Chroma Squad: ritorno ad Angel Groove

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Posted 30/09/2015 by in Linux

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YOH-OH!:

Tributo sincero. Graficamente gradevole. Musiche memorabili. Classy humor.
 

ARR!:

Ludicamente povero. Mancano alcune delle feature promesse nel Kickstarter.
 
by Honoo5
Recensione

Che bello, giusto in questo momento Chroma Squad è in sconto su Humble Store! Quasi quasi mi vado a rileggere la recensione che ho fatto qualche mese fa per Pixel Flood, magari scorgo qualche errore grammaticale qua e là. Aspetta che la cerco un attimo… Un attimo… No, non la trovo. Ah, aspetta, mi sa che proprio non l’ho fatta. Me ne sono scordato. E pensare che il gioco l’ho finito lo scorso maggio. Uhm.

Il primo boss non si scorda mai.

Il primo boss non si scorda mai.

Chroma Squad non va ragionato come gioco vero, alla fine il gameplay è a livello di meccaniche talmente superficiale che difficilmente potrebbe soddisfare anche solo un novizio dei JRPG tattici. Chroma Squad va preso come un gigantesco omaggio a quello show televisivo (affascinante per me, imbarazzante per gli altri) conosciuto in Occidente come Power Rangers. In realtà i riferimenti si spingono anche alle serie originali giapponesi (Super Sentai), o più in generale a quel filone di telefilm in cui sono previsti combattimenti in salsa pirotecnica tra più stuntman travestiti da pupazzoni (Tokusatsu). Alla fine non so neanche quanto senso abbia recensire un gioco così dichiaratamente settoriale: imprescindibile per un fan delle tute zentai, trascurabile per tutti gli altri soprattutto a causa di un prezzo over-proporzionato per quella che è l’offerta ludica. Un JRPG tattico come detto, scarnificato da tutte quelle meccaniche che si azzardano ad andare oltre all’attacco speciale, focalizzato unicamente a rendere interattive alcune “tattiche” di combattimento delle super squadre: attacchi combinati, mosse speciali arcobaleno per far esplodere il mostro di turno, proiezioni ginniche per fare guadagnare caselle di movimento ai propri compagni (una trovata di un gusto davvero irresistibile). I nemici, salvo qualche boss particolare, sono tutti uguali, picchiano tutti alla solita maniera, si muovono tutti allo stesso modo, esattamente come succede liturgicamente da quasi 40 anni sulle televisioni giapponesi. È presente un sistema di obbiettivi interno alla battaglia, ma è reso poco incisivo da richieste banali e da ricompense misere. Molto limitata anche la micro-gestione del team tra un combattimento e l’altro, qui squisitamente caratterizzata per sembrare un manageriale di uno studio cinematografico. Si possono costruire nuove armi ed armature sfruttando i materiali di scarto recuperati in battaglia (tanto, tanto cartone), investire su attrezzatura scenica per donare qualche passiva al nostro team, leggere il feedback dei fan su Twitter per migliorare il nostro stile di lotta. Non si possono comprare oggetti, perché no, non ci sono (capito l’andazzo?).

Big One è garanzia di qualità.

Big One è garanzia di qualità.

Ho già detto che il concetto di difficoltà in questo gioco non esiste? La trama è una fanfiction supermetareferenziale in cui cinque stuntman, stufi di essere sfruttati dal loro vecchio regista, decidono di fondare un proprio studio cinematografico dove poter girare una serie Sentai come desiderano. La situazione iniziale si andrà poi col tempo ad evolvere in un setting completamente diverso, che non sto ad esporvi per ragioni di spoiler. Quello che posso dirvi è che tutto il gioco è pervaso da uno spirito scanzonato, sfogato soprattutto nell’eccellente scrittura dei dialoghi: esilaranti le parole di conforto dei ranger nei confronti degli attori all’interno dei costumi da mostro, costretti ad esibirsi in mosse marziali nonostante l’impedimento nei movimenti. La cieca necessità di restituire quelle atmosfere jappofestose ha spinto Behold Studios a riflettere su quale genere potesse trasmettere al meglio i processi organici di cooperazione tra cinque combattenti in azione. La scelta di un JRPG tattico si è rivelata vincente, a discapito di quel beat ‘em up a scorrimento che, storicamente, non è mai stato in grado di vendere la gimmick. Lo studio brasiliano, ancora prima delle sprite attinenti, dei cameo, della colonna sonora chotto kawaii, conquista il cuore dei fan attraverso l’uso del gameplay come fionda propagandistica Sentai, riducendolo suo malgrado ad un “semplice” strumento di caratterizzazione. Divertimento cosmetico. Solo i boss sfuggono alle logiche di franchise, ispirandosi alle più disparate figure pop: senza essere specifici vi cito una cantante famosa, un personaggio della tv dell’infanzia ed uno strumento hi-tech.

Abbastanza facile da cogliere questa.

Abbastanza facile da cogliere questa.

La recensione è veramente vaga e sconclusionata, lo so. Mi spiace deludervi (ancora) con i miei scritti, ma mi interessava davvero esporre poco di questo gioco. Chroma Squad è un viaggio delizioso per chiunque sia legato in qualche modo a quel genere di show per l’infanzia, ogni discussione più approfondita andrebbe a ledere il godimento dell’esperienza complessiva. Statene alla larga se cercate un titolo oggettivamente valido.

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(Grazie a The ‘Moski per la cover)


About the Author

Honoo5
Honoo5

Principalmente dorme e perde tempo a refreshare i news feed. Ha avuto diverse carriere di successo in passato (scienziato, pallavolista, pittore). Non ascolta più musica, non guarda più tanti film, guarda il wrestling. Gli sono sempre piaciuti molto i videogiochi.