir.”

Ogni giorno lavorativo varia leggermente in quanto il gioco non solo ha un ciclo giorno-notte, ma anche diverse condizioni atmosferiche randomizzate all’interno della settimana. Ad aiutare parecchio è il porto spaziale stesso, ricco di vita e di attività che non dipendono dal protagonista: oggi c’è una manifestazione al parco, domani un festival rivolto a qualche divinità, il giorno dopo ancora un raid di banditi. Lievi sfumature che spronano il giocatore ad andare avanti nonostante un lavoro degradante e poco soddisfacente. Un setting talmente vivo che sarà inevitabile interagirci, scoprendo che molti mercanti sono in cerca di merce, ad esempio, e che quell’ammasso di spazzatura che incenerivamo fino al giorno prima può contenere qualcosa che ci può portare del profitto rivendendolo di seconda mano. Le possibilità di narrazione emergente che il gioco ci propone sono, da questo punto di vista, innumerevoli.

Se siete più il tipo di persone che apprezza la narrazione guidata, non temete: c’è una main story. Una maledizione ottenuta dopo aver esplorato le fogne ci seguirà costantemente sotto forma di un teschio sghignazzante. Letteralmente: tutti saranno in grado di vederlo e si sentiranno in dovere di chiedere come mai abbiamo un teschio sghignazzante che ci segue. La strada per liberarcene non è facile, specie tenendo conto che dovremmo lavorare nel frattempo, pena uno stipendio misero e la necessità di chiedere un prestito. E sono quasi sicuro che non volete chiedere prestiti.

Diaries of a Spaceport Janitor

Pensavate di poter fare il vostro lavoro in tranquillità? Questi figuri non vedono l’ora di bulleggiarvi e rubarvi parte del vostro sudato stipendio.

Diaries of a Spaceport Janitor riesce a comunicare perfettamente la sensazione di essere incastrati in un mondo alieno. La società in cui il gioco è ambientato è talmente abituata al proprio slang e alle proprie metodologie che, in quanto giocatori, ci abitueremo per imprint mentre giochiamo. Dopo qualche giornata ci abitueremo ai piccoli rituali necessari, come al pregare la nostra divinità preferita, lasciando magari qualche offerta, al necessario cambio di genere, pena il nostro malessere fisico. Ma, come ho già accennato, la fantascienza di qualità non è solo quella che ci fa passare l’inusuale per normale, ma quella che funge da buona metafora. Il gioco ci parla di gender dysphoria, di discriminazione sociale, di catcalling, e della povertà che spesso va a braccetto con un lavoro degradante e deumanizzante. Sono temi di cui non è sempre facile parlare, ma fa piacere trovare giochi che cercano di affrontarli in maniera costruttiva.

Non è mai facile dare un giudizio oggettivo a un gioco, e in questo caso è ancora più complesso. Non tutti possono apprezzare un’anti-avventura, e la domanda “Perché giocare a un gioco in cui devo lavorare come un fesso senza alcuna soddisfazione quando c’è già la vita quotidiana per quello?” è legittima. Lo stile grafico è anche elemento di divisione, tra i giocatori affascinati da uno stile glitch low-poly, e quelli che non riescono fisicamente a vedere un comparto estetico del genere. L’esperienza di gioco è enormemente soggettiva. Se nonostante tutto ne siete attratti, potete acquistarlo per soli 9,99€ sullo store Steam.

Diaries of a Spaceport Janitor Premi

Perché sì:
Perché no:
  • Ottima fantascienza
  • Atmosfera immersiva

 

  • Confusionario per le prime ore di gioco
  • La routine può non piacere a tutti


About the Author

Rugerfred

Game Designer freelance, videogiocatore, sperimentatore musicale e affamato di sapere. Ha un conto aperto con Volfied e troppi progetti aperti e non finiti per poter vivere tranquillamente. Cerca di dividere il proprio tempo libero tra gioco analogico e digitale, trovandosi così con giochi che occupano la maggior parte del suo spazio virtuale e fisico.