A Bird Story: conosciamo il prossimo infelice

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Posted 08/11/2014 by in Linux

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YOH-OH!:

Adattissimo a chi ha apprezzato To The Moon dal punto di vista tecnico, è un anteprima di qualcosa di meglio (non disperate)
 

ARR!:

Non è longevo, il ritmo narrativo è discontinuo e il gameplay ne risente
 
by La Redazione
Recensione

Ricorderete tutti To The Moon, gioco osannato e odiato in ugual misura, in cui bisognava costruire una falsa memoria a Johnny, vedovo e ormai anziano, prima che morisse, per realizzare il suo desiderio di andare sulla luna e renderlo, in questo modo, felice (ci ho anche scritto un Appunto di Viaggio, tempo fa).
Ora Freebird Games è tornata con A Bird Story, un titolo breve e “di passaggio” che ci presenta il possibile futuro protagonista del sequel di To The Moon, il cui titolo viene rivelato solo a fine gioco.

Il nostro piccolo protagonista, affacciato al balcone, aspetta che noi decidiamo se iniziare o fuggire via dal gioco

Il nostro piccolo protagonista, affacciato al balcone, aspetta che noi decidiamo se iniziare o fuggire via dal gioco

Il gioco si apre con una piccola anticipazione in cui il tempo scorre all’indietro e noi dobbiamo recuperare i vari “fantasmi” mnemonici del protagonista. Dopo di che ci ritroveremo nel menù, col protagonista affacciato al balcone della sua casa che osserva il panorama della metropoli, e a un certo punto si tuffa a sbirciare tra le foglie di una pianta accanto a lui. È un ragazzino, non può avere più di 12 o 13 anni, e vive da solo: i genitori non si vedono mai, ma lui trova dei bigliettini sparsi per casa che loro usano per ricordargli del pranzo in frigo o di prendere l’ombrello quando piove. È appassionato di volo, tanto che non perde occasione per costruire piccoli aerei di carta che si diverte a lanciare in giro, e non ha amici. Un giorno di pioggia, mentre torna a casa, sente un rumore in una radura. Gli alberi si spostano (sì, avete letto bene: gli alberi si spostano a seconda della strada che il protagonista deve fare) per farlo entrare nella radura e lì scopre che un tasso sta tentando di acciuffare un povero passerotto. Lui lo salva, ovviamente, e il volatile si intrufola nel suo zaino. Da quel momento diventeranno amici inseparabili e il gioco prenderà un piega decisamente delirante.
Andiamo con ordine, iniziando dagli spazi di gioco. Ce ne sono tre costanti, la scuola, il parco e l’appartamento col balcone, e tre “aggiuntivi”, la clinica veterinaria, il supermercato e il mondo “intero”. I primi tre si compenetrano e si sviluppano in modo casuale e non proprio realistico, facendo sparire muri, strade e interi palazzi o addirittura la gravità, mentre i secondi appaiono come per magia nelle situazioni in cui servono. La prima cosa che il protagonista farà, infatti, sarà portare il piccolo pennuto ferito da una veterinaria, la cui clinica si trova nel parco e ci verrà svelata dagli alberi (questi alberi che zampettano in giro, che birbanti!).

