Devil’s Third: Itagaki Returns

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Posted 04/09/2015 by in Wii U

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Software House: ,
 
Genere: ,
 
PEGI:
 

YOH-OH!:

Location varie, Multiplayer Online divertente e vario
 

ARR!:

Frame-rate, Microtransizioni, Storia e personaggi, Gameplay superficiale
 
by La Redazione
Recensione

Giudicare un gioco come Devil’s Third non è semplice, considerando il suo sviluppo travagliato avvenuto negli anni. Devil’s Third nasce dalla mente di Tomonobu Itagaki, padre di Ninja Gaiden e Dead Or Alive, lo sviluppo del gioco partì nel 2010 grazie a THQ ed era, originariamente, previsto per Playstation 3 e Xbox 360. Dopo il fallimento dell’azienda che aveva inizialmente finanziato il titolo, la proprietà intellettuale ritornò nelle mani di Valhalla Games: il piccolo studio creato da Itagaki. Ecco quindi che entra in gioco Nintendo, alla ricerca di titoli in grado di attirare ancor più giocatori sulla sua home-console, dopo Bayonetta 2 l’azienda nipponica dà una speranza anche a Devil’s Third, facendolo risorgere dalle ”ceneri”. Purtroppo lo sviluppo non è stato così semplice, considerando il fatto che il motore grafico del gioco è stato cambiato più volte, passando infine all’Unreal Engine 3. Il gioco diviene quindi esclusiva Wii U e dopo il nuovo annuncio avvenuto nel 2013 abbiamo oggi, nel 2015, la possibilità di provarlo con le nostre mani. Com’è dunque quest’ultima opera di Itagaki?

Devil’s Third: disponibile dal 28 Agosto in Europa sia in formato fisico che digitale.

Devil’s Third propone due tipi di modalità, la campagna in single-player ed il multiplayer online.
Andando ad analizzare per prima la main-quest vediamo come siano presenti ben 9 missioni da portare a termine, la cui longevità totale per arrivare ai crediti di gioco si attesta circa sulle 8 ore. Alla fine di ogni livello sarà presente un boss da buttare giù usando sia abilità fisiche che armi. La peculiarità del gameplay di Devil’s Third sta nel fatto che prova ad unire il genere degli action game a quello di un fps, potremo infatti passare da una visuale in terza persona nelle fasi corpo a corpo, a quella in prima persona quando useremo armi da fuoco. Per quanto sulla carta questa funzione possa risultare interessante, il modo in cui Devil’s Third la applica è appena sufficiente: lo sbilanciamento del gioco in favore delle armi da fuoco e, soprattutto, la mira imprecisa delle armi stesse soverchia le battaglie corpo a corpo che, procedendo con le missioni, diventeranno sempre più marginali dal momento che l’armamento dei nemici a base di RPG, mitragliatrici, AK-47 e quant’altro non esiterà a farci fuori soprattutto nelle fasi finali del titolo, impedendoci di attaccare in modo diretto. Le battaglie corpo a corpo quindi si rivelano essere davvero poco profonde, partendo dal fatto che abbiamo a disposizione solo 2 tipi di attacchi: un colpo leggero ed uno pesante, eliminando qualunque possibilità di creare combo. Nel caso in cui riusciremo a combinare i due attacchi Ivan, il protagonista, riuscirà a squartare il nemico riducendolo in brandelli. Le armi per gli scontri corpo a corpo sono abbastanza varie, Machete, Kukri, Katane, ognuna differisce dall’altra per statistiche come attacco e agilità. Parlando invece della storia e dei personaggi non aspettatevi nulla di trascendentale da Devil’s Third che, al contrario, presenta una trama abbastanza banale nella quale un team di terroristi è intento a distruggere tutti i satelliti presenti nel mondo, in modo da farli cadere sulla terra e scatenare quindi una vera e propria serie di rivoluzioni. Durante le 9 missioni proposte dal single-player vi accorgerete di come la storia, a tutti gli effetti, non narri assolutamente nulla, una narrazione scialba come anche i dialoghi, una trama che è semplicemente puro trash che vuol farsi prendere sul serio. A ciò si aggiungono anche i personaggi del gioco, dei quali si salva solo il protagonista. Alla fine di ogni livello, come detto precedentemente, affronteremo il boss finale di turno che ci verrà sempre presentato con una breve cutscene prima di farci immergere nella battaglia. Sono felice di dirvi come le boss-battle di Devil’s Third siano divertenti il giusto, a difficoltà normale non saranno nemmeno molto frustranti, l’importante è riuscire a memorizzare il moveset di ogni nemico ed identificare la giusta finestra d’attacco per infliggergli danni. Arriviamo poi a parlare dei nemici in generale che affronteremo durante il gioco, il cui difetto più grande sta sicuramente nella loro intelligenza artificiale che semplificherà di non poco l’avventura: ci potranno capitare davanti nemici che pur avendoci notato non si muoveranno finchè non subiranno un nostro attacco mandandoli immediatamente K.O. Concludendo questo paragrafo riguardo la main-quest possiamo dire che Devil’s Third sia un gioco poco curato trovando però un piccolo punta di forza nelle ambientazioni che, tralasciando gli interni degli edifici, si presentano piacevoli alla vista e abbastanza variegate.

