Deus Ex: Mankind Divided – Benvenuti nel 2029

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Posted 02/09/2016 by in PC

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by RickyAll
Recensione

La storia si ripete, continuamente. Per quanto il genere umano si evolva, si acculturi, si potenzi, le problematiche che lo affliggono rimangono sempre costanti. La paura del diverso, la manipolazione delle masse e i segreti corporativi continuano a schiacciare la popolazione, a causa di un manipolo di pochi Illuminati che, con i loro giochi di potere, tentano di plasmare il mondo secondo la loro visione. Anche se ciò significa uccidere, avvelenare, mentire, segregare. Benvenuti nell’apartheid meccanico, benvenuti in Mankind Divided.

Deus Ex: Mankind Divided si presenta così, in un contesto sociale ancor più decadente suo predecessore Human Revolution. Se prima i potenziati – cioè coloro che hanno o per necessità o per propria volontà deciso di installare delle protesi tecnologiche che incrementano le loro capacità fisiche e mentali – erano generalmente mal visti ma allo stesso tempo considerati il passo successivo dell’evoluzione umana, nel nuovo titolo made in Eidos Montréal il loro status sociale ha raggiunto quello dei paria indiani: uno scempio, un insulso tentativo dell’uomo di sconfiggere la natura, un pericolo per la comunità. Beh, considerando gli eventi di Human Revolution e volendosi inserire nel fittizio contesto storico che la popolazione vive nell’universo Deux Ex, non hanno tutti i torti: i potenziati hanno dimostrato di essere pericolosi e manipolabili, soprattutto se un uomo li fa impazzire tutti inserendo e attivando del codice malevolo nei loro chip neurali (se non capite di cosa sto parlando giocate immediatamente Human Revolution).

In questa realtà fatta di complotti, attacchi terroristici e manipolazione dei mass media, il nostro agente speciale potenziato di fiducia, Adam Jensen, torna ancora una volta per sventare le perverse macchinazioni che gli Illuminati hanno in serbo per il mondo e per rovesciare l’ingiustizia sociale che i potenziati, oramai trattati alla stregua di appestati, stanno vivendo.

"I've never asked for this"

I’ve never asked for this

Volendo analizzare l’aspetto narrativo di questo titolo, gli intrecci di trama – di cui ho fornito una sinopsi poc’anzi – e il setting raggiungono nuovamente gli eccelsi livelli del suo predecessore. Infatti, ci ritroviamo nuovamente in un’ambientazione distopica e alienata, sebbene meno cupa della Detroit del primo capitolo della saga che ha visto l’agente Jensen come protagonista. La città in cui si svolge la maggior parte degli eventi del gioco, Praga, ha infatti un feeling completamente diverso rispetto alla metropoli americana: l’atmosfera che la pervade è “grigiastra“, monocorde e decadente. Non che ciò sia un difetto, sia chiaro: chiunque sia stato effettivamente a Praga (come il sottoscritto) sa che queste sensazioni corrispondono realmente a ciò che la capitale della Repubblica Ceca comunica al visitatore ed è parte integrante del suo fascino. Sinceramente parlando preferivo di gran lunga lo skyline a tinte fosche di Detroit, ma è solo una questione di preferenza: Praga regge tranquillamente il confronto con il passato.

All’interno di questo contesto, il nostro alter ego si ritroverà a far parte della Task Force 29, un’unità d’élite dell’Interpol dedita all’antiterrorismo. Nello svolgimento delle sue mansioni, il nostro Jensen si ritroverà suo malgrado (lui non ha mai chiesto tutto questo) nel bel mezzo di intrecci politici e criminali, in un unico vortice dove il giocatore, perlomeno inizialmente, sentirà di essere solo una pedina. Senza spoilerare nulla, vi basti sapere che l’intreccio, sebbene prenda spunto dai temi sociali proposti dal suo predecessore, si sviluppa in modo profondamente diverso: piuttosto che incanalare il giocatore in una determinata direzione di pensiero per poi offrirgli varie strade da percorrere, Deus Ex: Mankind Divided offre contemporaneamente diversi punti di vista poco dopo l’avvio del titolo, anche se non si hanno ancora abbastanza elementi per giudicare chi abbia effettivamente ragione. Progredendo nel gioco, la matassa comincia a sciogliersi e il giocatore potrà gradualmente scegliere da quale parte schierarsi (non fraintendetemi, non voglio farvi pensare che abbiate effettive scelte dopo pochi minuti di gioco, è piuttosto un ben congegnato stratagemma narrativo).

Sebbene abbia molto apprezzato come gli sviluppatori abbiano raccontato Mankind Divided, non posso negare che effettivamente tutto ciò ha un prezzo: a differenza di Human Revolution, l’ultima incarnazione di Deus Ex non riesce a presentare al giocatore un finale degno di nota, in quanto non offre scelte che mettano in risalto la personale visione che il giocatore ha avuto degli eventi, elemento che il predecessore aveva centrato in pieno. Niente finale risolutivo insomma, nessun impatto sociologico evidente come la scelta effettuata dal giocatore durante gli ultimi atti di Human Revolution. E ciò mi è un po’ dispiaciuto.

Nonostante tutto, la trama è assolutamente godibile, e se apprezzate i racconti di un lontano futuro flagellato da dinamiche sociologiche difficilmente gestibili (Isaac Asimov anyone?) non potrete fare a meno di adorare la storia di Adam Jensen in questa sua nuova apparizione.