L'incontro fortuito

L’incontro fortuito

La dottoressa chiederà il nostro aiuto per trovare gli oggetti che le servono per fasciare l’aluccia ferita, e noi dovremo girare per l’ambulatorio, cercare e consegnarle quel che chiede, senza mai parlare. Ci recheremo poi al supermercato una volta, casualmente, per comprare il pane per il nostro piccolo amico, e conosceremo il terzo luogo “aggiuntivo” quando il piccolo pennuto avrà nostalgia della sua mamma e noi svuoteremo un libro intero per costruire l’enorme aereo di carta che ci porterà su delle isole nel cielo (ognuna in rappresentanza delle varie latitudini terrestri) in cui dovremo chiedere notizie di mamma pio.
Il ritmo narrativo va a singhiozzi. In alcune fasi del gioco ci si deve limitare a osservare la schermata che scorre lateralmente, in altre ci viene chiesto di premere determinati tasti per far volare l’aereo, accendere le luci o sbriciolare il pane e in generale interagire con gli oggetti. I dialoghi, come mostra la scena dell’ambulatorio, sono inesistenti: i personaggi in gioco si esprimono con gesti ed espressioni, attraverso delle icone all’interno di piccoli fumetti quadrati (ricordate quelli di To The Moon?) oppure con dei punti interrogativi ed esclamativi che appaiono sulle loro testoline. La grafica e la musica che accompagna il gioco, come è facile intuire anche dal trailer, sono in tutto e per tutto identiche al precedente titolo.

Una delle isole sulle quali cercheremo la mamma del piccolo pennuto

Una delle isole sulle quali cercheremo la mamma del piccolo pennuto

Una cosa che vale la pena notare nel gioco sono le citazioni, tre per la precisione (ma nella mia ignoranza potrei essermene persa qualcuna): la prima è un riferimento a Mary Poppins, quando il nostro protagonista si getta giù dal balcone con un ombrello aperto, per dare al suo amico pennuto l’illusione di volare; c’è poi una breve allusione a Scooby Doo e Super Mario, uno di seguito all’altro, quando, la veterinaria e la professoressa inseguono il protagonista che si rifiuta di tenere ricoverato il sempre presente pennuto.
Pensavate che le stranezze fossero riservate allo spazio? Sbagliato! Tutti i personaggi hanno qualcosa di davvero “speciale”, e si comporteranno in modo sconcertante per tutto il tempo: il nostro pennuto giocherà come un cagnolino, la professoressa (di matematica) insegnerà equazioni con i gatti e la veterinaria è una stalker che si spingerà sino all’appartamento del protagonista per recuperare il pennuto. Inoltre nessuno di loro ha un viso.
Tuttavia, tutto questo ambaradan sembra avere un senso. Gli sviluppatori, infatti, hanno preannunciato che il gioco sarebbe stato un mix di memorie, realtà e immaginazione del piccolo protagonista, quindi un po’ si possono perdonare alcune decisioni riguardanti la narrazione, i comportamenti dei personaggi e lo spazio-tempo. Quel che non è chiaro, e che non capisco, è il motivo per cui è stato creato un gioco così breve (84 minuti, perchè mi son distratta spesso, mi sono stati sufficienti per finirlo, altrimenti il gioco dura un’ora) e monco in alcune parti solo per la presentazione di un personaggio, né per quale motivo gli sviluppatori si siano sentiti in dovere di tradurre le due opzioni del menù in 11 lingue, quando sarebbero stati sufficienti l’inglese e il giapponese, vista l’assenza di dialoghi verbali.

Il ragazzino e il suo piccolo amico passano molto tempo a giocare nel parco, anche con dei piccolo aerei di carta

Il ragazzino e il suo piccolo amico passano molto tempo a giocare nel parco, anche con dei piccolo aerei di carta

Ecco, mi chiedo, perchè non inserire tutto nel secondo episodio della serie, ricavandone un gioco con una narrazione lineare e completa e con un gameplay comprensibile?
Nel frattempo, sappiate che questo “assaggino” è acquistabile su Steam singolarmente al prezzo di 4,29€ oppure a 5,99€ insieme alla soundtrack.

A Bird Story Premi


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La Redazione

Pixel Flood è una giovane realtà italiana impegnata nel settore videoludico. Siamo una redazione sempre in crescita, che si occupa principalmente di videogiochi (ma senza disdegnare boardgame e giochi di ruolo) con una particolare attenzione al panorama indie italiano. Crediamo che il valore di un gioco non debba essere espresso da numeri inflazionati: per questo nelle nostre recensioni diamo medaglie e non voti.