Le battaglie con i boss necessitano maggiore attenzione quando vengono affrontate.

Come dichiarato anche dallo stesso Tomonobu Itagaki, l’online si conferma come la parte migliore del titolo, ma nonostante questo si porta dietro i difetti del single player.
Il multiplayer online si divide in Drill Matches e Siege Mode, riguardo la prima opzione avremo a disposizione ben 10 modalità da giocare insieme ad altre 15 persone, per un totale di 16 giocatori in ogni partita. Nel momento in cui scrivo la recensione le modalità che ho giocato sono le seguenti: Battle Royal, nella quale, all’interno di una mappa, l’obiettivo principale è quello di sconfiggere tutti gli altri giocatori. Nella modalità Deathmatch saremo invece messi in squadra insieme ad altri giocatori per sconfiggere gli avversari, maggiori saranno le uccisioni maggiori saranno i punti per vincere. Abbiamo poi la Cargo Mode che purtroppo non ho avuto modo di provare, causa lo scarso numero di giocatori che impediva di avviare la partita. C’è poi un’altra modalità, Melee Combat, dove dovremo affrontare la squadra nemica con solo armi corpo a corpo, noteremo però come gli attacchi fisici si rivelino essere abbastanza legnosi. Ci sono altre due modalità disponibili, al momento: Chicken Run, in cui lo scopo è raccogliere e mantenere il possesso delle galline sparse per la mappa e Carnival, dove toccherà recuperare la frutta e lanciarla nel frullatore gigante, in guerra con gli avversari per il frappè più grande.. Ho avuto modo di provare quasi tutte le modalità disponibili fino ad ora rimanendone soddisfatto, non posso assolutamente negare di non essermi divertito in multiplayer, con così tante modalità c’è davvero tanta carne a fuoco, peccato che i server siano quasi vuoti complici le vendite non certo eccellenti del titolo. Online sono presenti tantissime mappe, davvero ben realizzate e molto ampie, forse un po’ dispersive se in una partita non sono presenti 16 partecipanti, ma in generale il livello qualitativo delle ambientazioni è molto buono. Torniamo subito alle note dolenti però, che nemmeno online tardano a farsi sentire: le micro-transizioni a base di Golden Eggs. In Devil’s Third ogni singola piccolezza costerà uova d’oro, ma cosa sono queste uova d’oro? In pratica è una valuta del gioco ancora più rara dei Dollen (i crediti utilizzati per acquistare le armi di base), portando al termine la main-quest o registrandosi online si riceveranno un totale di 50 uova d’oro. In Devil’s Third 50 uova d’oro sono solamente briciole, vediamo perché. Una volta creato il look del proprio personaggio, se si vorrà cambiare il suo volto tornando ad uno dei modelli proposti precedentemente, si dovranno pagare 30 uova d’oro, se addirittura si vorrà cambiare sesso scegliendo un viso femminile come nel mio caso, se ne dovranno pagare 60. Il “bello” non finisce qui: volete cambiare la voce del vostro personaggio? Perfetto, 10 uova d’oro da sganciare. Volete cambiare solamente le texture dell’abito che state indossando? Bene, il gioco richiede altre uova d’oro. Volete comprare un pezzo di equipaggiamento che sia una maglia o un pantalone? Perfetto, sganciate altre uova d’oro (in media anche comprare un pantalone costerà circa 35 uova d’oro) e così anche per alcune armi secondarie. Il problema sta nel fatto che il quantitativo di uova d’oro che si guadagna nelle battaglie è davvero molto basso creando un vero e proprio squilibrio, tutto per dirottare i giocatori in un modello “Pay 2 Win“, nel quale pagando soldi reali sarà possibile avere uova d’oro in modo rapido, veloce e indolore. Permettetemi di dire che questo trattamento agli utenti Wii U è semplicemente ridicolo considerando il fatto che il gioco al momento viene proposto al prezzo di 60 euro, con in arrivo una modalità F2P esclusiva per PC. Ora, ciò che mi domando è: “Non è più giusto eliminare il modello Pay 2 Win dalla versione Wii U e aggiungerlo in quella per PC essendo, appunto, gratis da giocare, a differenza di quella per la home-console Nintendo?”
Oltre ai Drill Matches vi avevo parlato anche della Siege Mode, in questa modalità potremo creare o far parte di un clan e difenderlo da attacchi nemici, il problema sta nel fatto che questa modalità è davvero poco chiara nei suoi menù generando un po’ di confusione nella gestione del clan.
Per concludere questo paragrafo riguardante il multiplayer, confermo come l’online sia molto divertente e pieno di buone idee, rovinato in parte però da un modello basato sulle microtransizioni davvero odioso.

