Cursed Castilla – Una volta qui era tutto arcade

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Posted 14/03/2017 by in 3DS

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by Cathoderay
Recensione

Come i più attenti di voi sicuramente avranno notato, qui su Pixelflood abbiamo una particolare attenzione per le produzioni indie, dato che molto spesso contengono quella scintilla di vita che negli ultimi anni è un po’ mancata a produzioni più blasonate; Locomalitotalentuoso sviluppatore spagnolo che per anni ha regalato al mondo piccole perle totalmente free come The Curse of Issyos Maldita Castilla è indubbiamente un baluardo di quella filosofia arcade che tanto ci è cara, ma è anche la dimostrazione che nei giochi bisogna sempre metterci qualcosa che piace, o si rischia di ottenere un effetto diverso da quello sperato. Proprio Maldita Castilla è il gioco che ha generato Cursed Castilla (chiamato anche Maldita Castilla ex), passando da una versione free a una versione del gioco a pagamento; quindi sta a me spiegarvi perché cacciare del grano su un gioco che in teoria potreste avere gratuitamente, cosa che vado a fare con molto piacere.

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Partirono in quattro…

Partiamo dal presupposto che di roba veramente arcade, nel senso più puro del termine, non se ne vede da molto tempo, vuoi perché si rischia di fare qualcosa di già visto e rivisto, vuoi che la grafica in pixel art è abusata negli ultimi 3 anni, fatto sta che se non avete visto grandi emuli di giochi come Metal Slug o Ghouls and Ghost un motivo ci sarà; Locomalito, col cuore gonfio di sentimenti per la saletta sotto casa, ha creato quello che potrebbe essere un omaggio, ma che per motivi vari si distanzia da semplice fotocopia, un gioco con una sua identità viva e pulsante, come pochi capita di vederne di questi tempi.

Cursed Castilla ha una sua storia ben delineata dove il protagonista, Don Ramiro, è impegnato nella lotta contro i demoni che, dopo essere stati liberati, infestano le maledette lande di Tolomera. Il cammino del nostro eroe è infestato da ogni genere di abominio, dai più classici zombie ai cavalieri senza testa, dagli scheletri a svariate bestie volanti, ma i castelli e le grotte non sono popolati solo da esseri terribili, sono zeppi anche di ricchi bottini, immancabili potenziamenti e cibi per recuperare la propria vita. L’esplorazione è basilare in Cursed Castilla, anche a costo di morire per l’ennesima volta: il sapiente level design, limato perfettamente, e gli stage che si sviluppano sia in orizzontale che in verticale spingono il giocatore a scoprire ogni passaggio segreto o magari qualcosa che lo possa rendere invulnerabile ai nemici e ai loro colpi che riempiono tutto lo schermo… Sì, proprio tutto.

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Uno dei simpaticissimi boss che popolano il gioco.

Nella più classica delle tradizioni arcade, anche Cursed Castilla causa improperi lanciati a divinità e parenti e tentativi di distruzione del pad: il livello di difficoltà non è proprio amorevole e mano a mano che si avanza negli otto stage e si affrontano i circa venti boss la situazione si fa veramente complicata e, nonostante servano poco più di due ore per portare a termine l’avventura, vi assicuro che il tempo si allunga sensibilmente a causa delle morti impietose per non aver calcolato il salto al millimetro. Cursed Castilla è un gioco difficile, ma mai scorretto, e con un’attenta analisi dei pattern d’attacco, un occhio alla traiettoria dei colpi e un buon quantitativo di parolacce si è sempre in grado di avanzare fra le terre di Tolomera. Mettiamo comunque in chiaro una cosa: la difficoltà c’è e potrebbe allontanare molti di voi da questa avventura; morire decine di volte e rifare il livello allo sfinimento non è un buon biglietto da visita per chi si avvicina a questo genere per la prima volta. Per fortuna Locomalito ha reso più abbordabile la sua creatura e così, a differenza di  Ghosts’n Goblins, le vite passano da due a tre, ma soprattutto sono stati introdotti i salvataggi e un sistema di checkpoint che non obbligano a rifare da zero sezioni di gioco già affrontate. Vi sono poi altri piccoli ritocchi che rendono Cursed Castilla un titolo decisamente più contemporaneo: nel menù delle opzioni, oltre a poter scegliere fra sei modalità video diverse (tra cui vari filtri e scanlines, come si vede nelle foto), tutti i comandi sono rimappabili, siano quelli della tastiera o del pad, come quello della PS4 in questo caso; la ciliegina sulla torta forse sarebbe stata una modalità a due giocatori, ma ho idea che avrebbe snaturato il gioco, anche se il feeling da sala giochi sarebbe stato letale.

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Le fatine sono un aiuto graditissimo.

Cursed Castilla è sì un tributo al passato, ma non è un clone di Ghost’n Goblins e fratelli, perché il titolo ha un’anima tutta sua e lo dimostra in più di un’occasione. La mitologia a cui Locomalito si ispira è quella della sua terra, precisamente quella contenuta nell’Amadigi di Gaula, un romanzo cavalleresco molto amato nella penisola iberica durante il XVI secolo che esalta  la figura del cavaliere errante; Don Rodrigo non  è un semplice parente alla lontana dell’Arthur di Ghosts’n Goblins ma ha una sua personalità unica: merito dello stesso developer, che ha fatto un lavoro di ricerca tra film, romanzi e quant’altro per delineare un mondo reale e un intero bestiario dei mostri che si incontrano in Tolomera. La pixel art che anima il gioco si mette al servizio di un’atmosfera oscura, cupa e piena di rimandi al medioevo spagnolo, quello dell’Inquisizione, sanguinolento e preda del male. Il livello di cura riposto in Cursed Castilla è anche nella sua colonna sonora, ideata e composta da  Gryzor87, da sempre spalla audio di Locomalito, che, per dare alle sue tracce del gioco il giusto gusto rétro, ha emulato il chip Yamaha YM2203, dando così al gioco il tocco chiptune tanto caro agli amanti degli arcade anni ’80.

Il gioco alla fine merita di essere comprato, a mio parere; anche se ne esisteva la versione gratuita, le aggiunte e la bontà della grafica meritano i vostri soldoni. Ricordatevi però che state per mettere le mani su qualcosa di bellissimo ma anche tremendamente spietato, quindi pensate bene a cosa state per fare, non si esce facilmente vivi da questa avventura.

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Va’ come bruciano bene i libri maledetti!

 

 

Perché sì:
Perché no:
  • Un tuffo negli anni ’80
  • Atmosfere meravigliose
  • Musiche pazzesche

 

  • Difficile
  • Spietato


About the Author

Cathoderay
Cathoderay

Amante dei fumetti in maniera viscerale, è uno dei "Vecchi" della redazione, molto spesso si ricorda di titoli semi sconosciuti perché ha avuto la sfortuna di provarli quando uscirono, ha scritto qua e la per tanti anni in tanti posti, e internet ne porta una sottile traccia, un filo rosso che denota la sua instabilità mentale.Adora gli ornitorinchi, le lontre i lupi e le volpi, ma fondamentalmente non glielo sentirete mai ammettere, perché è una persona orribile.