Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear – A volte ritornano

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Posted 25/04/2016 by in PC

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by RickyAll
Recensione

Quei quattro gatti che hanno il coraggio di leggere i miei pessimi articoli sanno fin troppo bene che adoro fare introduzioni prolisse, ricche di inutili digressioni ed improbabili similitudini. Per questa recensione però il mio modus operandi sarà radicalmente differente, considerando che il titolo che sto per trattare non ha bisogno di alcuna presentazione. Baldur’s Gate è probabilmente uno dei più celebri ed universalmente amati titoli di sempre, soprattutto da tutti coloro che sono cresciuti a pane e Videogiochi di Ruolo.

Questa perla del suo genere è stata in grado di far innamorare migliaia di persone (tra cui il sottoscritto) ai GDR. Il suo successo è ciò che mi ha fatto avvicinare alla oramai storica ambientazione dei Forgotten Realms, che tanto ha donato sia al panorama videoludico che al più giocato gioco di ruolo tabletop di tutti i tempi, Dungeons & Dragons. Baldur’s Gate è forse addirittura la trasposizione del celebre gioco di ruolo da tavolo meglio riuscita fino ad oggi, tant’è che i ragazzi della Beamdog, sviluppatore e publisher canadese fondato da ex membri BioWare (casa di sviluppo degli originali titoli dedicati ai figli di Bhaal), hanno ben pensato di restaurare questa pietra miliare del videogioco attraverso le sue Enhanced Edition.

Visto l’enorme successo, i developer candesi sono andati ben oltre: hanno creato un’espansione per un gioco che porta sulle spalle ben 18 anni, allo scopo di narrare le avventure dell’oramai leggendario Bhaalspawn avvenute tra la fine del primo capitolo e l’inizio del secondo. Ecco a voi Siege of Dragonspear, signore e signori. Per l’ennesima volta, la Costa della Spada ha bisogno di noi e, come al solito, la salveremo. Di nuovo.

Butt kicking for goodness!

Adoro l'odore di guano di pipistrello nei dungeon. Profuma di... vittoria.

Adoro l’odore di guano di pipistrello nei dungeon. Profuma di… vittoria.

Siege of Dragonspear, per la sua natura di espansione, necessita della Enhanced Edition del primo Baldur’s Gate per funzionare. Sicuramente starete pensando che ho appena scritto un ovvietà, ma non è così scontato come credete. Ci tengo molto a specificarlo non tanto per avvertire eventuali ritardatari che approcciano adesso questa saga che questo non è un titolo standalone, ma porre enfasi sul fatto che Siege of Dragonspear è, nelle sue meccaniche di gioco, esattamente identico al gioco di 18 anni fa. Nonostante le diverse migliorie nel comparto grafico, nell’interfaccia di gioco completamente messa a nuovo e tanto altro, rimane pur sempre un gioco che soffre di obsolescenza.

Siege of Dragonspear, detto in parole povere, non porta nulla di nuovo nel genere. Quest’espansione è un vero e proprio tuffo nel passato, con tutti gli aspetti positivi e negativi del caso. Sebbene mi abbia fatto enormemente piacere rincontrare personaggi iconici come Imoen, Minsc e soprattutto Boo, il nostro criceto spaziale gigante in miniatura preferito con l’odioso vizio di fregarsi per sé uno slot per l’utilizzo degli oggetti (squit!), ho purtroppo dovuto constatare che tanti degli elementi di gameplay di Baldur’s Gate oramai sono obsoleti e pesanti da mandar giù: backtracking come se piovesse, riposi di 8 ore ad ogni angolo per risparmiare risorse, sistema di combattimento lento e macchinoso.

Prima che mi azzanniate alla gola per aver pronunciato delle eresie, permettetemi di spiegare perché sto mettendo così tanta enfasi agli aspetti negativi di questa espansione: io amo questo titolo. È stato uno dei videogiochi che più ha segnato la mia infanzia, e sono grato sia alla BioWare che alla Beamdog per avermi donato centinaia di ore di divertimento. Ma, dalla prospettiva di un nuovo giocatore della saga, abituato a sistemi di combattimento molto più dinamici e moderni proposti dalla diretta concorrenza (leggasi Obsidian) potrebbe rimanere deluso dall’acquisto, considerando che per giocare quest’espansione è necessario sganciare una cospicua quantità di denaro. In sostanza: ricordatevi che questo è un gioco del 1998. Siete stati avvisati.

