Blues and Bullets – Episodio 1: questa città è una giungla

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Posted 29/07/2015 by in

 
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YOH-OH!:

Storia particolare ma coinvolgente. Ricca di suspance, violenza, toni macabri e riferimenti a sette pseudo sataniche. Ottima caratterizzazione dei personaggi, del doppiaggio e della localizzazione. Colonna sonora pregevole, adatta e mai scontata. Direzione artistica degna di lode.
 

ARR!:

Alcune forzature che si sarebbero potute evitare. Le animazioni facciali sono blande e prive di vita. Scarsa interazione con l'ambiente circostante nel fase esplorativa.
 
by Daniele Fiorentini
Recensione

Blues and Bullets ha fatto discretamente parlare di se, instillando un legittimo senso di curiosità negli amanti delle avventure punta e clicca, con tematiche mature e specialmente violente. Proveniente dalle geniali menti indie di A Crowd of Monsters, con il patrocinio dell’Università della Cultura di Catalunya, si propone come un titolo “diverso” dalla massa, traendo forza dal periodo storico che vede l’intoccabile e famoso Elliot Ness alle prese con il temibile Al Capone, nell’america degli anni ’50.

Sulla cresta dell’onda cavalcata dai Telltale Games e DontNod, finalmente approda su Steam (dopo essere stato promosso su Greenlight) un titolo che sfrutta in parte le meccaniche dei titoli dei team citati, includendone altre che, supportate da buone sezioni d’azione come spiegheremo più avanti, cerca di ritagliarsi un suo spazio in un genere che è esente da toni macabri e ricchi di violenza (in parte colmati da The Wolf Among Us) caratterizzando il tutto con Al Capone che scopriremo essere in fretta il nostro antagonista, viaggiando rapidamente in più ruoli.

Il gioco si presenta come un punta e clicca / adventure like che prende ispirazione dai titoli TellTales, come detto, per quanto riguarda molte delle sue meccaniche, scelte multi branch che influiscono sulla storia tra tutte, e il Re-Cap delle scelte comparate con la comunità al termine dell’episodio (il primo è disponibile, gli altri a seguire entro l’anno).

5

Il Blues and Bullets Diners, il ristorante aperto dopo il ritiro di Ness dalla scena che funge da base primaria delle operazioni e casa di Elliot.

Ambientato durante gli anni 50 di Al Capone, dove giocherà un ruolo fondamentale nella storia dapprima come nemico e poi come commissionario di un lavoro, rispetta tutti i canoni dell’america post-proibizionismo: la gente di colore è ancora vista come manovalanza e ceto basso, tanto che si scherza, spesso, sulla loro incapacità di votare e dall’essere bistrattati dai pelle bianca in tutto quello che fanno. Siamo ad un passo dall’evoluzione civile americana, dunque, in quanto gli è consentito di ricevere rispetto e di frequentare posti pubblici. Ad un passo, ma non completamente integrati nella società che il gioco dipinge.

Il profumo degli anni 30-40-50 lo si ritrova in un’ottima caratterizzazione degli scenari e in una discreta ricostruzione degli interni e locations: la tavola calda (che svolge il ruolo di “casa” del nostro eroe di turno), gli americani “Diners“, incorpora in se il design tipico di quei tempi specialmente riguardo l’arredo interno, i distributori di bevande, il juke box e l’omni-presente stile arrotondato e tondo, tipico di quei tempi.

Si presenta una buona struttura narrativa che sarebbe potuta essere più curata, variegata, profonda: le informazioni che otterremo dai contesti non vitali al proseguimento della storia non sono eccessivamente “articolate”, spesso si limitano a poche informazioni. Al contrario, la parte esplorativa delle sezioni investigative sono molto corpose, ricche di dettagli, con tanto doppiaggio e una particolare gestione degli indizi, della loro analisi e anamnesi. La ricostruzione dei fatti prende vita sotto forma di minigioco ma, ad essere più precisi, ricalca un po le meccaniche che Capcom ha inserito nella serie di Gyakuten Saiban / Phoenix Wright, quando si ha necessità di ricollegare i pezzi per ricostruire e interpretare i fatti.

3

I momenti ricchi di pathos, macabri e violenti non tardano ad arrivare.

