Conarium – Ritorno alle montagne della follia

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Posted 10/07/2017 by in PC

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere:
 
PEGI:
 
by Luigi Briganti
Recensione

Chi è appassionato di Lovecraft non può non aver letto Alle montagne della follia, e anche chi non ne è appassionato ne avrà comunque sentito parlare almeno una volta. Conarium, videogame horror prodotto dall’olandese Iceberg Interactive e sviluppato dalla turca Zoetrope Interactive, è l’erede videoludico di quel romanzo, un sequel dichiarato.

Cos’è quel macchinario al centro della stanza?

Il nostro protagonista, Frank Gilman, è uno scienziato membro di una spedizione che ha raggiunto l’Antartide per cercare di far luce sul mistero dei conaria (plurale di conarium), degli strani marchingegni la cui esistenza è stata teorizzata dal capo della spedizione, il dottor Faust, e che avrebbero la capacità di connettere chi li utilizza con un Oltremondo. Risvegliatosi da solo, all’interno della base scientifica, Frank Gilman si ritroverà a dover scoprire che fine hanno fatto tutti gli altri membri della spedizione e scoprirà che scendere le scale degli orrori cosmici è una strada di sola andata, che non permette di voltarsi indietro. Nel corso del gioco ci imbatteremo nelle testimonianze di un culto più antico dell’uomo, in strane piante molto simili all’edera, ma che secernono gas velenosi, e nell’immancabile testimonianza della presenza dei Grandi Antichi.

La storia trasuda Lovecraft da ogni poro. I richiami a Alle montagne della follia sono diretti, e le citazioni – sia dei fatti, che dei personaggi – sono puntuali e non parafrasate. In questo non c’è nessuna paura da parte degli sviluppatori di misurarsi con un mostro sacro della letteratura come il nostro H.P. Le atmosfere sono cupe e pesanti: gli ambienti sono scarsamente illuminati e la torcia che ci aiuta a vedere di più fornisce una luce flebile e tremolante, quasi come se l’oscurità che ci circonda fosse troppo opprimente per poter essere squarciata.

La nostra fidata – anche se poco utilizzata – accetta.

Il silenzio è surreale – come si conviene al genere – e viene interrotto qua e là da inquietanti rumori ambientali che a volte non sono altro che gocce che cadono e rimbombano nelle grotte, o l’ululato della bufera di neve all’esterno, o le assi che cigolano; altre volte non se ne capisce la natura e danno l’impressione di appartenere ad un qualche pericolo imminente, che poi non si palesa. Questa tecnica narrativa concorre a mantenere la tensione altissima, a far temere al giocatore di svoltare ad ogni angolo, ignaro e timoroso del pericolo che vi può trovare.

Questo e la mancanza pressoché totale di incontri con mostri di qualunque tipo – salvo rare eccezioni – fanno di Conarium un horror più che altro psicologico, in cui si è sempre sul chi vive per la paura di un incontro che non si sa se avverrà effettivamente oppure no. E quando avviene, bisogna ingegnarsi per sopravvivere, perché non sempre è così scontato riuscire a capire quel che bisogna fare, quale sia il corso d’azione da intraprendere.

I contatti con gli altri membri della spedizione vanno e vengono

Infine, non sono rare le visioni che ci riportano ad altri momenti ed altri luoghi della vita del protagonista, durante i quali dovremo risolvere altri misteri ed enigmi per tornare al presente, o nella dimensione in cui tutto è iniziato, se preferite.

Ci sono tuttavia dei lati negativi, dal momento che ad un tessuto narrativo solido e ben strutturato, non fa adeguatamente da contraltare il gameplay, che lascia molto di intentato e di – direi quasi – buttato lì. Si riesce ad interagire con una serie particolarmente nutrita di elementi dell’ambientazione, ma la maggior parte di questi risulta inutile ai fini della risoluzione dei misteri o per capire quel che sta succedendo, e non fornisce informazioni in più sulla storia. Come avviene per giochi come Shadow of Mordor o gli ultimi Tomb Raider, è possibile interagire con alcuni oggetti, ruotandoli per esaminarli meglio, ma ciò non aggiunge niente al gioco, in quanto non forniranno elementi aggiuntivi di trama o informazioni utili di qualunque tipo. Sembrano messi lì tanto per esserci, oppure in attesa di un qualche DLC che possa dare loro una qualche utilità. Anche alcuni oggetti del nostro inventario – uno su tutti quello che dà il nome al gioco – non hanno alcuna utilità pratica, tanto che una volta equipaggiati non si sa che cosa ci si debba fare, oppure possono essere utilizzati solo in un numero molto ristretto di occasioni specifiche.

Ogni tanto le visioni ci assalgono…

A questo si aggiunga un’interfaccia grafica minimale che – ancora – dà il senso di trovarsi di fronte ad un titolo in early access piuttosto che ad un prodotto finito. Cosa che stride invece con il comparto grafico, che invece ha una qualità piuttosto buona.

In definitiva, Conarium è un titolo che si fa senz’altro notare per il comparto narrativo, collocandosi nella scia del romanzo di cui si vuole designare sequel transmediale per eccellenza – peraltro riuscendoci alla grande – tuttavia pecca molto sul gameplay e su alcuni aspetti della grafica. La sintesi lo porta comunque ad ottenere la sufficienza, ma per uno dei pochi giochi dichiaratamente lovecraftiani, in attesa di titoli da tripla A come Call of Cthulhu Sinking City, lascia un po’ a desiderare.

Conarium è in vendita nei negozi in edizione fisica, allo stesso prezzo della versione Steam (€ 19,99). All’interno, oltre al DVD, contiene anche una Steam key.

Narrazione coinvolgente

Lovecraft

Interazione con l’ambiente

Perché sì:
Perché no:
  • Storia
  • Lovecraft
  • Atmosfere

 

  • Gameplay
  • Interfaccia grafica
  • Breve


About the Author

Luigi Briganti
Luigi Briganti

Luigi Briganti (Lamezia Terme, 1985) è nato in Calabria, ma da oltre 15 anni vive in provincia di Pistoia. Laureatosi in Storia Medievale presso l'Università di Pisa, ha collaborato con diverse testate giornalistiche locali. Attualmente insegna Italiano e Storia in una scuola superiore, dopo aver fatto i lavori più disparati.Tra le sue passioni la lettura, il gioco di ruolo e il gioco da tavolo, quest'ultimo diventato hobby frequente da un paio d'anni a questa parte.