Destiny: recensione

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Posted 24/09/2014 by in PlayStation 3

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YOH-OH!:

Gameplay solido, buon multiplayer con le sue sfaccettature, Customizzazione molto interessante, universo di gioco con grandi potenzialita'.
 

ARR!:

Ripetitivo, ripetitivo, ripetitivo, errori di Game Design per quanto riguarda alcune modalita', storia davvero davvero deludente e non coinvolgente, non il Destiny che meritiamo e infine voltata di spalle abbastanza fastidiosa ai fan che hanno reso Bungie quello che e' ora ( disparita' di trattamento tra utenti PlayStation e Xbox troppo significativa)
 
by Samuel Castagnetti
Recensione

Probabilmente, se non sicuramente, il gioco più atteso dell’anno è uscito e io, fan di vecchia data di Bungie, sono qua a recensirlo per voi. Partiamo con delle premesse: la recensione di Destiny sarà oggettiva con ovviamente appunti personali, non voglio ne scadere nel recensore insoddisfatto e nemmeno nel fanboy che difende a spada tratta, e già da questo si intende come andranno le cose.

Ora, il titolo di Bungie ha creato pacchi di hype nella maggior parte dei videogiocatori di tutto il mondo sin dal suo annuncio. Per il gioco si prospettavano tante belle cose, dieci anni di contratto con Activision e una probabile trilogia all’orizzonte, ma quanto di tutto questo ha influenzato e ha creato aspettative gigantesche per un titolo che effettivamente nessuno conosceva? Si puo’ dire che GTA V avesse alte aspettative come Destiny, ma allo stesso modo era un titolo il cui approccio, gameplay e per certi versi setting era conosciuto e il pubblico sapeva cosa aspettarsi, con il prodotto Bungie invece si e’ avuto un breve assaggio nella Beta ma non sufficiente a far capire la vera portata del progetto. Altro elemento: siamo stati bombardati sia da Bungie che da PlayStation/Sony che per certi versi da Xbox/Microsoft con advertising e catch phrase su quanto fosse grande, bello e innovativo il gioco. Tutti questi fattori non hanno fatto altro che contribuire a creare una bolla di speculazione e aspettative troppo grandi per un gioco che forse non lo è abbastanza.

Destiny Storia

Storia

Il punto più negativo del gioco per quanto mi riguarda è la storia, semplicemente non all’altezza neanche delle più basse aspettative, un’ambientazione che aveva potenzialità davvero grosse con una delle storie peggio sottosviluppate degli ultimi anni. Progredire nel gioco tra le missioni di pianeta in pianeta è solo una routine con qualche sprazzo di quello che sarebbe potute essere, personaggi che vorresti approfondire e con cui invece hai occasione di parlare una volta e per due minuti massimo.  Il tutto risulta semplicemente privo di gravità: se si prende anche solo Halo, ovvio paragone, per quanto molto più semplice nel gameplay e nella progressione, il giocatore poteva sentire il peso e l’impellenza della narrazione, in Destiny invece si stringe nelle spalle e va avanti sperando in qualcosa di più, solo per avere un finale che come feel sa molto di applausi alla Evangelion.

Gameplay

Il punto forte del gioco è sicuramente il gameplay, che è comunque molto solido e godibile, degno di un titolo Bungie, ma anch’esso ha qualche falla. La buona varietà di nemici divisi tra quattro razze con i loro punti di forza e debolezze che sono e caratterizzati e funzionali e le abilità del personaggio, sono un un livello di profondità in più, ma fino a un certo punto, donando ad uno shooter molto dinamico una differenza di scenari maggiore e possibilità al giocatore. Il gameplay pecca forse per la ripetitività. I nemici per quanto di quattro razze diverse hanno comunque un numero di classi buono ma limitato, i limiti di queste classi sono dovuti al gran numero di nemici che si affrontano, rendendo Destiny un misto tra un Dungeon di un MMO e uno shooter, il che per quanto apprezzabile lo rende a volte noioso. Altro fattore che fa brodo sono le poco varie situazioni in cui il giocatore si troverà nel gioco: o dovrà procedere verso destinazione, o dovrà attendere e difendere il ghost, il quale impiega un considerevole lasso di tempo per decrittare, sbloccare, menarsi l’uccello. Ovviamente il gioco in singleplayer si divide in quattro categorie di gioco: Strike, missioni composte da tre giocatori, con boss finale, in stile “Dungeon” da MMO; Story Missions, ovviamente missioni della storia con obbiettivi variabili a seconda delle necessità narrative; Raid, missioni da 6 giocatori, senza matchmaking, di discreta durata (11 ore) e elevata difficoltà; Patrol, una sorta di free roaming per la mappa completa del pianeta scelto, con la possibilità di raccogliere risorse, completare veloce quest e partecipare a eventi pubblici.

