Danganrompa 1.2 Reload – Orsetti Assassini

0
Posted 13/04/2017 by in PlayStation 4

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Marco Valle
Recensione

Danganrompa 1-2 Reload è la raccolta, interamente rimasterizzata, dei primi due giochi della serie, uscita in questi giorni in esclusiva su Playstation 4. Il primo dei due titoli venne pubblicato originariamente nel 2010 sulla mitica PSP, solo per il mercato Giapponese, e, soltanto dopo il porting su PS Vita, la serie venne distribuita anche in Occidente. Nel 2015 fu realizzata una versione dei giochi per PC e ora, finalmente, la serie approda anche sull’ammiraglia di casa Sony con questa versione remastered, giusto in tempo per “rinfrescare la memoria” ai fan, in vista dell’arrivo del terzo capitolo che, salvo imprevisti, dovrebbe uscire verso la fine dell’anno.

Interessanti compagni di sventura…

Non avendo mai giocato a un Danganrompa prima d’ora, conoscevo la serie solo per le performance di alcune avvenenti cosplayer e per la sua buffa “mascotte”, un orsetto mezzo bianco e mezzo nero. Pertanto, anche se i giochi hanno già qualche annetto sulla schiena, per me questa conversione è risultata tutta da scoprire e quindi, per i neofiti come me, spiegherò brevemente il plot della serie, prima di concentrarmi sulle caratteristiche della conversione vera e propria.
I giochi della serie Danganrompa, sono una sorta di ibrido tra una visual novel e un’avventura investigativa. Entrambi i titoli di questa raccolta hanno una trama di base identica: un gruppo di studenti, molto diversi tra loro, si ritrova intrappolato in una location (un istituto scolastico nel primo, un’isola tropicale nel secondo) da un folle orsacchiotto maniaco (sì, avete letto bene) di nome Monokuma, che già nelle primissime battute della storia, spiega ai malcapitati quale sarà il loro destino. In pratica, l’unico modo per poter fuggire consiste nell’assassinare uno qualsiasi dei propri compagni senza farsi scoprire dagli altri, condizione che, se non rispettata, condurrà inevitabilmente a una fine precoce

Monokuma, in tutto il suo grottesco splendore!

Detto questo, cominciamo a dare un’occhiata più da vicino ai giochi. Come avrete già capito, questi titoli hanno un’enorme componente testuale. Giocando, passeremo senza dubbio molto più tempo a leggere dialoghi e descrizioni, che a fare qualsiasi altra cosa. Fin qui, nulla da obbiettare, se siete fan del genere. Purtroppo però, Danganrompa è disponibile solo in inglese o, ovviamente, in giapponese, cosa che potrebbe limitare fortemente il bacino d’utenza nostrano, perché, anche barcamenandosi egregiamente con la lingua d’Albione, con la mole di testi da leggere è facile perdersi qualche dettaglio o qualche sfumatura, cose che, in un gioco come questo, potrebbero anche rivelarsi fondamentali per la trama. E, dato che l’unica alternativa è il Giapponese…

I personaggi, tutti realizzati con un azzeccatissimo stile manga in grafica 2d, sono studenti liceali, ognuno dei quali è il top dei top in qualcosa. Le eccellenze non sono soltanto intese come competenze scolastiche o lavorative, ma anche abilità di dubbio valore morale, come ad esempio “la miglior giocatrice d’azzardo” o “il miglior capo di una gang di motociclisti”. Questo essere ognuno “il meglio di qualcosa” ha permesso di sviluppare i personaggi in maniera caricaturale ma completa, con personalità molto interessanti, anche se un po’ stereotipate. Tenendo conto che per tutto il tempo, o quasi, dovremo relazionarci con questi personaggi, cercando di intuire le loro intenzioni e facendo crescere il nostro rapporto con loro, vedo questo aspetto del gioco come grande pregio.

L’unione fa la forza. O no?

La trama verrà infatti sviluppata in base alle conversazioni e ai rapporti che avremo con i nostri compagni di sventura. Avremo molta più libertà di muoverci rispetto a una visual novel tradizionale, scegliendo quando e con chi parlare. Le fasi cruciali della storia, comunque, si svolgeranno principalmente attorno alle scene del delitto, dove, immancabilmente, partirà una sorta di “processo” per tentare di individuare l’assassino. Per fare ciò, dovremo prima raccogliere indizi e prove sufficienti per poter formulare un’accusa plausibile. Queste fasi investigative, in soldoni, si riveleranno essere nulla più che una serie di schermate, dove cercheremo qualche elemento interessante, vagando e cliccando con il puntatore. Spesso, troppo spesso, saremo anche impossibilitati a lasciare queste schermate fino a quando non avremo raccolto anche l’ultimo indizio, cosa che in certi punti renderà il gioco troppo lineare. Voglio dire, un’indagine dove sei certo di non aver tralasciato nulla, perché altrimenti neppure puoi proseguire? Andiamo!

Nonostante tutto, i processi sono la fase più riuscita del gioco, secondo me. È molto gratificante interrogare i presenti e cercare di collegare in modo corretto i fatti, i moventi e l’eventuale coinvolgimento di questo o di quel personaggio. Dovremo, con esiti per nulla scontati e ottime scelte di trama, cercare di capire non solo il colpevole, ma anche le sue motivazioni. Raramente, una volta scoperto l’assassino, apprenderemo che questi ha agito solo ed esclusivamente per poter fuggire da questo gioco perverso.

Ma se i processi sono il meglio, purtroppo c’è anche il peggio. I minigiochi. Si, in Danganrompa sono presenti anche dei minigiochi, per la maggior parte assurdi, male inseriti nella trama ed estremamente difficili. Fortuna che si può settare la loro difficoltà a parte, senza intaccare quella della più riuscita fase investigativa processuale.

Tecnicamente parlando, Danganrompa è ben fatto, ma non eccezionale. In fondo stiamo parlando di un gioco sviluppato anni fa per dispositivi portatili. La grafica è comunque bella e la colonna sonora azzeccata e di atmosfera. Anche le scene di intermezzo sono realizzate a dovere, sempre tenendo conto del tipo di gioco.

Una discreta conversione, in definitiva. Non ispirata al punto da farmi appassionare al genere, ma comunque in grado di tenermi incollato allo schermo fino alla fine con piacere. Ideale punto di partenza per chi voglia inoltrarsi nel mondo delle visual novel.

Storia Intrigante

Personaggi caratterizzati alla perfezione

folle, ma mai scontato

Perché sì:
Perché no:
  • Storia avvincente
  • Trovate geniali
  • Ottimo come introduzione al genere

 

  • Testo solo in Inglese o Giapponese
  • Minigiochi da dimenticare
  • Parte investigativa a volte forzata


About the Author

Marco Valle

Scrivo di videogiochi, fumetti e lifestyle. Ma anche di gdr, telefilm, film e cose. Soprattutto cose.