Il tratto volutamente noire gli conferisce uno stile tutto suo, che predilige toni chiaro scuri ad eccezione del colore rosso, che risalta sempre e comunque in qualsiasi oggetto ne sia colorato; dalle auto ai semafori, dal vino alla cravatta. Lo stile e l’impronta è una chiara ispirazione ad L.A. Noire, titolo che giocava molto sull’epoca in cui era ambientato e sopratutto sugli efferati omicidi a sfondo satanista e/o di un eventuale setta, senza nulla togliere al buon psicopatico omicida di turno.

Il pesante riferimento al rosso e alle sue sfumature è un chiaro richiamo al sangue, che sembra essere il tema principale, sotto forma di violenza e crudeltà, di questa serie, che proprio non ne risparmia.

Come L.A. Noire, il gore e la violenza non tardano ad arrivare, ma mentre nel titolo Rockstar la vera scena del crimine “orripilante”, per così dire, incalza più tardi, qui, dopo un preambolo intramezzato da una divertente sparatoria, ci viene schiaffeggiato in faccia senza ritegno, senza una minima preparazione, così, in tutta la sua repulsiva crudeltà e senza mezzi termini. Questo ci fa realizzare il messaggio degli sviluppatori in maniera chiara: se il primo episodio parte in quarta così, figuriamoci cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi che verranno. Come detto, le tematiche macabre sono il fulcro della faccenda e non tardano ad affermarsi.

La strana coppia Ness / Capone potrebbe far storcere il naso ai puristi della storia vera. Si instaura un rapporto di partnership che lascia spesso perplessi, cosa che nella realtà non solo non è mai accaduta, ma le chance sarebbero alquanto minuscole. Il gioco tende ad inserire, nel contesto, fattori che stonano un poco con la ricostruzione reale al quale il titolo ambisce. Trovano spazio immensi sommergibili e dirigibili che all’occorrenza diventano delle fortezze e degli hotel di lusso volti al peccato, strappando quel buon lavoro di ricostruzione storica effettuato, apparendo un po troppo esagerate (insomma, spezzano l’atmosfera e istigano alla risata, ma non nel buon senso della cosa).

I cliché si sprecano, ce ne sono davvero troppi.

Il detective che una volta era il pupillo della polizia si ritira nel suo ristorantino, diventa un alcolizzato ed è preda dei sensi di colpa misti alla fissazione di una persona sola, che, guarda caso, lo ha talmente influenzato nella sua vita che lo ha portato a distruggere tutto ciò che gli era caro. Nothing to see here, move along. Un vero peccato, ci sarebbero tonnellate di scenari su cui basare o creare l’eroe di turno, ma no, invece usiamo una cosa scontatissima, che importa. Ripeto, peccato.

Le sparatorie sono divertenti, ma almeno stando al primo episodio, ne avviene soltanto una “reale”, l’altra sembra essere stata messa lì per caso, da filler. I comandi rispondono bene, il mouse funge da sparo e da mira, si ha un buon feedback visivo e fisico dei colpi e tutto scorre liscio senza tempi morti o di risposta biblici. Spassose, spero ce ne saranno delle altre più avanti, perchè come nel caso di titolo analoghi già citati, rendono la storia più divertente e dinamica, piuttosto che vivere situazioni così pericolose come su binari senza una reale minaccia.
I comandi sono particolari per via di alcune scelte di design: alcune volte basta solo il mouse a fare tutto, in altre serve anche la tastiera, in altre ancora servono entrambi e il rapido cambio di più sistemi di controllo vi ricorda spesso che non siete una piovra.

4

Le sparatorie sono divertenti e facili da giocare.

Un sistema più semplice basato su quello di titoli già citati o, semplicemente, su un punta e clicca vecchio stampo, avrebbe aiutato senza dubbio a rendere la faccenda più diretta e immediata piuttosto che troppo meccanizzata. Non è presente un inventario e ciò che si scopre, ai fini della storia, viene proposto automaticamente in base alla situazione.

Sono gusti e preferenze personali, ma ciò non toglie che i comandi svolgono un lavoro decente, per quello che devono fare, con i QTE presenti in poche sezioni che donano una buona dose di adrenalina.