Destiny multiplayer

Multiplayer

Il multiplayer per ora è abbastanza buono, a volte sbilanciato seppur ogni giocatore abbia equipaggiamento differente (differenze di livello bloccate quindi tutti con le stesse stat). Le modalità sono per il momento cinque: Control, ovvero un classico King of the Hill tre colline: una playlist tutti contro tutti; Skirmish, ovvero team deathmatch ma composto da due squadre da tre giocatori invece che da sei; appunto il classico TDM (Clash) da sei giocatori; e infine Salvage, una solta di King of the Hill ma con una sola “collina”. Quattro di queste modalità sono permanenti e la quinta (Salvage) periodica. Nuove lite matchmaking multiplayer verranno aggiunte (come l’Iron Banner, già visto nella beta, dove livello ed equipaggiamento contano) e altre ancora come la uscente Combined Arms, che vedrà combattimenti veicolari. Come detto il multiplayer è di buon livello, con la customizzazione e random drop a fine match sicuramente acquista longevità e rimane comunque divertente.

Destiny customization

La customizzazione mi piace parecchio, abbastanza dettagliata ma non proprio immensa. Ottenere equipaggiamenti leggendari e/o esotici richiede buone dosi di culo oppure buone dosi di grinding per ottenere Motes of Light, Vanguard Marks, Crucible Marks o Strange Coins. la parte social è carina ma piena di limitazioni. Sarà comunque complicato interagire con gli altri giocatori al di fuori delle quattro mosse a disposizione (ballare, indicare, salutare e sedersi). Alcune delle modalità di gioco non sono completabili in solo ma nemmeno offrono matchmaking, ovvero si possono affrontare solamente con party preselezionati, vale a dire quando il giocatore e i suoi amici creano una fireteam. Questo fatto crea problematiche a chi come me non ha cinque amici su Xbox One con Destiny con cui giocare. Inoltre mi trovo negli Stati Uniti e quindi minga. Conseguenza di questo approccio è che alcune delle modalità di gioco che danno le migliori ricompense sono inaccessibili.

Destiny conclusione

Conclusione

Destiny non è il gioco che meritiamo, ma il gioco di cui abbiamo bisogno! Questo perchè ci si aspettava un altro gioco ma quello che abbiamo ottenuto pur essendo un prodotto di qualità ci fa rimanere coi piedi per terra e soprattutto ci fa rivalutare lo stato dell’industria da altri punti di vista. Come detto, Destiny è un buon gioco, ma non fa quello che la gente si aspettava facesse, creando disappunto e disapprovazione, ma rimane un’esperienza ludica di qualità (auto aim escluso), ha un buon multiplayer, che può variare in aspetti molteplici come con o senza livello ed equipaggiamento, il gameplay generico è godibile e ben fatto e tutto quello di cui abbiamo parlato in precedenza. La vera tematica da approfondire è come Destiny ci fa guardare all’industria. Tanti, tanti ma tanti  e forse troppi soldi spesi in marketing, aspettative altissime e pubblico pretenzioso, softwarehouses che ovviamente promuovono il proprio gioco come fosse la fine del mondo senza prendere le distanze e valutare effettivamente il proprio prodotto senza trasporti emozionali e/o spirito di paternita’. Da tutto questo arriva un gioco considerato mediocre, forse un pò meglio di mediocre, ma di certo non il Destiny che meritavamo, viste le premesse. Non solo, la politica di Bungie dietro al gioco, la scelta di praticamente ignorare le console Microsoft (e qui dico, va bene che volete abbuonarvi il pubblico PS ma i dindi ve li hanno fatti fare gli altri) con mappa multiplayer, strike mission, armi equip e navi esclusive e bundle console, unita ad un gioco che sicuramente rimarrà all’ombra degli Halo, mette la softwarehouse statunitense in una posizione scomoda per i rimanenti anni e capitoli dell’appena lanciato franchise. Rimangono molte domande: troppo difficile bilanciare uno shooter MMO (e qui chiariamo, Borderlands rimane uno shooter COOP senza PVP)? Troppo lungo sviluppare un il gioco che tutti si aspettavano? Siamo noi che abbiamo capito male? Sono loro che hanno capito male? Oppure solo marketing?

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About the Author

Samuel Castagnetti

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.