Battlefield 1 – Tu sei la mia patria

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Posted 31/10/2016 by in PC

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by Samuel Castagnetti
Recensione

Il mondo è in guerra! L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando scatena il conflitto, un conflitto che segnò in modo tutto suo la nostra storia, lasciandosi alle spalle poco meno di dieci milioni di morti. DICE e Electronic Arts hanno deciso di ambientare l’ultimo capitolo della saga Battlefield, Battlefield 1, proprio durante questo conflitto, vediamo come se la sono cavata.

Facciamo alcune premesse necessarie per poter analizzare il titolo con maggiore giustezza: la scelta di utilizzare questo scenario bellico è insolita e quindi, sinceramente, risulta essere l’aspetto più intrigante di questa release. Non perché la prima guerra mondiale e’ intoccabile dal nostro medium preferito, ma perché le caratteristiche della prima guerra mondiale sono difficilmente rappresentabili dal videogame. In parole povere, la grande guerra è stata un conflitto combattuto in trincea, con pochi progressi per entrambi gli schieramenti, caratterizzata dalla sperimentazione di gas e a da armi generalmente a singolo colpo piuttosto imprecise, per non parlare delle baionette…

A Trooper's life

A Trooper‘s life

Battlefield 1 ha necessariamente dovuto reinterpretare  (sia per motivi  di tempistica che di gameplay) alcuni aspetti del conflitto, come una maggiore diffusione di armi automatiche tra le truppe di fanteria, scontri a fuoco più dinamici, e via dicendo. Messi questi punti in chiaro, era ed è evidente che questi cambiamenti sarebbero stati fatti, sia per via della legacy dalla serie che per evidenti necessità a livello di campagna e a livello di multigiocatore competitivo, di conseguenza valuterò il lavoro di DICE indipendentemente dalla sua aderenza storica alla grande guerra. Sul piano della campagna singleplayer, gli sviluppatori compiono una significativa decisione, che è contemporaneamente la fortuna e la rovina della modalità, a mio parere . La campagna si divide infatti in varie storie, con protagonisti e fronti diversi cronologicamente separate e giocabili nell’ordine che si preferisce. Come detto precedentemente, questa scelta fa la fortuna e la rovina della campagna, perché pur essendo in grado di raccontare storie davvero molto cariche di emozioni, significati, prospettive e obbiettivi diversi, perde la possibilità di raccontare una sola storia potenzialmente più impattante. Ciò però non toglie il grande lavoro compiuto dallo studio svedese nel restituire un mondo estremamente duro e sfaccettato, tramite gli occhi di personaggi assolutamente ben riusciti e calzanti.

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La distruttibilità’ ne fa ancora da padrona

Ma sappiamo tutti che per quanto la campagna ci faccia divertire, siamo tutti qui (o almeno in gran parte) per quello che e’ l’effettivo selling point del titolo Electronic Arts: il Multiplayer! Battlefield 1 da alla luce nuove modalità di matchmaking (insieme a vecchie glorie), in quella che è sicuramente un’offerta molto vasta in termini di varietà. Alle solite modalità (conquista, deathmatch, rush…) si aggiungono le Operazioni, le quali consistono nello scontro fra due schieramenti: uno a difendere e l’altro ovviamente ad attaccare, fino a quando uno dei due e’ effettivamente riuscito a respingere il nemico durante i vari stadi del match, oppure è riuscito a conquistare tutte le zone. Vi sono vari aspetti oltre alle modalità di gioco da osservare, ma vi informo da subito: il multigiocatore di Battlefield 1 non mi ha convinto.

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Fuoco e fango.

Parlando degli aspetti tecnici, sia a livello di singleplayer che di multiplayer il gioco è mostruosamente bello, con una realizzazione grafica al top, ma forse alle volte un po’ pesantino da digerire su PC, ma davvero molto bello. Le mappe sono a livelli di realizzazione eccelsi: ambienti naturali così ben integrati e credibili sono secondo me rari da trovare. Tutto bello, però, personalmente, il multi continua a non dirmi niente.
Tecnicamente è una sorta di classico Battlefield, con le solite classi che si giocano come le solite classi, e fino a qua ci siamo. Sorvolo sulle classi elite, che non fanno davvero grossa differenza, e parlo direttamente del rinnovo della progressione dei personaggi e dei battlepacks. A livello di progressione, si continua (a grandi linee) come prima (punti di classe, punti generali, punti alle armi) ma diciamo che oltre a lavorare verso sblocchi generalmente poco utili, in quanto le armi non sono realmente customizzabili (a buona ragione eh), volendo si può stare anche sempre con lo stesso setup iniziale, in quanto meccanicamente non cambia assolutamente niente, rendendo la progressione solo ed esclusivamente un fattore estetico, togliendone di fatto il fattore legato alla flessibilità delle build. Non totalmente sia chiaro, ma in gran parte.

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They see me ridin’, they dyin’

I battlepacks proprio per questo motivo sono stati ripensati, e ora non sbloccano più un ampio range di modifiche, ma skin per le armi, anche al momento abbastanza poche e bruttine.
In aggiunta a una progressione abbastanza monotona, il lavoro a livello di resa delle armi e soprattutto delle hitbox lascia spesso a desiderare. Le armi (soggettivamente parlando, sia chiaro) non danno la sensazione giusta, di conseguenza faccio davvero fatica ad abituarmici e ad essere efficace. Le hitbox, giocando spesso da cecchino, mi hanno dato molte volte la sensazione del fatto che sono imprecise, la stessa sensazione che il titolo mi aveva lasciato provando la demo alla Gamescom, per esempio.
Tutti questi fattori mi lasciano abbastanza indifferente al multigiocatore, e ad oggi non mi invogliano particolarmente a giocarvi, magari in futuro le cose saranno diverse.

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The pain train never stops!

Tirando i remi in barca, Battlefield 1 si fa in quattro per raccontare il primo conflitto mondiale, e secondo me riesce discretamente nella sua impresa, portando una più che buona campagna, un lavoro grafico/tecnico mostruoso, e un multigiocatore che per quanto bello da vedere ma che per via di varie modifiche ha secondo me perso mordente rispetto a quello a cui la serie ci ha abituato.

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Perché sì:
Perché no:
  • Setting evocativo
  • Setting diverso dal solito
  • Campagna ben riuscita
  • Graficamente al top

 

  • Setting limitante
  • Rinnovi non ben riusciti
  • Mutigiocatore con qualche problema

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About the Author

Samuel Castagnetti

C'e' poco da dire, chi non sceglie Charmander come starter chiede arroganza, chi fa l'ingegnere su Guns of Icarus chiede arroganza, i programmatori di Asmandez pretendono che l'arroganza si abbatta su di loro. Non ho detto nulla di me stesso o forse, perche' mi arrogo il diritto di non farlo.