Destiny: I Signori del Ferro – Po esse fero e po esse piuma

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Posted 03/10/2016 by in PlayStation 4

Piattaforma: ,
 
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PEGI:
 
by Samuel Castagnetti
Recensione

Destiny: I Signori del Ferro arriva con un buon anticipo e una carta d’identità di tutto rispetto a inaugurare l’anno 3 del MMO/Shooter/farming simulator/blob/boh/insomma avete capito, di casa Bungie.

Le premesse per chi gioca ancora, o per chi ha appena iniziato a giocare Destiny, sono più che promettenti: nuovo Raid, nuovi Strike, nuovi equipaggiamenti, nuova zona e via dicendo. Insomma, la seconda espansione “grossa” di Destiny mette tanta carne al fuoco ma anche no.

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Questa è per il Re Baffo, che sappiamo apprezza i lupi

I Signori del Ferro, a mio parere, presenta i picchi più alti del gioco sotto vari aspetti, ma forse anche quelli più deludenti. Parlando di alti, il reskin dei Fallen (utilizzo la nomenclatura inglese in quanto gioco con la console settata su questo idioma a molti oscuro) ovvero gli Splicer, controllati dalla SIVA; sono assolutamente i nemici più belli da vedere e affrontare nel titolo Bungie, e di molte spanne, come tutto quello che riguarda la direzione artistica del nuovo DLC. Il setting nevoso, intaccato da questi innesti tecnologici, un po’ parassitari, un po’ minimalisti, è davvero una perla di rara bellezza. Ma a volte anche le perle vanno gettate ai porci, e di conseguenza veniamo ai bassi: tutto e dico tutto, compreso il Raid, di cui parlerò in seguito, è vittima di una gestione mediocre. Cosa vuol dire? Vuol dire che metà del DLC sono reskin, l’altra sono aggiunte che son belle, ma sembrano fatte per fare numero più che per dare ore di gioco e divertimento all’utenza.

Andiamo più nel dettaglio: la storia, pur presentando nuovi ambienti, forse anche troppo sotto-sfruttati, risulta corta e poco significativa, ricca di mappe reskinnate del Cosmodromo; le playlist degli Strike, a parte Sepiks Perfected (che è il reskin paro paro dello Strike normale in hard mode) e The Wretched Eye (che oltre a essere corto ha una boss fight abbastanza infame), non fanno la differenza.

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Lord Saladin è spesso!

Venendo a quello che alla fine della fiera interessa maggiormente dell’espansione: Wrath of the Machine, il nuovo Raid! Ora, io che non ho mai raidato particolarmente spesso e ai bei tempi passati mi son trovato a farmi Crota’s End in solo qualche volta, ho deciso che era ora di dire basta e di sbattermi per questo. A livello estetico assolutamente il più bel Raid ad oggi; non che ci volesse molto a migliorare dal grigio/marrone degli Hive alla varietà presente in questo. A livello di meccaniche, però, sta il suo punto forte e allo stesso tempo debole. Ricordo che all’inizio i Raid in Destiny prendevano mezza giornata… Beh, evidentemente ora no. Il Raid ha forse le meccaniche meglio gestite per un’attività di squadra degli ultimi anni nei videogame di alto profilo, ma, come detto prima, tutto questo dividersi in squadre e lanciare palle rosse ai boss è proprio bello, sì, ma aspetta a dirlo ad Aksis. Il Raid, essendo basato molto su gimmick di squadra, è, una volta scoperto l’arcano e trovata gente capace di comunicare senza grugnire, molto facile e veloce, ma, di nuovo, aspetta a dirlo ad Aksis. Certo, perché Aksis in fase due (il boss finale) racchiude tutte queste gimmick. Aksis è una boss fight facile; o meglio, se la gente ne conosce le meccaniche si accorge che non è difficile stare vivi, fare quello che si deve e via dicendo, ma… C’è sempre un ma… Si è in sei, e purtroppo Aksis non perdona errori… Ma neanche mezzo, mai, senza pietà.

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In compagnia del solo e unico Aksis

La triste realtà di questa boss fight è quella del concatenare in sei persone cinque serie composte da nove azioni l’una, senza sbagliarne nemmeno una.

È una boss fight semplicissima ma stupidamente difficile, e con “stupidamente” intendo per via dell’alta quantità di problematiche poste dalle sue meccaniche. Ora, capisco che molti possono dire: “Eh sì, ma solo una squadra che comunica bene, gioca coesa e balle varie ci può riuscire”, o: “Sei sega tu che non ci riesci”… No! Per quanto mi riguarda vi è troppa componente fondoschienistica per avvalorare qualsiasi tipo di gioco di squadra. Certo, una squadra più affiatata userà meno tentativi per riuscirci, ma ne userà, e non pochi comunque. Insomma tutto bello, ma non sono l’unico che rimpiange i vecchi boss a cui spari e basta, e alla fine della fiera vince chi lo ha più grosso… Il fucile.

In conclusione, Desiny: I Signori del Ferro, risulta sotto l’aspetto artistico ed estetico la cosa meglio riuscita a Bungie nel nuovo franchise, il Raid è tutto sommato buono anche se troppo basato su gimmick varie che lo accorciano sensibilmente; gli Strike sono abbastanza carini ma insieme alla storia sono quelli che soffrono di più dell’effetto riempitivo di questo DLC. Bello tutto, sia chiaro: divertente, belli anche i nuovi equipaggiamenti, ma rispetto a The Taken King sembra per certi versi fatto al risparmio.

P.S.: Ho tirato meno palle per fare la recensione di NBA2K in questo nuovo Raid.

 

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Perché sì:
Perché no:
  • Piramidi tecnologiche
  • Direzione artistica
  • Gioco di squadra nel Raid

 

  • Pochi contenuti davvero nuovi
  • Troppa necessità di gioco di squadra

Destiny: The Collection – PlayStation 4 (Videogioco)


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About the Author

Samuel Castagnetti

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.