Chronicles of Innsmouth – Lovecraft dal Bel Paese

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Posted 06/05/2017 by in PC

Piattaforma:
 
Software House:
 
Genere: ,
 
PEGI:
 
by Michael Maneia
Recensione

Il sottobosco indipendente è pieno di progetti interessanti, e quello italiano non è da meno. Seppur tra alti e bassi, tante piccole realtà del nostro paese cercano di sfondare nell’industria. Lo fanno con opere prime che vanno dal tentativo di portare sui nostri schermi qualcosa di nuovo a progetti meno ambiziosi, i quali puntano tutto sul citazionismo e la nostalgia. Chronicles of Innsmouth, sviluppato dai nostrani Psycho Dev, fa parte di quest’ultima categoria: si tratta di un’avventura grafica vecchio stile (genere che sta tornando in voga, grazie anche all’uscita di Thimbleweed Park) ambientata nel Massachusetts del 1920, dalle ovvie ispirazioni Lovecraftiane.

Per chi non conosce le opere di H.P. Lovecraft, ci troveremo di fronte a misteri che vanno ben oltre la comprensione umana: mostri delle profondità marine, maligni Dei antichi muniti di tentacoli, cultisti pazzi e via dicendo, tutto declinato in un mondo che profuma di Monkey Island.

Chi invece è un cultore di Lovecraft ne avrà già sentito parlare

Ed è proprio questo che funziona nel gioco: l’atmosfera cupa tipica dei romanzi dei Miti di Chtulhu viene alleggerita da dialoghi umoristici, citazioni letterarie, cinematografiche e videoludiche, personaggi strampalati e battute sarcastiche, il tutto condito da enigmi non impossibili da risolvere ma che vi richiederanno di pensare per poter completare l’avventura. Interessanti anche i vari flashback, in cui prenderemo il controllo di un burbero investigatore (col suo tipico impermeabile e la sigaretta costantemente accesa in bocca) assoldato dalla Miskatonic University per rintracciare un pastore scomparso nella cittadina citata nel titolo. Insomma, quanto basta per dare quel minimo di backstory alla vicenda.

Purtroppo, però, il resto non è così roseo. È ovvio che il gioco sia stato sviluppato con un budget limitato e da un team alle prime armi: lo stile grafico ricorda sì le prime avventure LucasArts, ma animazioni e fondali di tanto in tanto mostrano un’ingenua semplicità. Non sono “brutte”, ma si nota che chi le ha realizzate è agli inizi della sua carriera. In più, la longevità non è il forte di quest’avventura: se siete appassionati non vi terrà impegnati per tanto tempo.

Testi ben scritti, ma una cura maggiore nello stile grafico non avrebbe guastato

Stessa cosa si può dire del design e del codice: piccoli bug che si nascondono dietro l’angolo, stutter della colonna sonora (comunque orecchiabile e in linea con l’ambientazione), puntatore impreciso in modalità fullscreen e progressione degli enigmi non sempre chiara. Tutte piccole cose che, messe assieme, rendono l’esperienza meno godibile di quanto si possa pensare. Inoltre il sistema di “hint” del gioco non è così utile quanto possa sembrare: premendo la rotellina del mouse l’icona di un occhio evidenzierà i vari oggetti a schermo con cui potremo interagire, risultato ottenibile anche agitando spasmodicamente il puntatore del mouse finché non cambia la descrizione dell’azione, visualizzata sulla classica interfaccia in stile LucasArts.

Detto questo, bisogna considerare che gli sviluppatori non abbandoneranno il gioco all’uscita e, si spera, risolveranno  almeno i problemi legati al codice con gli aggiornamenti futuri

“Ragazzi? RAGAZZI? Bravissimi!”

Riassumendo, Chronicles of Innsmouth è un timido inizio per una piccola software house italiana che abbraccia il citazionismo ai giganti del genere, applicando la formula classica delle avventure grafiche di casa LucasArts a un’ambientazione e una mitologia suggestive come quella del Ciclo di Chtulhu. Non sarà perfetto, ma se apprezzate il genere un giro di giostra lo farei, anche per il prezzo decisamente contenuto.

Arkham & Humor

Perché sì:
Perché no:
  • Dialoghi ben scritti
  • In pratica seguiremo due storie
  • Buon debutto…

 

  • … Ma con tante imperfezioni
  • Molto breve


About the Author

Michael Maneia
Michael Maneia

Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.