Un adorabile scorcio di Praga. Da notare il carinissimo filo spinato per il passaggio dei potenziati. Delizioso.

Un adorabile scorcio di Praga. Da notare il carinissimo filo spinato per il passaggio dei potenziati. Delizioso.

Terminata la descrizione riguardante lo storytelling, è tempo di passare alle meccaniche di gioco: a differenza di quanto detto precedentemente per l’elemento narrativo, Deus Ex: Mankind Divided di certo non brilla per innovazione rispetto al capitolo precedente in questo ambito, tanto che tenderei a definirlo un Human Revolution 1.5. Infatti, lo stile di gioco non è variato affatto, rimane pur sempre uno sparatutto in prima persona con forti componenti stealth e un pizzico di meccaniche RPG, come la gestione dell’inventario e la crescita del personaggio. Ovviamente, il gioco risulta notevolmente ripulito dall’assurdità di alcune animazioni certamente non ben realizzate nel precedente episodio della saga (chi si ricorda il ridicolo balletto di Jensen mentre si trovava in copertura?), ma nell’animo rimane pur sempre lo stesso titolo. Sebbene molti possano definirlo un “more of the same“, io preferisco definire Deus Ex: Mankind Divided come un “better of the same“, anche perché di certo non mi aspettavo né volevo uno stravolgimento delle meccaniche di gameplay, le quali, sebbene a tratti macchinose e poco intuitive, fanno egregiamente il loro lavoro.

La propensione allo stealth, ereditata da Human Revolution, rimane forte più che mai in Mankind Divided: affrontare a testa bassa un manipolo di 4-5 persone, complici il sistema di coperture poco fluido e le meccaniche shooter che non brillano certo per intuitività, senza alcun tipo di preparazione è letteralmente un suicidio, anche a difficoltà Normale. Non sto negando la possibilità di affrontare questo titolo a lame sguainate e a suon di testate robotiche: semplicemente non è il modo più congeniale per vivere l’esperienza di gioco. Se cercate uno shooter ricco di azione e adrenalina, forse dovreste rivolgervi altrove.

Ovviamente il fulcro delle possibilità offensive, difensive ed esplorative di Jensen, i potenziamenti, rimane in Mankind Divided, anzi: questi ultimi sono aumentati. Saranno infatti disponibili x nuovi potenziamenti che incrementeranno le potenzialità del nostro agente antiterrorismo preferito, sebbene il loro accesso sia limitato nelle prime fasi di gioco. Essendo questi potenziamenti sperimentali, la loro attivazione destabilizzerà il sistema robotico di cui Jensen è parte. Per stabilizzare nuovamente il tutto dovremo disabilitare permanentemente un potenziamento che non usiamo. Ovviamente, è praticamente impossibile ottenere abbastanza punti Praxis (i “livelli”) per potenziare al 100% il nostro Adam (la limitazione sui potenziamenti sperimentali è infatti aggirabile a un certo punto del titolo permettendo di prendere tutti i nuovi power-up), di conseguenza dovremo decidere quali potenziamenti attivare in base al nostro stile di gioco. Volete affrontare i nemici a viso aperto a suon di mitragliate? Probabilmente investire nella riduzione del rinculo e nella corazza TITAN (new entry di Mankind Divided, annulla qualsiasi danno ricevuto a costo di un enorme quantitativo di energia) è una buona idea piuttosto che investire nelle skill di hacking e nella mimetica ottica, più adatte a un approccio più silenzioso.

E canestro per i potenziati! ADAAAM JENSEEEEN!

Canestro per i potenziati! ADAAAM JENSEEEN!

Dopo 38 ore di gioco liscie come l’olio (a differenza di molte altre persone il gioco sul mio PC fortunatamente gira alla perfezione), posso dire che il mio personale giudizio di Deus Ex: Mankind Divided è estremamente positivo. Nonostante non sia un titolo esente da difetti, come per esempio il rendering “plasticoso” (Accademia della Crusca, sto arrivando) dei modelli poligonali e una localizzazione italiana forse un po’ troppo approssimativa (sottotitoli e voiceover che non coincidono esattamente e movimenti della labbra fuori sync col parlato), non ho potuto fare a meno di adorare l’ultima fatica di Eidos Montréal. Probabilmente c’è di mezzo il fatto che ho un bias enorme per quanto riguarda i titoli ad ambientazione futuristica (la adoro), ma tentando di essere oggettivo oserei dire che è un titolo che ogni giocatore dovrebbe almeno provare.
Deus Ex: Mankind Divided è disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC, sia in formato fisico che nel Playstation Store, Microsoft Store e negozio di Steam al costo di 69.99€.

Perché sì:
Perché no:
  • Ambientazione di prim’ordine
  • Storia interessante
  • Potenziamenti cibernetici

 

  • Gameplay macchinoso
  • Localizzazione italiana

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About the Author

RickyAll

Al secolo Riccardo Allegretti (no, il mio nickname non significa Riccardo Tutto e sì, sono una persona molto fantasiosa). Videogiocatore quasi a 360 gradi, recensore a 720, persona a 1080p. Come avrete notato, ho molti talenti, ma non la simpatia. RPG Master Race!