THAC0 is love, TACH0 is life.

THAC0 is love, TACH0 is life.

Fatte le dovute premesse, l’espansione non ve la potete perdere se siete hardcore fan della saga. Nonostante si sviluppi in maniera decisamente più lineare rispetto a quello che i due titoli principali della serie ci hanno abituato, considerate che parliamo di un’espansione, non di un terzo capitolo, vi sentirete assolutamente a casa. La visuale isometrica, tipica dell’epoca d’oro degli RPG ha subito un notevole miglioramento nell’angolo di visuale, rendendo molto più facile la comprensione dello spazio dietro agli ostacoli ambientali. La mappa è molto più facilmente fruibile, permettendo al giocatore di orientarsi meglio nelle districate aree di gioco. L’interfaccia di gioco mantiene lo scheletro di quella di 18 anni fa , ma ha uno stile molto più moderno e di più facile lettura sugli schermi ad alta risoluzione. Gli sprite dei personaggi sono stati anch’essi resi più godibili all’occhio, anche se rimangono decisamente spartani per gli standard moderni.

A parte le migliorie grafiche, questa espansione porta con sé non solo un nuovo arco narrativo, ma una nuova classe giocabile, lo Sciamano, nuovi NPC assoldabili nella propria squadra, ognuno con la propria storia e personalità, nuovi oggetti magici e tante ore di dungeon delving. Il gioco inoltre propone diversi livelli di difficoltà: dalla modalità Storia, dove i membri del vostro party sono letteralmente invincibili, alla modalità Legacy of Bhaal dove, in un certo senso, sono i nemici ad essere invincibili. Sebbene ritengo che la modalità Storia snaturi pesantemente la natura (e la bellezza) di un gioco che punta proprio sulla difficoltà tattica degli scontri che avrete con i mostri che popolano Faerûn, perlomeno è solo un opzione, che può essere semplicemente ignorata da noi che ci esaltiamo dinnanzi ad incontri apparentemente impossibili.

Che Tymora mi assista? Senti ciccia, io ammazzavo Lich con le mani legate dietro la schiena prima che ti programmassero. Lascia fare al maestro.

Che Tymora mi assista? Senti ciccia, io ammazzavo lich con le mani legate dietro la schiena ancora prima che ti programmassero. Lascia fare al maestro.

In conclusione, come avrete capito, Siege of Dragonspear altro non è che il gioco che tutti amiamo e portiamo nel cuore tirato a lucido e riproposto con una nuova campagna, che ho deciso di nominare solo marginalmente perché conosco fin troppo bene i giocatori di titoli di questo tipo: non mi avreste mai perdonato alcuno spoiler. Vi basti sapere che la storia è godibile, sebbene non arrivi ai livelli dei titoli originali (in particolare a quelli di Baldur’s Gate 2, ho ancora i brividi se ripenso al dialogo che il protagonista ha con Rielev).

Se pensate che questa recensione manchi di qualcosa, avete ragione: non mi sono soffermato, come mio solito, a descrivere gli elementi di gameplay che il gioco offre. Il motivo è molto semplice: avete un disperato bisogno di recuperare i capitoli originali della saga, dai quali Siege of Dragonspear ripropone ogni singolo elemento di gioco.. Fatelo il prima possibile, non ve ne pentirete.

Baldur’s Gate: Siege of Dragonspear è acquistabile nel negozio di Steam, su GOG.com e sul sito ufficiale del gioco al costo di 19.99 €.

Baldur's Gate Premi

Perché sì:
Perché no:
  • Effetto Nostalgia
  • Nuova Interfaccia
  • È sempre Baldur’s Gate

 

  • Meccaniche di gioco obsolete
  • Lineare rispetto ai capitoli principali
  • Tedioso Backtracking


About the Author

RickyAll

Al secolo Riccardo Allegretti (no, il mio nickname non significa Riccardo Tutto e sì, sono una persona molto fantasiosa). Videogiocatore quasi a 360 gradi, recensore a 720, persona a 1080p. Come avrete notato, ho molti talenti, ma non la simpatia. RPG Master Race!