Labyrinth – Dove tutto è possibile (se i dadi collaborano)

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Posted 09/11/2017 by in dV Giochi

Editore:
 
 
Numero Di Giocatori:
 
Tempo Di Gioco:
 
Età Suggerita:
 
by Sara Porello
Recensione

«Con rischi indicibili e traversie innumerevoli io ho superato la strada per questo castello oltre la città dei Goblin, per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande. Non hai alcun potere su di me!»

Circa un anno fa, dV Giochi pubblicava la versione italiana di Labyrinth, il gioco da tavolo ispirato al celebre film di Jim Henson. Dopo rischi indicibili e traversie innumerevoli, sono riuscita a mettere le mani su questo titolo, e l’ho provato per voi.

I materiali di gioco al completo.

Labyrinth è un boardgame collaborativo in cui i giocatori dovranno unire le forze per superare il labirinto e le sue trappole, arrivare nella Città di Goblin ed entrare nel Castello di Jareth, il Re dei Goblin. Qui dovranno sconfiggere il Jareth in persona, dando così modo a Sarah di salvare Toby, il suo fratellino, in precedenza rapito dal Re; per fare questo, avranno a disposizione 13 ore – ossia 13 turni – proprio come nel film.

I nostri eroi – Sarah, Gogol, Sir Didymus e Bubo – interpretati dai giocatori, dovranno percorrere il labirinto, muovendosi sulle caselle che compongono la mappa, e superare una serie di prove; il malvagio Jareth (o forse dovrei dire il meraviglioso David Bowie), farà di tutto per ostacolarli. Ogni eroe ha dei diversi valori di Velocità, Forza e Ingegno, che sono rappresentati da dadi che hanno da 4 a 20 facce. Più numerose sono le facce del dado, più un personaggio avrà la possibilità di ottenere un numero elevato in una determinata prova, e quindi di superarla. Infatti, ogni volta che un personaggio termina il movimento su una casella, dovrà affrontare la prova corrispondente, descritta sulla carta appena pescata o sulla carta che si trova già su quella casella. I personaggi possono muoversi in solitudine o insieme, e in genere la seconda opzione è preferibile, in quanto ci sono maggiori possibilità di superare le varie prove. L’unione fa la forza.

Il tabellone allestito.

Proprio queste meccaniche così legate al tiro di dadi rappresentano, a mio avviso, una delle criticità del gioco. Spesso infatti l’esito dei movimenti, nonché delle prove, viene deciso da un singolo tiro di un singolo dado; inoltre, si aggiunga a ciò che i modificatori sono praticamente nulli, non c’è modo di aumentare le proprie possibilità di successo grazie a oggetti che consentono un upgrade del dado o l’aumento del numero di dadi da tirare, né modificatori da sommare al risultato del dado. Tutti gli aspetti del gioco si riducono, sostanzialmente, al tiro dei dadi, senza lasciare spazio alla strategia e alla pianificazione.

I materiali di gioco sono curati e ben fatti, e ogni aspetto del tabellone, delle carte e delle miniature rimanda al film, creando un effetto nostalgia e facendo sì che il gioco sia realmente apprezzabile solo da chi il film lo ha visto, e amato. Ma, siamo sinceri: c’è davvero qualche nerd che non abbia visto un tale film cult? La qualità dei materiali, comunque, non giustifica l’alto prezzo a cui il gioco viene venduto.

La brevità delle partite e la scalabilità sono due aspetti decisamente positivi. Le meccaniche semplici e la presenza di un numero massimo di turni fanno sì che le partite non siamo mai più lunghe di una quarantina di minuti. Inoltre, il gioco è usufruibile da 1 a 5 giocatori; nel caso di partite da 1 a 4 partecipanti, i giocatori si spartiranno i quattro personaggi principali (se si gioca da soli li terrà tutti l’unico partecipante) e Jareth verrà controllato dal gioco stesso; nel caso di partite a 5 partecipanti, il quinto giocatore controllerà Jareth e tirerà tutti i dadi dei nemici e del “labirinto”. Il gioco si presta molto anche ad essere fruito dai neofiti, per via delle sue meccaniche semplici e della sua struttura simile al classico gioco dell’oca.

La fase finale del gioco: l’ingresso nella Città di Goblin.

In sostanza, questo gioco può piacere solo perché è “il gioco di Labyrinth”, ma se non fosse così legato al film e non andasse a toccare le corde della nostalgia, se si considerassero solo le meccaniche, sarebbe del tutto trascurabile. Però noi nostalgici siamo fatti così: ci basta poco per emozionarci, e Labyrinth, quel poco, ce lo dà eccome. Consigliato ai cultori del film, ma il prezzo pieno è, a mio parere, eccessivo per quello che il gioco realmente offre.

il film

Perché sì:
Perché no:
  • Buon adattamento del film
  • Ottima scalabilità

 

  • Dipendente dal tiro di dado


About the Author

Sara Porello
Sara Porello

Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro.Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.