Giocare online risulta divertente, considerando la varietà di modalità!

Il lato tecnico del gioco, mi duole dirlo, è un vero e proprio disastro. Il titolo di “next-gen” non ha proprio nulla, in termini tecnici l’unica cosa graficamente salvabile sono i modelli poligonali dei personaggi principali, non tutti, ma una buona parte. Gli scenari sono formati per lo più da texture uscite direttamente dall’epoca PlayStation 2, la mole poligonale è sempre molto bassa negli scenari, oggetti come macchine e quant’altro ne sono la prova effettiva. A tutto ciò si aggiungono degli effetti speciali, come sangue ed esplosioni, che ricordano quasi il primo Duke Nukem, ma anche le animazioni ambientali in generale si attestano su un livello davvero molto basso. Ciò che delude ancora di più è il frame-rate, con una mole poligonale così bassa come minimo ci saremmo aspettati una certa stabilità da parte del gioco, ma Devil’s Third non si rivela essere fluido, ed in determinate parti il frame-rate cade a picco. Da una parte però sono a conoscenza dello sviluppo travagliato e delle problematiche a cui può portare un cambio di motore grafico, considerando anche l’inespertezza di Valhalla Games, ma un minimo di ottimizzazione ci sarebbe dovuta essere almeno per quanto concerne la fluidità. I cali sono abbastanza frequenti e spesso e volentieri molto fastidiosi, considerando soprattutto di star giocando un titolo frenetico nelle meccaniche..

Gli interni sono davvero scialbi ed anonimi.

Concludendo: spero di esser stato abbastanza esaustivo nel farvi comprendere quello che Devil’s Third, essenzialmente, è. Non parliamo di un titolo cattivissimo, parliamo semplicemente di un gioco davvero poco curato e con una mole di difetti non indifferente, ma lungi dall’essere ingiocabile, certo, un po’ di delusione verso il buon vecchio Itagaki c’è, ma il comparto online riesce quantomeno a salvare il titolo. Al prezzo con cui è proposto però, ovvero 60€, non mi sento assolutamente di consigliarvi Devil’s Third, ma con questo non vi dico nemmeno di starne alla larga, solo cercate una giusta offerta per farlo vostro. Di lati positivi nel gioco ce ne sono, nascosti dai difetti sì, ma non si può negare come ci siano degli spunti interessanti in tutta l’avventura.

devilsthird_premi

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La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.