Beholder – Il lungo braccio della legge

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Posted 16/12/2016 by in PC

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Genere:
 
PEGI:
 
by Samuel Castagnetti
Recensione

In tempi meno sospetti di quelli attuali vi sono stati esempi più che riusciti di giochi dalle tematiche sociali e dal valore anche introspettivo simili a quello che tratterò in questa recensione, basti pensare, ad esempio, a Papers Please!Warm Lamp Games va appunto a dipingere un uggioso e spietato spaccato della vita di una famiglia in uno stato totalitario e i compromessi che si è pronti o meno ad accettare pur di sopravvivere in Beholder.

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Il palazzo in tutta la sua decadente magnificenza

La privacy è morta, lunga vita all’occhio vigile del manager! In questo futuro dispotico, il giocatore si ritrova a vestire i panni di un marito e padre al quale viene richiesto di gestire uno stabile. L’incarico arriva dal governo della nostra gloriosa madrepatria, ma non si limita alla gestione dello stabile, infatti il nostro vero ruolo è quello di spiare gli inquilini e di riportare sia il loro profilo caratteriale che eventuali infrazioni alla legge. L’adempimento dei nostri doveri è molto rigido e deve seguire una specifica procedura, garantendoci però i fondi necessari per prenderci cura della nostra famiglia e anche acquistare mezzi migliori per monitorare i vari inquilini.

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Dottore non avrai più segreti!

Poste le premesse di quello che è la meccanica fondamentale del gioco (ovvero spiare e fare rapporto alle autorità), si inseriscono tutte le sfaccettature del caso, come varie sidequest legate sia al nostro nucleo famigliare che alle varie diramazioni e possibilità legate alle stesse. Proprio questa flessibilità, pur sempre relativa sia chiaro, va a creare il conflitto nel giocatore, il quale si trova costretto a scegliere se riportare una piccola infrazione e condannare un inquilino alla galera oppure aiutare quest’ultimo a scappare dalle grinfie del totalitarismo.Il giocatore si troverà a dover scegliere fra uno stato che inasprisce lo stile di vita del proprio popolo progressivamente, ma che non possiamo prendere in giro e soprattutto dal quale la nostra famiglia dipende, oppure il buon cuore, la cosa giusta da fare, ma che può portare solo problemi se non la nostra stessa incarcerazione e conseguente condanna a morte per moglie e figli, non in grado di mantenersi da soli. La scelta ha il suo peso nell’economia di Beholder, e le conseguenze si fanno sentire anche nelle prime ore di gioco.

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Alla fine del lungo braccio, la legge ha la mano, e la mena forte

La storia raccontata dal titolo è piuttosto ben realizzata, le varie diramazioni sono ben gestite e anche sorprendenti in alcuni casi, donando una buona diversità da partita a partita. Ovviamente il fattore umano/etico è la componente principale sulla quale ruota la narrazione, la quale coma appunto già citato, prende spunto a piene mani da un titolo come Papers Please!, con il quale condivide davvero moltissimo. La domanda però a questo punto diventa: dopo esserci sentiti delle merde per aver infamato un intero palazzo… Cosa rimane del gioco? Quello che rimane sono delle meccaniche relativamente ben gestite, e quello che sarebbe potuto essere un framework interessante da sfruttare per un gameplay più libero da una storia forse un po’ troppo opprimente. Mi spiego meglio: le meccaniche di gioco, ovvero installare telecamere e rovistare nelle abitazioni degli inquilini, sono funzionali, ma ci sarebbero potute essere maggiori interazioni o esche per poter attirare gli abitanti fuori dalla loro abitazione, rimanendo invece un gioco di attesa e frugali capatine a cercare nei loro cassetti. Allo stesso modo, avendo comunque dei buoni spunti, il gameplay sarebbe potuto essere maggiormente indipendente, offrendo ancor più diversità di progressione, come inquilini random ad inizio partita. Purtroppo, il gameplay è schiavo della storia, inteso proprio come ricolmo di colli di bottiglia e storyline troncate inavvertitamente per premiare la narrazione e non la scelta del giocatore. Un altro punto negativo è l’inavvertito stato di game over, che spesso viene triggerato senza dare molte spiegazioni (e anche molto facilmente) rendendo molto complicato un completo playthrough del titolo.

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Spiare dalla serratura non spesso non è la soluzione più pratica e le telecamere esistono per questo motivo

Siccome i gendarmi mi stanno bussando alla porta è il momento di inoltrare il mio rapporto su Beholder! Il gioco punta tutto su narrazione e atmosfera e non gli si può dare torto, riesce a colpire il bersaglio, dove però poteva essere gestito con maggiore cura, dando anche più respiro al giocatore in termini di meccaniche di gioco, è proprio il gameplay. Esso infatti risulta funzionale alla narrazione e meno elaborato di quanto sembri a primo acchito. Il gioco però diciamo che vale i soldi spesi, portando anche un minimo di spessore nei concetti, che ogni tanto non fanno male al medium.

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Perché sì:
Perché no:
  • Narrazione
  • Varie ramificazioni
  • Contenuti

 

  • Gameplay sottosfruttato
  • Condizioni di game over spesso non chiare


About the Author

Samuel Castagnetti

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.