Bioshock The Collection – C’è sempre un faro

0
Posted 23/09/2016 by in PC

Piattaforma: , ,
 
Software House:
 
Genere: ,
 
PEGI:
 
by Dan
Recensione

 

Sono passati nove anni dalla prima, angosciante visita a Rapture -un esperimento di narrazione superba, collegato forse al genere più immediato e meno riflessivo. Per alcuni, Bioshock (2007) è stata la storia di un mondo distopico e malato, composto in parti uguali da champagne e sigarette senza filtro, architettura decò ed esperimenti sociali; per altri è stato un ottimo sparatutto in cui dar fuoco ai nemici con uno schiocco di dita e hackerare telecamere di sicurezza. Il vero merito del primo Bioshock è stato appunto quello della sua doppia natura intelligente, sia nel gameplay puro che nella scelta dell’ambientazione: nei panni di un sopravvissuto a un incidente aereo, il protagonista viene trascinato nelle rovine della città sottomarina di Rapture -un eden sociopolitico distrutto dalle sue stesse ideologie e ormai degenerato in una trappola mortale. “Nessun re, nessun dio – solo l’Uomo” è il primo messaggio con cui Rapture accoglie il protagonista e il giocatore, dando così inizio a forse una delle più profonde esperienze di immersione della scorsa generazione: nessun mostro o terrorista, solo il meglio del genere umano (artisti, scienziati, atleti) ora ridotto da droghe genetiche ad avanzi di manicomio; nessuna distesa nucleare o base nemica, solo una città labirintica disturbata da annunci di propaganda e dal ticchettio di telecamere assassine.

Pixel Flood - Bioshock The Collection

Il secondo capitolo della saga ha rappresentato per molti una delusione: Bioshock 2 (2010) non riesce a replicare il successo del suo predecessore, nonostante gli elementi di gioco siano rinfrescati dall’aggiunta di diversi poteri genetici e dalla possibilità di giocare sulla difensiva attraverso l’uso di trappole e diverse sezioni in cui fungere da scorta. Rapture è ormai un’ombra delle glorie passate, un guscio vuoto popolato dai pochi sopravvissuti ora membri di un apocalittico culto collettivista. La storia del protagonista e della ricerca di sua figlia si fa più personale e, forse proprio per questo, meno ambiziosa: i toni politici e di critica sociale non vengono approfonditi, e il cast manca di personaggi carismatici. Anche l’effetto sorpresa è decisamente carente: il paragone col primo Bioshock è abbastanza impietoso – segno, forse, di come una vera e propria esperienza sia ancora l’elemento più valutato dal grande pubblico. Il tutto, insomma, finisce per lasciare il retrogusto di un DLC ingolfato e riciclato come sequel.

Il terzo episodio, Bioshock Infinite (2013), ci porta fino alla città volante di Columbia: la distopia qui è diversa, costruita sull’humus xenofobo e nazionalista di una America ancora chiusa in se stessa, a metà fra puritanesimo e sviluppo industriale. Ken Levine attinge a piene mani dalla fisica quantistica più “pop” per creare un’epica sui temi di predestinazione, libero arbitrio e su come le scelte degli individui precipitino conseguenze ed echi imprevisti. Il successo è grande, anche se gran parte del gameplay appare diluito rispetto ai trailer originali: Bioshock Infinite cavalca ancora l’onda di un giusto equilibrio fra azione e storytelling anche grazie alla caratterizzazione di Elizabeth, donzella per nulla in difficoltà, e alla sua capacità di collegare le diverse realtà probabili modificando il campo di battaglia. Il level design, formulaico, sente forse fin troppe influenze del settore FPS (grandi arene, balconi, coperture e comodi cumuli di power-up e munizioni) ma la narrazione si rivela capace di mantenere viva l’attenzione anche dei giocatori meno action grazie a grandi feels e colpi di scena.

bioshock-the-collection

Questa remastered promette (e mantiene) molto di più di quanto si sia chiesto negli ultimi anni da altri titoli freschi di release. Portarsi a casa tre dei migliori pezzi della storia del settore in gloriosi 1080p e 60 fps già non è cosa da poco, ma la presenza di tutti i DLC (Minerva’s Den per Bioshock 2 e i due episodi di Burial at Sea per Bioshock Infinite) potrebbe già da sola giustificarne l’acquisto anche per i giocatori della prima ora.

Sebbene nessuna delle meccaniche di gioco sia stata modificata (salvo la rimozione del multiplayer da Bioshock 2, di cui nessuno sentirà la mancanza), ognuno dei tre episodi sembra aver ricevuto un trattamento speciale sia per quanto riguarda patch e debugging che dal punto di vista tecnico, in particolar modo per quanto riguarda il sistema di illuminazione e le texture ad alta definizione. Il risultato finale è particolarmente notabile nei primi due episodi, dove il contrasto luci/ombre e le varie superfici metalliche contribuiscono a portare Rapture davvero all’altezza di un gioco next gen. Un lavoro molto buono, decisamente sopra la media, ma non perfetto: sono stati denunciati cali di framerate durante i salvataggi automatici e qualche spiacevole balbuzie durante l’ascolto di alcuni audio diari. I primi episodi, in particolare, sembrano purtroppo proni al crash su PlayStation 4 se messi in stand-by nel mezzo di una scena d’azione -un difetto fastidioso, ma tutto sommato tollerabile.

Insomma, cosa state aspettando? A meno di aver già concluso a suo tempo ogni episodio e ogni DLC, Bioshock The Collection rappresenta probabilmente la versione dal migliore rapporto qualità/prezzo di ben -tre- classici che non dovrebbero mancare in nessuna libreria.

premi_1premio

Perché sì:
Perché no:
  • Nuova veste grafica
  • DLC
  • Prezzo ultra-competitivo

 

  • Qualche problema audio

Bioshock The Collection – PlayStation 4 (Videogioco)


List Price:EUR 49,99
New From:EUR 26,69 In Stock
Used from: Out of Stock

 


About the Author

Dan
Dan

Milanese, classe '84 - una generazione a metà fra due mondi, dai pixel agli Oculus Rift, dalla "vergogna" di essere il nerd della classe al piacere di sapere che oggi c'è un videogioco per tutti.Nostalgico degli anni '90, composto al 30% di RPG e al 70% di ricordi (fra cui il prezzo dei primi ATARI e il lancio dello SNES in Europa), vive la sua vita un quarto di d20 alla volta, tentando di scrivere con serietà di un settore fatto di meme, sequel e reboot.