Broken Age: figli di Kickstarter

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Posted 27/05/2015 by in Linux

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YOH-OH!:

Buon atto 1. Buon comparto grafico. È cross buy.
 

ARR!:

Pessimo atto 2. Problemi nella versione portatile del gioco.
 
by La Redazione
Recensione

Tim Schafer è una figura conosciutissima nel panorama videoludico. Ora a capo di Double Fine Productions, in passato ha sviluppato avventure grafiche di grandissimo rilievo come ad esempio Grim Fandangola cui versione rimasterizzata è stata recensita da noi di Pixel Flood, ed i primi 2 capitoli della saga di Monkey IslandDouble Fine Productions aprì 2 anni fa un Kickstarter per il finanziamento di un nuovo progetto: Broken Age. Vennero così racimolati più di 3.000.000 di dollari consentendo quindi lo sviluppo del gioco il cui primo atto fu pubblicato ad inizio 2014 su PC. Il secondo atto arrivò il 28 aprile 2015, un anno dopo. Ho avuto modo di provare la versione PlayStation Vita del gioco comprendente entrambi gli atti. Questa versione è acquistabile sul PlayStation Store al costo di 24,99€ in cross buy con quella PlayStation 4.

I protagonisti di Broken Age sono due: Vella Tartine e Shay Volta. Nel primo caso si tratta di una giovane ragazza alla disperata ricerca di un mostro: il Mog Chothra, che ogni anno si reca in un villaggio per divorare 5 offerte fatte dal popolo. Queste offerte sono delle giovani e belle ragazze, e così Vella Tartine per terminare questo tragico evento decide di uccidere Mog Chothra. Dall’altra parte abbiamo invece Shay Volta, una ragazzino la cui vita su un’astronave diventa tutt’altro che allettante, alle prese con le solite missioni di salvataggio. Durante il corso dell’avventura sarà possibile passare dalla storia di un personaggio all’altro con un piccolo click. Ho concluso il primo atto in quasi 4-5 ore circa, rimanendo piacevolmente sorpreso soprattutto dagli enigmi di questa prima porzione del gioco. Seppur gli enigmi siano abbastanza semplici, il modo in cui essi vengono risolti risulta molto originale soprattutto nella storia di Vella, e a rendere questi enigmi divertenti da risolvere è anche il cast di personaggi abbastanza vario. Il comparto narrativo, il modo in cui è descritta la storia e come viene data vita ai personaggi, è magnifico: tutta la vicenda, pur dovendosi mantenere in teoria ad un comportamento serio, si lascia andare anche ad un’ironia che non pesa quasi mai. Possiamo però notare come, almeno nel primo atto, parta davvero lentamente, concentrandosi principalmente sulla bellezza degli enigmi più che sulla trama, mentre il contrario succederà nella seconda parte del gioco.

Vella parla con un albero, sì, un magico albero.

L’atto 1 è stato una piacevole sorpresa, purtroppo però non mi sento di poter dire la stessa cosa per quanto concerne l’atto 2. La pecca più grave la si può descrivere in breve: riutilizzo di asset. L’atto 2 prende tutte le location dell’atto 1 e le ripropone, senza vedere nemmeno qualche novità anzi, addirittura vedendo gli stessi personaggi. La curva di difficoltà degli enigmi in questo secondo atto è tutta diretta verso l’alto, ma gli enigmi stessi risultano spesso e volentieri abbastanza forzati andando a perdere il divertimento che avevano nel primo capitolo. L’atto 2 si focalizza principalmente sulla trama rendendola molto più interessante, andando ad aggiungere nuovi perché. Perché a cui non sarà data però risposta. I motivi per cui la fine dell’atto 1 spingevano a proseguire alla parte successiva vengono a mancare a causa dell’assenza di qual si voglia spiegazione fino ad arrivare ad un finale che dire scialbo è dire poco. Purtroppo vedere sgretolata una storia che aveva tutte le premesse per rendere il secondo atto una porzione di gioco esplosiva sono state bruciate.

L’atto 2 spazza via parte dell’interesse creata dall’Atto 1.

La peculiarità principale di Broken Age penso però debba essere trovata nel particolarissimo stile grafico: uno stile in grado di mixare alla perfezione cutscene e scene in-game con una semplicità mai vista prima e, pur risultando i modelli abbastanza grezzi se zoomati, l’effetto del quadro generale lascia di stucco, la resa dei personaggi è ottima, anche avendo animazioni molto semplici e basilari. Ciò che invece mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca è stato il comparto sonoro, con quasi nessuna traccia di rilievo: mi è capitato spesso di giocare senza nemmeno accorgermi ci fosse una soundtrack di sottofondo. In contrapposizione a ciò abbiamo un doppiaggio in inglese di tutto rispetto con un cast di doppiatori in gamba e una localizzazione in italiano non eccellente ma godibile.

Lo stile grafico è originale e ben realizzato.

Per quanto riguarda la versione PlayStation Vita in sé ho riscontrato un gravissimo problema di cui gli sviluppatori sono già al corrente e al lavoro per una nuova patch. Broken Age sulla portatile di casa Sony non può esser giocato offline: la console ha il bisogno di esser connessa costantemente ad internet, in caso contrario il gioco si bloccherà immediatamente costringendo quindi al riavvio. Un problema probabilmente dovuto alla gestione del salvataggio in cloud e locale, speriamo che la patch venga pubblicata il prima possibile. Inoltre, altro problema non molto rilevante è che i caricamenti di questa versione possono risultare un po’ più lunghi rispetto alla controparte PC, ma ripeto è un problema abbastanza trascurabile dal momento che non passerà un’eternità di tempo.

Ho portato a termine Broken Age in 13 ore, rimanendo in parte soddisfatto ed in parte deluso. Anche se la versione portatile soffre di alcuni problemi che verranno risolti col tempo giocarlo su PS Vita è comodissimo ma se siete titubanti sull’acquisto il mio consiglio è quello di aspettare gli sconti futuri sul PlayStation StoreBroken Age rimane in ogni caso un gioco gradevolissimo da giocare, con le sue pecche certo ma non riconoscere i suoi lati positivi non sarebbe corretto.


About the Author

La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.