Il comparto grafico è sicuramente degno di nota. Nonostante sia un indie-game, il gioco presenta uno stile accattivante con eccellenti texture (non tutte, ma in generale rendono benissimo), abbondanti effetti visivi (bloom, lens-flare, particelle, fumi volumentrici, illuminazione dinamica) e una buona caratterizzazione dei modelli poligonali. Le strutture, le auto, l’architettura urbanistica e d’interni si presentano bene, variegate e dettagliate almeno negli ambienti presenti nel primo episodio. Si nota chiaramente come abbiano riposto cura nei dettagli, anche minuscoli, al fine di riprodurre più fedelmente possibile l’epoca in cui si svolgono i fatti.

2

Non fatevi intimidire dai toni bianchi e neri, il titolo è ricco di dettagli che quasi vi fanno dimenticare dell’assenza di colore.

L’unica nota negativa, a dover essere pignoli, è l’animazione facciale dei protagonisti.

Probabilmente a causa del limitato budget, i volti sembrano senz’anima, privi di espressioni tangibili e vive, conferendo un aspetto vuoto e simile a robot che muovono solo labbra o mascella. Conoscendo questo difetto, avrei limitato le inquadrature in close-up, che invece abbondano. E’ un altro aspetto che spero vada migliorandosi con gli episodi, perché spezza un po (anch’esso) l’atmosfera.

La durata del primo episodio, cercando di essere più scrupolosi possibili e curiosi, è di circa 3 / 4 ore. Tralasciando il fatto che l’interazione con l’ambiente circostante è fortemente limitata ai soli oggetti che il gioco ci consente di analizzare, si ha un finto senso di esplorazione che lascia l’amaro in bocca quando si tenta di spingere il nostro personaggio ad analizzare altre aree fuori dal suo percorso. La telecamera ci forza a seguire un path prestabilito, totalmente on-rails, e non ci consente nessun margine di manovra, spesso forzandoci ad assistere ad avvenimenti scriptati, anche contro la nostra voglia, che sarebbero potuti essere totalmente opzionali.

Anche questo è un peccato: in questi giochi esplorare aree cieche e prive di motivo sicuramente fa guadagnare punti verso il giocatore, limitarne il campo d’azione ha un effetto negativo secondo me.

E’ presente la localizzazione italiana via sottotitoli, il doppiaggio inglese è di ottima fattura e gli attori sembrano non essere mai forzati nell’interpretare i loro ruoli, l’aspetto audio generale è buono, con una pregevole colonna sonora che incorpora pezzi cantati con un certo talento, senza rinunciare a tipici jingle degli horror-movie.

In conclusione, il gioco si presenta bene e si lascia giocare piacevolmente, ma non è esente da nei, come descritto sopra. Per alcuni appassionati della storia americana, specialmente dell’epoca a cui si fa riferimento, può far storcere il naso l’inclusione di alcuni elementi che altrimenti non vi troverebbero senso logico, ma forse proprio partendo dall’assurda, almeno inizialmente, partnership, il gioco si concede qualche strappo tanto da renderlo “particolarmente diverso” da una riproposizione della vita reale.

Si trova su Steam, il season pass composto da 5 episodi costa all’incirca 20€ e include diversi bonus, come la soundtrack e il digital comicbook.

Consiglio il titolo a chi adora le avventure di questo tipo, raffinate e esplose grazie a titoli ampliamene citati , ma anche a chi cerca un titolo noire macabro, ricco di tematiche adulte che non risparmia neanche una goccia di sangue.

C’è molta carne al fuoco e l’assaggio del primo episodio ci lascia ben sperare: finché un titolo di questo genere conferisce un sano divertimento in quelle ore trascorse in sua compagnia sono sicuro che si può soprassedere tranquillamente sui suoi difetti. Consigliato.

 bluesandbullets_premi


About the Author

Daniele Fiorentini

Tuttofare praticamente sin dai tempi dei Laser Games, Daniele si è sempre buttato in diverse sfide che hanno spaziato dal Retrogaming, Retrocollezionismo, Giornalismo Videoludico, Sistemistica e IT. Cura il canale YouTube "Great Pills of Gaming" in coppia con un suo grande amico, ZioWrex, con l'intenzione di recensire i giochi come si faceva una volta: ossia con l'idea che un prodotto deve saper divertire.